Il coniglio alla cacciatora è uno dei piatti più tradizionali della cucina italiana. La ricetta è diffusa in tutta Italia e ciascuna zona presenta la propria ricetta peculiare. Anche se non esiste una ricetta “originale”, è la Toscana a rivendicarne le origini. Questa regione è la patria dei sapori più antichi e intensi della penisola italiana, e non sorprende che la diffusione di un piatto del genere sia partita proprio da qui.
Il piatto deve il suo nome agli aromi utilizzati per insaporire il piatto, tipicamente aglio, rosmarino e alloro. Questi erano proprio i condimenti che i cacciatori utilizzavano per insaporire le prede appena cacciato.
Le due varianti principali della ricetta sono in bianco o con passata di pomodoro. La ricetta toscana preferisce la versione al sugo, con l’aggiunta di olive che danno colore al piatto. A Roma, invece, la versione in bianco è molto più diffusa e spesso il coniglio è accompagnato da funghi.
Un ingrediente molto importante per preparare il coniglio alla cacciatora è il vino, con cui si sfuma la carne e si lascia cuocere lentamente.
L’aggiunta di altri ingredienti dipende molto dal territorio in cui ci si trova. La ricetta toscana prevede l’utilizzo di cipolla, sedano e carote, ma in altre regioni si è soliti aggiungere acciughe, capperi o limone.
In sostanza, originariamente il cacciatore o chi cucinava il coniglio si serviva degli ingredienti che aveva a portata di mano, per questo la ricetta cambia nettamente a seconda della regione. Non è forse questo il bello delle ricette tradizionali?
Una cosa è certa: la storia di questo piatto risale indubbiamente a molto tempo fa, si perde nella notte dei tempi. Si narra infatti che fosse uno dei piatti preferiti dei contadini e dei cacciatori, che spesso lo preparavano durante le loro battute di caccia.
Quelle che raccontano la storia del coniglio alla cacciatora sono vere e proprie leggende, dato che nessuno ha mai affermato la vera realtà dei fatti.

Tra l’altro, la prima menzione di questo piatto risale all’XI secolo, quando era servito sulle tavole dei nobili. Nel corso dei secoli la ricetta è stata poi semplificata e adattata alle esigenze della cucina casalinga. La ricetta tradizionale prevede comunque e sempre l’utilizzo di ingredienti semplici. Il coniglio si cuoce in un tegame con olio, aglio, sedano, vino bianco e pomodori, finché non diventa tenero.
Le carni bianche come quella del coniglio, inoltre, sono consigliate anche ai più piccoli perché facilmente digeribili.
È un piatto molto saporito che si sposa bene con un buon bicchiere di vino rosso.
Il procedimento è molto semplice: dopo aver rosolato il coniglio in un tegame con olio e cipolla, si aggiunge il vino rosso e si fa sfumare. Quindi si aggiunge il pomodoro e si cuoce a fuoco lento per circa un’ora. Il piatto è pronto quando il coniglio è tenero e succulento.
Ogni regione italiana ha la sua specifica ricetta, e perfino ogni famiglia ha le sue varianti. Ad esempio alcuni utilizzano la salvia o l’alloro per insaporire la carne, altri le olive verdi o nere o miste. Esiste anche la versione del coniglio alla cacciatora in bianco, e altre versioni con funghi e peperoni. Si può mettere solo l’aglio o aglio e cipolla. Per le olive, nel resto d’Italia per lo più si utilizzano olive Taggiasche, in Abruzzo le olive nere locali, che sono grandi e polpose; in alcune zone si mettono anche le olive verdi, soprattutto durante il periodo della raccolta.
Comunque lo si faccia, la preparazione di questo piatto risveglierà dei profumi e dei sapori difficili da dimenticare. E il nostro vicedirettore Massimo Carugno lo cucina in modo delizioso: anzi, imbattibile. Le foto a corredo di questo articolo vengono proprio dalla sua cucina!

