Premessa

13 Febbraio 1970 esce il disco che rivoluziona la storia del rock, il capostipite di un genere tra i più fortunati, sempre in divenire nelle sue pressoché infinite declinazioni: il metal. Che poi ci sarà chi avrà da eccepire, perché nel rock le suddivisioni stilistiche, tecnicamente parlando, sono differenti. Per noi che il rock lo viviamo, spesso lo subiamo, fondamentalmente lo amiamo, il tecnicismo pignolo e accademico è un sofisma che lasciamo con gran piacere a quelli che non vengono ai concerti perché si sente male, e che riescono ad ascoltarsi un intero album dei DreamTeathre senza dover andare a raccogliersi i coglioni in fondo alla valle.
Nasce una band
Ma torniamo alle cose serie, al 13 febbraio 1970, quando l’entusiasmo e le grandi speranze verso un futuro di amore, pace e condivisione vanno via via sgretolandosi sotto le bombe al fosforo del Vietnam e nei salari sempre più bassi di chi non riesce ad arrivare alla fine del mese, spunta in un negozio di dischi un annuncio; qualcuno cerca musicisti per fondare una band, in calce una firma: Ozzy Osbourne. Cristo, il Principe delle Tenebre girava come uno sfigato a elemosinare suonatori ad Ashton, una cittadina non lontana da Birmingham

Ad ogni modo i suonatori giungono, o meglio, si aggungono perchè un paio di membri il giovane John MIchael Osbourne li ha già con sè: sono i chitarristi Terence “Geezer” Butler e Jimmy Phillips. Proprio grazie a quell’annuncio a completare la band, che ai tempi si chiamava The Earth, si uniscono il batterista William “Bill” Ward e il leggendario chitarrista dalle dita di ferro Tony Iommi, di origine italiana e già compagno di Ozzy alle scuole superiori. Tony lascia per un periodo i The Earth, per unirsi ad un’altra band che va riscuotendo un certo successo, i Jethro Tull. Ma Iommi non trova la giusta sintonia e il rapporto con Ian Andersen, definito dal chitarrista un dittatore, ne determinano la fuoriscita, seguita dal rientro nel gruppo di Osbourne.
Nascono i Black Sabbath

Tutto cambiò quando Butler, appassionato di film horror e romanzi sulla magia nera, entrò nella band con un’idea: creare una canzone ispirata a un’apparizione paranormale. Una notte, vide davvero quello che credeva fosse un’entità oscura ai
piedi del suo letto. Il gruppo compose una canzone basata su questa esperienza, intitolata “Black Sabbath”, un titolo preso dal film “I tre volti della paura” di Boris Karloff. La canzone provocò una reazione nel pubblico, era diversa da tutto ciò che avevano nel loro repertorio e sapevano di aver trovato qualcosa di unico.
Esisteva già un’altra band chiamata Earth, quindi furono costretti a cambiare nome. La scelta fu ovvia: Black Sabbath. Il termine “sabbath” si riferisce a un raduno di streghe, derivato dall’ebraico “shabbat”, che nella religione ebraica indica il giorno di riposo e coincide con il sabato. Durante il sabato, si racconta che le streghe si riuniscono in presenza del demonio
Il primo album

Il loro primo album, omonimo della band, contiene brani come “Black Sabbath”, “Wasp” e “Warning”, “N.I.B” che sono i manifesti della loro ideologia dark. Con Butler come principale paroliere e Iommi come principale compositore, i Black Sabbath hanno affrontato temi come la guerra, il caos sociale, il soprannaturale, l’aldilà e il conflitto eterno tra il bene e il male. Il gruppo era un prodotto della fine degli anni ’60, un periodo in cui l’idealismo giovanile aveva iniziato a declinare.
La copertina dell’album diventa iconica e contribuisce a creare il mito dei Black Sabbath. Mostra una foto scattata da Keith McMillan davanti a un mulino sulle rive del Tamigi in un’alba nebbiosa. In primo piano appare una figura inquietante vestita di nero, una giovane donna di nome Louisa Livingstone. L’identità di Louisa rimane un mistero fino al 2020, quando viene rivelata in un articolo pubblicato dalla rivista americana Rolling Stone.
Un dettaglio nascosto nell’artwork, una croce capovolta nella copertina interna, crea il collegamento tra la band e il satanismo. Nonostante ciò, la band si concentra solo sulla sua musica rivoluzionaria, utilizzando l’estetica e l’immaginario dark comptrendendo che tra i giovani il genere horror va spopolando. IBlack Sabbath con il satanismo non c’entrano niente. Ozzy non è posseduto, è solo fottuto di testa!
Hanno pubblicato un totale di 26 album, tra cui 19 album in studio e 7 album dal vivo. L’album Black Sabbath è registrato in quattro giorni senza mai rifare una traccia. Il 7 gennaio del 1971 esce l’album Paranoid che con le note tracce Iron Man, Electric Funeral, War Pigs e la stessa Paranoid, aggiunta all’ultimo per occupare il tempo minimo per un disco. Questo album sarà quello che li consacrerà definitivamente, spedendoli sull’Olimpo con gli altri. 
Accoglienza
Nonostante il successo tra il pubblico, l’album non viene accolto positivamente da tutti. Una delle recensioni più negative dell’epoca, pubblicata su Rolling Stone, stronca l’album dicendo: “nonostante dei titoli tenebrosi e qualche testo vuoto che ricorda un omaggio malfatto dei Vanilla Fudge ad Aleister Crowley, l’album non ha nulla a che vedere con lo spiritismo, l’occulto e qualsiasi altra cosa, eccetto delle legnose litanie dei cliché dei Cream”.
Il critico era un’autorità nel settore, a cui Ozzy non manca di rispondere sottolineando che i Cream sono una grande band, mentre lui è un gran coglione. Come dargli torto, il “luminare” vedrà in pochi mesi sconfessato il suo pronostico e quell’album è e rimarrà tra i capolavori della musica.

