Ovviamente l’aveva invitato, a gennaio prima dei noti scazzi tra i due.
Per un tronfio come Trump sarebbe stato il massimo avere il Papa, il primo Pontefice americano, che andava a partecipare alla sua kermesse per il 4 luglio, la più importante festa americana, quella per l’indipendenza.
Ma Prevost aveva già detto no.
Un no che poi si era rafforzato dopo gli eventi della primavera.
E invece è andata a finire con il Presidente Usa, Donald Trump, da Washington e il primo Papa statunitense, Robert Francis Prevost, dall’isola di Lampedusa.
Due leader e due modi opposti di celebrare il 4 luglio, l’Independence Day, la festa americana per eccellenza, arrivata al suo 250° anniversario.
Erano distanti “mille miglia” ma è stato difficile non intravedere un dialogo (critico) a distanza. Quelle del Papa sono state parole nelle quali è stato impossibile non leggere un messaggio sì universale ma con un destinatario preciso.
Quel presidente americano protagonista di arroganze (Groenlandia) di guerre (Iran), aggressioni (Venezuela) e di politiche improntate su discriminazioni, muri, limiti, restrizioni. Proprio il 4 luglio, nell’Independence Day, il Papa ha compiuto la sua visita pastorale a Lampedusa, l’isola approdo delle barche dei disperati che attraversano il Mediterraneo.
Un gesto dal fortissimo valore simbolico, con cui il Pontefice riporta il Mediterraneo e il dramma delle migrazioni forzate al centro della Chiesa e della comunità internazionale, con precise accuse, ai grandi della Terra, non solo agli Stati Uniti.
La visita del Papa era stata tra l’altro preceduta da quel messaggio di auguri all’America, «sinonimo di libertà», una nazione «plasmata dal contribuito dei suoi migranti».
“Questo è un luogo in cui, più delle parole, parlano i gesti”, ha detto il Papa dal molo Favaloro, ora intitolato a Papa Francesco.
Era nel punto più a sud del continente, dove poi ha incontrato una famiglia di migranti, tenendo per mano i due
bimbi, prima di spostarsi fuori dal cimitero di Lampedusa, dedicato proprio ai migranti e alla memoria delle tragedie del mare dove ha guardato l’orizzonte dopo aver attraversato la Porta, rivolta verso la Libia.
“Il Vangelo è muto se non c’è accoglienza e dialogo” ha detto durante l’omelia, e “il mare ha accolto gli altri, quelli che non ce l’hanno fatta a giungere dove speravano. Avvertiamo però la loro presenza, che ci interpella non meno di quanti sono sbarcati, bisognosi di attenzione e di soccorso”. Era la messa al campo sportivo di Lampedusa.
“C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo”, ha concluso, “e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”.
Dall’ultimo lembo d’Europa, il Papa ha anche lanciato un appello all’Unione europea, ai leader, ai governi.
“Da qui, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. L’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo» per «accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti” e “nello stesso tempo lavorare per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare”.
Dall’altra parte del mondo, Donald Trump, ha lanciato le celebrazioni del 4 luglio con i suoi toni vagamente farneticanti.
“L’Europa”, ha detto, “sta imparando che quando si accolgono criminali del Terzo Mondo, si diventa un Paese del Terzo Mondo”.
Qualche ora prima Trump aveva puntato sull’identità americana, definita “sotto un nuovo attacco di radicali ed estremisti interni”.
Con toni da maccartismo sfrenato Trump ha evocato il rischio del comunismo. “Il Partito comunista è composto da immigrati clandestini, criminali e da chiunque non debba lavorare. Il comunismo è un fallimento. Lo è sempre stato e lo è tuttora. Guardate le persone che lo promuovono. Dichiariamo e giuriamo che l’America non sarà mai un Paese comunista”.
In America, ormai sempre più poco favorevole al Presidente, non sono mancate le critiche per una festa con una forte “impronta trumpiana”.
Dopo le tensioni delle ultime settimane, è poi arrivato un messaggio
Dall’Italia è stato distensivo il messaggio di protocollo del Quirinale.
“In un frangente storico segnato da sfide senza precedenti”, ha scritto Mattarella, “per l’umanità è essenziale che Washington e Roma, anche nell’alveo dell’Alleanza Atlantica, continuino a lavorare insieme a favore di pace, sicurezza e prosperità per i rispettivi popoli e per il mondo intero”.
Il mondo della politica italiana ha riservato i commenti al discorso del Papa.
La Lega ha espresso “apprezzamento”, per il richiamo alla necessità di lavorare affinché nessuno sia costretto a partire.
Dall’opposizione, Nicola Fratoianni, per Avs, ha detto che “ci vuole una faccia tosta incredibile, come quella della destra, nel riuscire a dire che le parole del Papa da Lampedusa trovano una ricaduta nelle scelte della Ue e del governo”.
Infine il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha sottolineato di voler fare suo «l’invito del Papa», anche se «il governo apre le porte in maniera sostenibile e regolata”.


1 commento
Trump ci mette sul chi va là: ha in mente la fine che hanno fatto i “nativi americani” dopo l’arrivo dei migranti sudditi degli imperi e dei regni d’Europa…..