In Italia l’abuso d’ufficio è stato cancellato dal Codice penale nel 2024 con la giustificazione di ridurre la cosiddetta “burocrazia difensiva” e garantire maggiore certezza giuridica, ma questa scelta ha lasciato un vuoto normativo evidente, privando il sistema di uno strumento essenziale per colpire gli abusi di potere che non rientrano nelle fattispecie di corruzione o concussione.
È importante distinguere questo reato dalla legge “Spazzacorrotti”, approvata nel 2019 dal governo Conte, che non era una singola fattispecie penale ma una riforma organica volta a rafforzare la lotta alla corruzione: introdusse nuove possibilità di intercettazioni, operazioni sotto copertura, inasprì le pene e limitò i benefici penitenziari per chi commetteva reati contro la pubblica amministrazione. La “Spazzacorrotti” è dunque ancora in vigore e rappresenta un impianto normativo complessivo, mentre l’abuso d’ufficio era un articolo specifico del Codice penale, abrogato dal governo Meloni.
Proprio mentre Roma decideva di smantellare questa fattispecie, a Bruxelles il Parlamento e il Consiglio europei hanno trovato un accordo politico sulla nuova direttiva anticorruzione che introduce il reato di “Esercizio illecito di funzione pubblica”, una fattispecie che di fatto corrisponde all’abuso d’ufficio e che gli Stati membri saranno obbligati a recepire entro due anni.
La direttiva nasce con l’obiettivo di uniformare la lotta alla corruzione in tutta l’Unione, rafforzare gli strumenti investigativi e garantire che nessun Paese diventi un porto franco dell’illegalità.
È un paradosso politico e giuridico: l’Italia ha scelto di cancellare il reato, ma l’Europa impone di reintrodurlo, e lo fa in un momento simbolicamente dirompente, segnato da scandali che hanno travolto figure di primo piano delle istituzioni comunitarie, come dimostra il caso del “Qatargate” che ha scosso il Parlamento europeo.
La credibilità del nostro Paese, un tempo lodato per la legge “Spazzacorrotti”, rischia ora di apparire compromessa, e la direttiva europea diventa uno schiaffo che costringe il governo a tornare sui propri passi. In questo scenario, la domanda non è se il nuovo reato sostituirà l’abuso d’ufficio, ma quando e con quale imbarazzo l’Italia dovrà piegarsi all’obbligo europeo, dimostrando che la scelta di abolirlo non era una semplificazione ma un arretramento nella tutela della legalità.
Angioletta Massimino


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BRAVISSIMA1 MA PURTROPPO NON ESISTE VERGOGNA PER ALCUNI