di Marco Andreini
Quando i posteri scriveranno la storia dei nostri giorni, sicuramente metteranno in risalto la scarsa propensione degli italiani ad esercitare il diritto dovere di andare a votare, cosi’ come sancito nella nostra costituzione.
Cosa può essere successo in un paese che rappresentava un modello di partecipazione quasi totale alle urne, ancora nelle elezioni politiche del 2006, l’affluenza era 84%, come e’ possibile che oggi meno di 1 italiano su due non sia neanche invogliato a decidere su quale tipo di sanità debba essere attivata nella regione in cui vive.
La risposta e’ di una semplicità disarmante e non serve neanche scomodare le analisi brillanti della Ghisleri per scoprire la risposta, l’offerta politica presentata all’elettore è rigettata dalla meta’ degli italiani, e questo chiama in causa i gruppi dirigenti dei partiti attualmente presenti in parlamento, che sono tra i piu’ incapaci e inadeguati della storia della nostra repubblica.
E siccome e’ assai complicato cambiare tutti i gruppi dirigenti, e’ necessario intervenire sul sistema elettorale che di fatto ha creato una sorta di bipolarismo imperfetto che assegna ai leader la formazione del quadro parlamentare, non all’insegna delle competenze e del consenso, ma solo a partire dalla assoluta e totale fedelta’ al leader.
E’ chiaro che questo sistema non funziona e mette in crisi il rapporto di fiducia e di rappresentanza tra il cittadino elettore e gli attuali partiti e radicalizza il sistema in uno schema nel quale nessuna parte politica accetta la legittimità dell’altra.
E siccome questo stato di cose e’ il frutto del golpe di Tangentopoli che ha spazzato via il proporzionale e le preferenze, bisogna ritornare al sistema proporzionale e alle preferenze, ridando al cittadino elettore la possibilita’ di scegliere da chi vuole essere rappresentato.
E non e’ certo un caso se alle elezioni politiche dell’1992, l’affluenza e’ 87% e il pentapartito, in rappresentanza del mondo cattolico, socialista e riformista ottiene il 55%, e guarda caso il mondo ex comunista non arriva al 22%, certo che a guardare questi numeri forse non sarebbe male mettere in piedi quella famosa commissione su Tangentopoli, per constatare come si sia realizzata quell’accomunanza di intenti tra un partito in caduta libera e una magistratura silente fino alle elezioni 1992.
Ed insieme al ripristino delle regole elettorali debbono essere rispolverati e rinvigoriti anche quei valori riformisti che erano alla base di un paese pienamente ancorato nel mondo Atlantico e occidentale che aveva vinto la guerra fredda sul Comunismo, caduto solo tre anni prima.
E siccome ormai sembra ci si stia avviando proprio verso questo obiettivo, tutto quel sistema mediatico giudiziario che ha messo in scacco la democrazia italiana da 30 anni e distrutto la 1 repubblica ,si sta attrezzando per combattere come l’ultimo giapponese nella giungla, la madre di tutte le battaglie al referendum sulla separazione delle carriere tra PM e giudici, in concreto sulla prima vera riforma della giustizia che il parlamento ha definitivamente approvato, e che non sono riusciti a fermare.
E quel referendum come fu per quello dell’1985 sulla scala mobile deve rappresentare un vero e proprio momento di riscossa di una cultura democratica che aveva la maggioranza non del 43% ma del 90% degli italiani.
