Crescono sulle pareti del reattore. Funghi neri, pieni di melanina. Siamo a Chernobyl, famigerato epicentro del disastro nucleare. Gli scienziati hanno scoperto questi gruppi unici di funghi neri, noti come Cladosporium sphaerospermum e Cryptococcus neoformans. A differenza dei funghi tipici, questi organismi non solo sono sopravvissuti alle elevatissime radiazioni, ma sembrano perfino prosperare grazie ad esse.
Uno dei primi studi risale al 2007. Allora si documento’ come il fungo cresca fino a tre volte più rapidamente quando esposto a forti livelli di radiazione, rispetto a un ambiente sano. In laboratorio il Cladosporium non solo tollera la radiazione, ma la sfrutta come un vero e proprio nutriente.
Questi cosiddetti “funghi radiotrofici” contengono alti livelli di melanina, il pigmento presente anche nella pelle umana.
I ricercatori hanno osservato che la loro melanina non si limita a proteggerli dalle radiazioni, ma assorbe attivamente le radiazioni ionizzanti, come i raggi gamma. Una volta assorbite, le converte in energia potenzialmente utilizzabile, grazie a un processo simile a quello eseguito dalle piante nella fotosintesi, ma utilizzando radiazioni invece che luce solare.
Questo processo è chiamato radiosintesi.
Diversi esperimenti, compresi quelli condotti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale nel 2018-2019, hanno confermato che i funghi melanizzati potrebbero ridurre l’esposizione alle radiazioni e persino crescere meglio in ambienti radioattivi piuttosto che in quelli normali.
In un test specifico uno strato di fungo spesso 1,7 mm ha bloccato oltre il 2% delle radiazioni cosmiche. Gli scienziati stimano che strati più spessi potrebbero servire come scudi biologici per le radiazioni presenti nell’esplorazione spaziale, specialmente per le missioni su Marte.
Uno strato di questo fungo di circa 21 centimetri di spessore potrebbe cancellare l’equivalente dose annuale dell’ambiente di radiazione rilevato sulla superficie di Marte.
Ciò che rende fantastico il fungo nero è che si auto-replica e si auto-guarisce: ciò significa che anche se un bagliore solare dovesse danneggiare in modo significativo lo schermo radioattivo, questo sarà in grado di ricrescere in pochi giorni.
La scoperta di questi funghi ha suscitato un notevole clamore per l’applicazione alla pulizia delle radiazioni (processo noto come bioremediazione), la protezione dei viaggi spaziali e la comprensione di come la vita possa adattarsi a condizioni estreme.
Il fungo, inoltre, consentirebbe ai malati di cancro sottoposti a radioterapia, agli ingegneri delle centrali nucleari e ai piloti delle compagnie aeree di assorbire una dose mortale di raggi. Ma non solo: il potere di conversione delle radiazioni dei funghi potrebbe anche essere usato per alimentare apparecchi elettrici, magari come possibile risposta biologica ai pannelli solari.
La loro capacità di trasformare una fonte di energia dannosa in nutrimento è uno dei più straordinari esempi di come Madre Natura sia imbattibile nella performance dell’adattamento e della resilienza.
Questi silenziosi abitanti di uno dei luoghi più pericolosi del pianeta si candida oggi a diventare protagonista della scienza del futuro.

