Tra la fine di dicembre 1923 e l’inizio di gennaio 1924 si assiste a una polemica tra l’Avanti! e La Giustizia settimanale su quale partito è da considerarsi effettivamente socialista e chi no. Tutto nasce dalla proposta di Prampolini di cambiare nome al PSU, il partito nato nell’ottobre 1922, quando al Congresso di Roma i massimalisti-comunisti di Serrati vollero l’espulsione dei riformisti e dei centristi per poter aderire alla III Internazionale. Se Prampolini è convinto che quella denominazione allora aveva un senso perché nel PSU potevano ritrovarsi tutti i socialisti fedeli a quanto deliberato al Congresso di Genova del 1892, ora ha perso la sua funzione e dunque va sostituita. “Ciò che ci distingue dai comunisti e dai massimalcomunisti è la nostra fedeltà al metodo democratico…il vero ed esatto nome del nostro partito è: Partito Socialista Democratico Italiano”. Forte di questa considerazione Prampolini, nel suo articolo del 30-12-1923 avanza formale proposta alla Direzione nazionale di cambiare nome al partito. È convinto che tale operazione consentirà al partito di Turati e di Matteotti di chiarire molti equivoci e aiuterà a individuare meglio la specifica linea politica del partito.
L’Avanti!, organo del partito massimalista entra nel merito della proposta di Prampolini, dichiarandosi d’accordo con lui anche perché è giunto il tempo di fare chiarezza per non ingannare più il proletariato. Tutti devono fare questa distinzione: I social-democratici con i social-democratici, i socialisti con i socialisti, i comunisti con i comunisti.
Prampolini sulla Giustizia del 6 gennaio 1924 trova questa suddivisione incompleta, superficiale e non rispondente alla realtà. La esclusione dalla corrente socialista dei social-democratici e dei comunisti per includervi solo i massimalisti risulta ridicola.
L’Avanti! dimentica, secondo Prampolini, “che i socialisti sebbene concordi nel fine della proprietà collettiva dei mezzi di produzione, sono divisi fra loro circa il modo di realizzarlo. Da qui nascono i diversi partiti.
Per rendere ancora più chiaro il suo ragionamento, Prampolini propone la seguente distinzione: “Ci sono i socialisti anarchici, fautori della rivoluzione violenta, ma amanti della libertà fino a sognare una società senza Governo; i socialisti bolscevici o comunisti, essi pure rivoluzionari come gli anarchici, ma anti-libertari ed autoritari fino a propugnare la dittatura del loro partito; i socialisti democratici, cioè ossequienti al principio della sovranità popolare, che non pretendono di imporre il socialismo con la violenza, ma affermano che esso può attuarsi solo per gradi ed in proporzione del consenso e della cooperazione della maggioranza; i socialisti massimalisti-prodotto italo-russo di questi ultimi- che sono la quintessenza della confusione e dell’equivoco, perché dicono d’essere rivoluzionari ma non se la intendono né con gli anarchici, né coi bolscevichi; dicono di volere la dittatura del proletariato ma sono in asprissima lite con Mosca; dicono di avere rispetto per l’elevazione delle masse e il loro diritto di autogoverno…e viceversa declamano contro la democrazia!”.
Poco tempo dopo ci saranno le elezioni politiche, il rapimento e l’uccisione di Matteotti, l’Aventino, lo scioglimento dei partiti antifascisti e l’esilio di molti suoi dirigenti, che imporranno altre priorità. La proposta del cambio del nome al partito sarà pertanto accantonata. Verrà ripresa da Saragat solo nel 1947, dopo la scissione di Palazzo Barberini e una breve parentesi come PSLI (Partito Socialista dei Lavoratori Italiani).


2 commenti
Vorrei ricordare che sull’argomento esiste anche un trattato in 2 volumi dello scrittore reggiano Nicomede Bianco, intitolato “Vicende del mazzinianismo, dal 1832 al 1854, edito a Savona nel 1854 .
correggo il nome dell’ autore di sopra
Nicomede Bianchi (Reggio Emilia 17.09.1818 – Torino 6.02.1886.