I Sabbath si rivelano da subito molto prolifici e tra album e concerti non fanno mancare nulla ai propri fans, e nemmeno agli albergatori che li ospitavano nelle tour, dove puntualmente distruggevano ogni cosa, anche se pare che nessuno eguagliasse in poteniale distruttivo i Led Zeppelin.
Ozzy da spettacolo sempre, anche fuori dal palco e coloro che l’hanno incrociato, hanno letteralmente visto di tutto; da Ozzy che lecca la propria urina, al noto episodio dove sniffa le formiche. Scena che è riprodotta nello spettacolare film sulla storia dei Motley Crue, The Dirt uno dei pochi film sui rockers davvero ben fatto, da vedere. E rivedere.
Tony Iommi l’uomo dalle dita di ferro
Invertendo un po’ gli standard, i Black Sabbath iniziarono ad abusare di droghe ben prima di poterselo permettere e sfasciarsi di acidi e quant’altro quando la mattina ti aspetta la fabbrica, può non essere la più saggia delle decisioni; potrebbe essere che, completamente stanco e rincoglionito, a te che sei una grande promessa del panorama rock, rimangano le dita sotto la pressa.

Ed è ne più ne meno quanto accade nel 1965 a Iommi, che, ovviamente si trova senza il suo vero strumento musicale, le dita. Cade in una profonda depressione da cui uscirà grazie all’amico Terrence “Geezer” Butler, il bassista dei Black Sabbath, primo nella storia del rock ad usare il wa con il basso,che lo spinge a continuare. Geezer gli fa ascoltare i dischi di Django Reinhardt, un chitarrista jazz che suona con solo due dita completamente funzionanti,a causa di un incidente simile.
Iommi, ispirato dalla storia di Reinhardt, apporta modifiche alla sua chitarra utilizzando corde più leggere e abbassando l’accordatura per ridurre la tensione. Crea anche delle protesi fai-da-te, utilizzando parti di una palla da biliardo, fissandole alle dita per facilitare il pizzicato delle corde. Queste modifiche e adattamenti contribuiscono a definire il suo stile di chitarra unico e pesante, che oggi rappresenta uno dei marchi distintivi dei Black Sabbath e continua a influenzare profondamente la scena dell’heavy metal.
Black Sabbath, Black Sabbath, Black Sabbath

Butler, appassionato di film horror e romanzi sulla magia nera, propone di fare una canzone ispirata ad un’apparizione paranormale. Una notte, vede davvero quella che crede essere una figura oscura ai piedi del suo letto e ne resta ossessionato, oltre a farsela sotto dalla paura.
Proprio in seguito al racconto della terrificante esperienza, nasce “Black Sabbath”, un titolo preso dal film “I tre volti della paura” di Boris Karloff. La canzone provoca una reazione nel pubblico, è diversa da qualsiasi altra cosa abbiano nel loro repertorio e sanno di aver trovato qualcosa di unico. Questa esperienza paranormale e l’apparizione oscura diventano una parte fondamentale del loro immaginario e della loro musica.
La canzone fa curiosamente parte di una tenebrosa triade, poiché si intitola “Black Sabbath”, è inclusa nell’album “Black Sabbath” ed è opera della band Black Sabbath (Black Sabbath – Black Sabbath – Black Sabbath). Inoltre, il riff principale del brano, basato su un tritono Sol-Do diesis, è noto come la “triade del diavolo” a causa della sua qualità dissonante, che crea un’atmosfera cupa e inquietante, riconosciuta nella tradizione musicale occidentale come “diabolus in musica”
Le croci al collo e i pipistrelli

