Di Alessandro Palumbo
Sono passati 25 anni dalla morte del leader socialista Bettino Craxi, quest’anno la ricorrenza ha visto l’uscita di tre libri che ne ricordano la figura.
Vale la pena di segnalare, tra i tre, il libro a cura di Andrea Spiri (Bettino Craxi lettere di fine repubblica, ed. Baldini e Castoldi), una raccolta di lettere scritte e ricevute dal leader socialista, un insieme di documenti che ricostruisce l’ultimo periodo della prima repubblica attraverso le parole dei suoi protagonisti.
Vale anche la pena di segnalare la lettera del Presidente Mattarella che nel ricordare la figura di Craxi ne riconosce i meriti nella trasformazione del nostro Paese-
Ma quello che ogni anno appare come il più grande paradosso, paradosso che questo anno è ancora più evidente, è che uno dei più importanti leader della sinistra europea, viene ricordato dalla destra, mentre la sinistra ancora non riesce e non vuole fare i conti con la storia di Craxi.
Ad Hammamet c’erano il vicepresidente del consiglio, Tajani, (monarchico) e il presidente del senato, La Russa (destra estrema per non dire altro), mentre gli esponenti della sinistra non solo non c’erano, ma hanno fatto passare in silenzio la ricorrenza (ad esclusione del minuscolo partito socialista e di qualche circolo culturale di ispirazione socialista).
Un paradosso che ha due enormi criticità: da un lato l’enorme ipocrisia di una destra che nel periodo di Mani Pulite era forcaiola e che ha contribuito non poco alla demonizzazione di Craxi, l’allora MSI era sempre in prima linea con la Lega e con il supporto organico delle tv berlusconiane. Il comportamento odierno non rinnega quel passato, ma è solo una operazione di facciata nella speranza di acquisire qualche consenso, facendo leva sulla cattiva coscienza della sinistra PCI e democristiana di sinistra.
Ma la cultura di questa destra nulla ha a che fare con il socialista Craxi, con la sua visione aperta e liberale della società, con la sua attenzione ai corpi intermedi, con il suo amor di Patria che era sempre un amore che guardava all’Europa e non si rinchiudeva negli spazi angusti di un sovranismo velleitario.
Ma la più grande criticità è sicuramente a sinistra, dove si continua a non voler fare una riflessione profonda sul periodo craxiano e su quello che è successo con Mani Pulite.
I reduci del Partito Comunista e della sinistra democristiana se vogliono proporsi seriamente alla guida del Paese, vincere le elezioni convincendo quel 50% che non vota, prima o poi dovranno ammettere che negli anni 80 l’innovatore fu Craxi e che il conservatore fu Berlinguer, dovranno riconoscere che il torto era di Berlinguer, e prima ancora di Togliatti, che nel giusto era Saragat e poi Nenni e quindi Craxi.
Questa non è solo una operazione di verità storica, ma una vera e propria rivoluzione culturale che fa i conti con un Paese avanzato, complesso, moderno, uscito però violentato dalla stagione degli anni 92/00.
La volgare operazione che hanno tentato per anni i reduci del PCI di espellere Craxi dalla storia della sinistra, considerandolo un accidente passeggero, è fallita, Craxi è nel solco della migliore tradizione di sinistra, quella di Gonzales, Soares, Mitterand, Brandt, ha anticipato il new labour di Blair.
Una storia di sinistra vincente che ha cambiato in meglio l’Europa, che si confronta in Italia con una sinistra perdente che anzichè leggere Rosselli rilegge Gramsci (riscoperto anche dal ministro Giuli), che anzichè confrontarsi con i temi della sicurezza, della efficienza, del lavoro, insegue slogan, che anzichè seguire una politica internazionale chiara fieramente occidentale pur nella propria autonomia si muove con una ambiguità che ricorda il terzomondismo.
Il giorno in cui Schlein andrà ad Hammamett a pronunciare parole simili a quelle usate da Mattarella lo shock per la base del PD potrebbe essere forte, ma sarà uno shock benefico, sveglierà da un torpore e forse creerà una alternativa di sinistra occidentale riformatrice e socialista liberale.
“C’è bisogno di cose semplici e chiara, perchè la gente non ha tempo da perdere”
Bettino Craxi


1 commento
Posso convenire con l’estensore di queste righe, laddove ipotizza che nella eventualità di un’andata della Schlein ad Hammamet, semmai dovesse accadere, “lo shock per la base del PD potrebbe essere forte”, ma non riesco a seguirlo nel prevedere che sarebbe “uno shock benefico, sveglierà da un torpore e forse creerà una alternativa di sinistra occidentale riformatrice e socialista liberale”.
Mi sbaglierò, ma la base PD che io conosco non mi sembra affatto disposta a mettersi in discussione, e resta ancora profondamente antisocialista, e dovrebbe pertanto fare una inversione di marcia che a me pare molto improbabile, e irrealistica, perché significherebbe sconfessare una linea politica praticata per decenni, e che ha dato l’idea di essere “impermeabile” (e autoreferenziale).
Riguardo al recarsi della destra ad Hammamet, ognuno è ovviamente libero di qualsivoglia supposizione in ordine alle ragioni che hanno portato a tale presenza, compreso il vederla come sola “operazione di facciata nella speranza di acquisire qualche consenso”, ma sta di fatto che la partecipazione c’è stata, e le azioni per solito contano (il negarlo mi sembrerebbe francamente un errore).
Paolo Bolognesi 25.01.2025