Qualcuno potrebbe storcere il naso, specie tra i socialisti.
Che ci fa un Papa nel regno dei ricchi, anzi degli straricchi e non è tra i poveri, tra i popoli del terzo mondo, che soffrono e penano ogni santo giorno della loro esistenza.
Evidentemente non è solo l’incontro tra i due più piccoli stati del pianeta anche se “i piccoli fanno la storia” ha detto in perfetto francese Papa Leone alla folla dal balcone del Palazzo del Principe affiancato dal Principe Alberto e dalla Principessa Charlene onorata dal privilegio del bianco.
E’ stato il primo dei suoi quattro discorsi nella sua visita monegasca.
Ma tre sono stati i messaggi del Pontefice che ha pensato giustamente che il modo migliore per aiutare i poveri è andare tra i ricchi per fare certi discorsi e lanciare certi insegnamenti.
“Affacciata sul Mediterraneo e incastonata fra Paesi fondatori dell’unità europea, la vostra terra ha nella propria indipendenza una vocazione all’incontro e alla cura dell’amicizia sociale, oggi minacciati da un diffuso clima di chiusura e autosufficienza”.
“Siete uno stato con una comunità fortemente cosmopolita dove la minoranza sono proprio i monegaschi e la maggioranza sono persone giunte da tutte le parti della terra mondo, e tutti trovano accoglienza e ospitalità nell’amore e la concordia tra le genti”.
E come non leggere in queste parole, parlando a un piccolo stato che però ospita oltre 150 nazionalità diverse, un’accusa alla discriminazione e un esempio e un monito per il mondo, specie quello che chiamiamo civilizzato, per ricordare che il pluralismo etnico è il futuro dell’umanità e l’unico linguaggio per accoglierlo è l’integrazione.
Poi il richiamo alla pace.
“Il dono della piccolezza e un’eredità spirituale viva impegnano la vostra ricchezza a servizio del diritto e della giustizia, specie in un momento storico in cui l’ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace”.
Infine il monito a combattere la povertà.
“Affido al principato di Monaco l’impegno a diffondere la dottrina sociale della chiesa, nell’anniversario della Rerum Novarum (la famosa enciclica sociale di Leone XIII). La ricchezza è un talento che va redistribuito per dare a tutti una vita migliore”.
Ecco perché Leone IVX è tra i ricchi, ecco perché, come Francesco che fece il suo primo viaggio apostolico nel ricchissimo Lussemburgo, il Papa americano è volato tra il lusso e l’ostentazione, perché probabilmente il modo migliore per aiutare i poveri non è solo andare tra loro a commiserare la loro povertà ma andare tra i ricchi spronandoli a redistribuire le loro sostanze.
E poi la lentissima marcia verso la cattedrale per fermarsi, quasi ad ogni passo, ad abbracciare e benedire i bambini che gli venivano offerti tra la folla.
I socialisti sono laici, a volte anticlericali, ma diciamocelo francamente Papa Leone, nel solco di Francesco ma più di Francesco, oggi è l’unico che, con ragionato e lucido messaggio, spinge, sprona e ammonisce con grande determinazione per l’affermazione di quei valori di pace, eguaglianza e fraternità che sono anche valori socialisti.