Iniziamente confusi con una certa frequenza con una band di satanisti dediti ai sacrifici sul palco, i Sabbath hanno douto districarsi in un ginepraio di fraintendimenti:
“Di colpo, alle nostre esibizioni, cominciarono ad apparire individui piuttosto singolari“, ha riflettuto il chitarrista Tony Iommi. Senza che la band ne fosse al corrente, negli Stati Uniti l’uscita del loro primo album venne persino celebrata con un evento organizzato dai membri della Chiesa di Satana, fondata nel 1966 da Anton Szandor LaVey. Questo culto, che non abbraccia la visione tradizionale del diavolo come figura religiosa negativa, ma piuttosto lo interpreta come simbolo positivo di orgoglio, individualismo e illuminazione, aveva scelto di festeggiare l’arrivo dei Black Sabbath nel panorama musicale.
Mentre attiravano le critiche dei conservatori e l’ansia delle famiglie più tradizionali, i Black Sabbath si trovavano anche sotto il fuoco degli stessi satanisti. La band, tuttavia, era concentrata esclusivamente sulla creazione della loro musica rivoluzionaria, utilizzando l’estetica senza adottarne i significati dell’occultismo e dell’immaginario dark. Nel frattempo, la leggendaria inconsapevolezza di Ozzy Osbourne aggiungeva un tocco di umorismo: “Una volta, un gruppo di dannati satanisti ci chiese di suonare a Stonehenge“, raccontò in un’intervista. “Ma noi gli rispondemmo di andarsene al diavolo. E così ci lanciarono una maledizione“.
La leggenda vuole che tra i fan della band ci fosse anche un esperto di magia bianca che decise di aiutare i Black Sabbath a sconfiggere la maledizione. “Chiamò il nostro manager e disse che avrebbe eseguito un rito per noi, ma dovevamo iniziare a portare sempre delle croci al collo durante le esibizioni”, ricordò Geezer Butler, il bassista della band. “Ecco come è nata la storia delle croci! Il padre di Ozzy, che lavorava in una fonderia di pezzi per automobili, ci fabbricava enormi croci con gli scarti di metallo.”
Quelle croci saranno sostituite anni dopo da quelle in platino, regalate loro dal manager. Ecco, niente dietrologie, la storia delle croci dei Black Sabbath è tutta qui.
Altra questione controversa è quella del pipistrello a cui Ozzy avrebbe staccato la testa con un morso. Accadde davvero e replicò anni dopo in una conferenza stampa con un piccione. Ma quello del pipistrello fu uno sbaglio.
Racconta ancora oggi che dal pubblico qualcuno glielo lanciò e quando lo prese questo era immobile e lui era convinto si trattasse di un pupazzo (si qualcosa doveva aver preso):
«Credo fosse rimasto intontito dai riflettori perché era immobile e pensavo fosse un giocattolo. L’ho messo in bocca e ha cominciato a sbattere le ali. Mi sono spaventato e ho cercato di allontanarlo velocemente dalla bocca finendo per decapitarlo. Era caldo e croccante, come il cibo da fast food […]Immediatamente sentii che qualcosa stava andando male. Molto male. Per prima cosa, la mia bocca si riempì immediatamente di questo liquido caldo e torbido, con il peggior retrogusto che si potesse immaginare. Potevo sentirlo macchiarmi i denti e corrermi giù per il mento. Poi la testa nella mia bocca si contrasse […] Non è così che voglio essere ricordato, ma so che resterò il tizio che ha staccato con un morso la testa di un pipistrello. Sarà il mio epitaffio. Non ci sarà scritto ‘Qui giace Ozzy Osbourne, ha fatto delle cose buone’ ma ‘Qui giace quel pazzo che ha morso un pipistrello’.»
Che schifo, Dio che schifo, ho fatto fatica a trascriverlo. Passerò la giornata con l’immagine della testa che si contrae in bocca. Grazie Ozzy, ti amo lo stesso, ti amava anche la regina Elisabetta, grande rockers che ci ha lasciato.
Conclusione
Nel 2007, ero lì, in mezzo alla folla, al Gods of Metal sopstanzialmente per lui e per Dio . Peccato che quell’anno l’hanno spostato all’Idroscalo di Milano. Niente a che vedere con l’Arena Fogna Nord di Bologna, che è comunque più adatta anche se quando c’è il sole fai il bagno di polvere e quando piove sguazzi nel pantano. Tanto ormai lo sappiamo che, nonostante siamo quelli che pagano i biglietti più alti, siamo quelli considerati e trattati peggio. Un giono vi racconterò in quale parcheggio asfaltato a 50 °C ci hanno sbattuto a vedere i Big4
oleo vedere Ozzy ma temevo di trovarmi davanti il rincoglionito del reality show “The Osbournes”. Pensavo fosse scoppiato, invece ha sorpreso tutti. Era lui che incitava noi a fare casino, minacciando di andarsene se non avessimo risposto. Ha suonato per due ore, un tempo che nessuna band ti concede. Evidentemente sniffare formiche e mangiare teste di pipistrelli ha il suo perchè.

