di Maurizio Ballistreri
Nel 1978 Lucio Dalla cantava “…la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce anche gli uccelli faranno ritorno. Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno, anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno”: fuori dalla metafora al confine della realtà di una canzone che è un vero e proprio testo poetico tra le ombre di Edgard Allan Poe, il verismo, l’ermetismo, il futurismo il postmoderno letterario, ispirata da un’onirica visione quasi da veggente, per “L’anno che verrà” gli italiani vorrebbero dalla loro classe politica alcune cose di buon senso. Non nuove leggi ma abrogazioni di pessimi provvedimenti in primo luogo quelli contro il lavoro. E poi misure a favore dei disoccupati, dei pensionati al minimo, dei piccoli imprenditori strozzati dalle tasse e dalla burocrazia, del Mezzogiorno, mentre avanza l’incubo dell’ulteriore crisi dei consumi delle famiglie e della cesura tra Nord e Sud del Paese in conseguenza dello scellerato disegno di legge dell’autonomia differenziata tra le regioni.
Naturalmente, il pensiero corre al socialismo italiano. Ma perché non si promuovono gli Stati Generali del socialismo italiano, per costruire quel “socialismo largo” di cui parla un leader della storia socialista come Rino Formica; un socialismo largo che pure esiste nel nostro Paese – che in Sicilia Psi, Liberalsocialisti per l’Italia e Socialdemocrazia stanno tentando di costruire – di cui la politica e i cittadini abbisognano. Associazioni, fondazioni, personalità, intellettuali, dirigenti di organizzazioni sindacali e della rappresentanza sociale e soprattutto giovani, tutti impegnati a ricostruire una forza politica coerentemente legata alla tradizione del socialismo democratico italiano ed europeo, quest’ultimo prima della deriva liberista e blairiana degli ultimi anni.
E’ sempre attuale il monito lasciatoci da Pietro Nenni all’alba degli Anni ’80 del ‘900 sulle colonne di Mondoperaio, proprio durante una delle ricorrenti divisioni del Psi: “Tutto è in questione, tutto è posto di fronte all’alternativa di rinnovarsi o perire”.

