di Francesco Di Lorenzi.
L’opera di rinascita di un forte ed autonomo partito socialista passa, inevitabilmente, anche dalla controinformazione sulle tante “bufale” e “fake news” che tuttora avvolgono gli anni della cosiddetta rivoluzione giustizialista e del tintinnio di manette, ristabilendo, attraverso dati e ricostruzioni storiche, quelle verità che decenni di antipolitica, di tecnocrazia e di qualunquismo populista vorrebbero spazzare via per sempre dalla memoria di questo Paese. Una delle forme di disinformazione e falsificazione più diffuse ripete, periodicamente, la litania sul dissesto dei conti pubblici causato dai partiti della prima repubblica, in particolare proprio dai socialisti e dal governo Craxi, origine e spiegazione di tutti i fallimenti economici del trentennio successivo.
Peccato che il governo Craxi, costretto ad operare a seguito della seconda grande crisi energetica di fine anni settanta, riuscirà nel miracolo economico di far calare l’inflazione dal 16,6% al 4,6%, restituendo potere d’acquisto, capacità di spesa e dignità a milioni di italiani, riducendo il rapporto deficit/pil dal 16,7% al 12,6%, abbattendo di quasi due punti la pressione fiscale e con un tasso di crescita media del 4% che porterà l’Italia a collocarsi, stabilmente, tra le prime cinque potenze economiche mondiali! Il debito pubblico si assesterà poco sopra l’80%, ben al di sotto delle cifre a doppio zero raggiunte dai grandi esperti e tecnici della seconda repubblica, per di più con una crescita media dello zero virgola, vera causa dell’insostenibilità dei tassi di interesse sul debito e della spirale economica fatta di tagli e mancati investimenti in cui il Paese è impantanato da decenni.
Sottolineiamo questi dati e queste verità storiche facilmente verificabili, non per spirito di rivalsa, per nostalgismo o per rimpiangere il tempo che fu, bensì perché siamo assolutamente convinti che, oggi più che mai, ci sia bisogno della cultura politica dei socialisti italiani, del loro pragmatismo, della capacità di lavorare sempre nell’interesse nazionale, con competenza, dedizione e senza cedere alla tentazione demagogica e qualunquista della sinistra piddina e grillina. Ed anche perché l’affermazione di una memoria condivisa rimane un aspetto fondamentale per tornare a ragionare in termini di Paese e non di fazione politica; Bettino Craxi ha lavorato costantemente in quest’ottica, ottenendo risultati economici, di autorevolezza e di prestigio internazionale, senza perdere mai di vista l’interesse generale. Dobbiamo pertanto a lui, e alla gloriosa storia del Psi, il massimo impegno anche sul piano della verità storica, per ricostruire un partito ed una comunità politica proiettati nel futuro ma con le radici ben piantate in un passato di cui andremo sempre orgogliosi e che nessuna macchina del fango, passata o recente, riuscirà a sporcare.

