Mentre dalle parti nostre l’attenzione italica era tutta rivolta verso la riviera ligure, tempio di mezzo inverno della musica italiana e, giusto per rimanere nel campo dei suoni, la politica nostrana scopriva che il “bau bau” (di Disneyniana memoria) era il più fashion tra i mezzi di comunicazione, oltre i confini patri, a quanto pare, non stanno a pettinar bambole, manco per scherzo.
E così finisce che Mosca attacca l’Italia e Washington l’Europa.
La portavoce del ministero degli esteri russo, Maria Zakharova, ha attaccato Sergio Mattarella, perché la scorsa settimana, in un discorso all’università di Marsiglia, aveva paragonato la Russia alla Germania nazista per l’aggressione all’Ucraina.
L’ira russa contro il nostro Presidente è stata feroce e le sue parole sono state definite oltraggiose e addirittura blasfeme.
Da parte del gigante americano invece piovono strali contro l’Europa per bocca del vice di Trump Vance che, al vertice di Monaco sulla sicurezza, ne ha menate per menarle.
“Censurate il popolo e non fermate i migranti”, e poi “hanno paura”, i governi occidentali, “della libertà di espressione e scappano di fronte ai loro elettori. Di fronte a tribunali che cancellano elezioni (il riferimento è al secondo turno delle Presidenziali in Romania, ndr ), dobbiamo davvero interrogarci” concludendo poi Vance con la frase “che in Gran Bretagna e in tutta Europa, temo, la libertà di parola sia in ritirata. E sfortunatamente, quando guardo l’Europa oggi, a volte non è così chiaro cosa sia successo ad alcuni dei vincitori della Guerra fredda”.
Siamo al delirio.
Diciamocelo francamente, la guerra delle bombe della prima metà del ‘40, che fu sostituita dalla guerra fredda delle minacce degli anni ’60, oggi è divenuta la guerra delle parole.
Ed è difficile negare questa evidenza. E le parole sono segnali, forti, pesanti, di quel che succederà.
Una cosa è certa. Con Trump gli Stati Uniti non sono più il gigante buono amico dell’occidente.
Se oggi scoppiasse un conflitto, come è stato quello delle due guerre mondiali, non interverrebbero manco per sbaglio.
Anzi, il disegno è chiaro, stringere un patto di acciaio tra Washington e Mosca per frantumare l’Europa, alimentare le sue divisioni, riempirla di fragilità, toglierle consistenza, per poi giocarsi la partita del mondo a due.
Credono loro.
Invero tutte le partite delle potenze mondiali si sono giocate in Africa: Il continente più ricco e meno sfruttato del pianeta.
Ecco: lì il controllo è ormai prevalentemente cinese.
Per ora. Poco tempo e quel “prevalentemente” si trasformerà in “totalmente”.
Auguri.
Nel frattempo i sovranisti europei e italiani tifano ora guardando a Trump ora a Putin.
Sperano che sulla loro onda il consenso si rivolga a loro?
Poveri illusi.
A Trump, che dice “prima gli americani”, non frega proprio niente di Salvini che urla “prima gli italiani”.
Sono ruggiti di leone contro un gracchiare da cornacchia.
I sovranismi sono una serie di egoismi, e i più deboli perderanno sempre.
Allora il buon Matteo, devoto ad Alberto da Giussano e non alla Madonna, faccia uno sforzo per essere una volta tanto intelligente e manifesti la sua solidarietà a Mattarella, che sino ad ora è stato l’unico a non farlo.
A proposito.
Questo è il link per leggere il testo integrale del discorso del Presidente che ha fatto tanto infuriare Putin.