So che sonon alle conlusioni ma vi parlerei per giorni di Ozzy e dei Sabbath, anche perchè la voce di Ozzy è un’anomalia della natura, ha il ferro nei polmoni, altro che autotune. Ozzy Osbourne e i Black Sabbath, titani dell’heavy metal, hanno scolpito un’epica sonora che riverbera attraverso le ere musicali. Con la loro fusione di oscurità, potenza e maestria strumentale, hanno plasmato il panorama del rock pesante, influenzando innumerevoli artisti e generazioni.
Ozzy, il Principe delle Tenebre, ha incantato il mondo con la sua voce distintiva e la sua presenza scenica inconfondibile. I Black Sabbath, con il loro marchio di fabbrica fatto di riff epici e atmosfere cupe, hanno creato un’eredità indomabile. Insieme, hanno acceso il fuoco dell’heavy metal, un fiammeggiante tributo alla passione e alla ribellione. La loro musica è un inno eterno, un richiamo selvaggio che continua a risuonare nell’anima di chiunque cerchi la potenza trascendente della musica
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9 commenti
Rossella Pera metallara? Evvai! Grande! Da metallara anch’io non posso che godere come un riccio con questo articolo!
Adoro i Black Sabbath, Ronny James Dio a cui dobbiamo il famoso gesto delle corna col pollice aperto -grazie alla nonna sicula di Ronny, che quando raccontava di sua nonna faceva morire dal ridere- che tutti i metallari fanno ai concerti metal.
In un mondo pieno di merda pop per fortuna abbiamo il rock e il metal ancora più vivi che mai a ricordarci che noi della generazione anni ’70 abbiamo vissuto e avuto il meglio del meglio della musica e della cultura.
Long live rock ‘n’ roll! \m/
(E come diceva il mitico Lemmy: “se non ti piace il rock, non è questione di gusti, sei tu che hai un problema!”)
Born to lose live to win!
Io sono batterista! Ogni settimana mi concedo unn pezzo sul rock, settimana scorsa ho fatto gli AC DC 😉
Never say Die
Ma sei una GRANDE 😄😄
ma scherzi? La Pera è la quint’essenza del rock, ora sta facendo un pezzo a settimana, non so quale dei due articoli aspettare di più! 😀 Comunque devi edere il video sull’orlandi con lo sfondo di Seattle!!!! Mi fa morire, gli altri giornalisti tutti impettiti lei vestita come kurt cobain 😀
https://www.youtube.com/watch?v=ZfpVesngCD8
L’ho visto l’ho visto 😁
Beh che dire, sono felicissima di questo e nonostante non sia sempre d’accordo con lei la trovo una persona molto preparata e degna di stima.
Pure amante della musica satanica. Bello schifo! Adesso capisco tutto.
Conquisteremo il mondo Barbato, ci siamo vicini, preparate il crocifisso e il rosario \m/ \m/ 🤣🤣🤣🤣🤣
Avevo avuto il sentore che qualcosa non funzionasse nella testa della pera marcia leggendo i suoi articoli dall’impronta esoterica. Avevo notato che quegli articoli erano più simili a racconti di fantasia che della realtà. A questo punto è lecito mettere in discussione la credibilità di una tizia che balla e suona il rock e pubblica pure la foto di una sociopatica seduta sulla tazza del cesso. Resta però il mistero di un’insegnante di liceo che si fa passare per giornalista e che, pur irridendo gli articoli di Nicotri, fa poi parte del suo gruppo di “amici”.
La “sociopatica” sulla tazza del cesso sarebbe il mitico Ozzy Osbourne, decisamente maschio 🤣🤣🤣🤣
Buahahaha sti cattolici, talmente tristi, casti e pudici che manco riconoscono un sesso dall’altro 😂😂😂😂😂😂🤣🤣🤣
“Exit light, enter night” \m/ \m/