Un colpo al cerchio e uno alla a botte, niente meglio di questo popolare proverbio di incerta origine potrebbe descrivere il comportamento di Recep Erdogan il Presidente della Turchia sempre al centro dell’ interesse internazionale per le sue iniziative politiche. E, in effetti, il leader turco aggiunge periodicamente esempi di questa sua abitudine cerchiobottista. Dopo aver bloccato per mesi l’ingresso della Svezia nella NATO suscitando le rimostranze degli Stati Uniti e dell’Unione Europea e ricevendo le congratulazioni di Putin, ecco che il 23 gennaio il Parlamento di Ankara, da lui controllato, ha votato a favore sull’adesione di Stoccolma all’Alleanza Atlantica.
Decisione che ha visto la sua firma con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del Paese. Fino a pochi giorni fà Erdogan si era opposto accusando il Governo svedese. di connivenza con i terroristi curdi. Ora, per andare a raggiungere l’obbiettivo finale, manca solo più il via libera dell’ungherese Orban. Oltre allo scontato apprezzamento del segretario generale NATO Jens Stoltenberg, si e’ registrata l’immediata soddisfazione di Joe Biden (che infatti ha subito sbloccato la vendita dei caccia F16 promessi) e di Ursula von der Leyen , gli stessi che però quasi contemporaneamente hanno dovuto prendere atto del fatto che Vladimir Putin sarà ricevuto a Ankara nel mese di febbraio (in un Paese cioè membro della NATO) e della solidarietà ad Hamas da parte del Presidente turco.
Il quale per non smentirsi ha voluto giocare su due tavoli: appoggio ad Hamas ma nello stesso tempo concessione agli Usa della base di Incirlik per aerei da trasporto e senza pilota statunitensi a sostegno delle forze di difesa di Israele proprio quando Netanyahu faceva partire le operazioni sulla striscia di Gaza. L’ambiguità si è estesa anche nei rapporti con l’Italia e la nostra Premier Giorgia Meloni durante l’incontro avvenuto a Istanbul il 20 gennaio. E’ vero sono passati i tempi delle incomprensioni con Draghi che lo aveva chiamato dittatore ma la nostra Capo di Governo, al di là dei comunicati ufficiali diramati dalla Presidenza del Consiglio italiana, nelle due ore di colloquio ha potuto toccare con mano il cerchiobottismo del Sultano.
Infatti se si e raggiunto un rafforzamento della collaborazione anti migratoria non sono stati fatti passi concreti per quanto riguarda questo problema sul piano dei rapporti con l’Africa e nella fattispecie con la Libia dove la presenza e l’influenza turca sono particolarmente rilevanti. Mentre permangono le visioni divertenti su altre questioni come Gaza e l’ Ucraina. E che dire sui rapporti del Sultano con il Vaticano? È vero che domenica 28 gennaio dopo l’uccisione da parte di due persone mascherate di una persona che assisteva alla messa ha subito mobilitato le forze dell’ordine per arrestare i colpevoli ma nel corso degli anni ha sempre svolto la regia del connubio tra estremisti e religione di Stato.
Erdogan, tra l’altro, sta giocando una partita interna. Volendosi presentare ai connazionali con un ruolo che evoca quello di Tito ai tempi dei Paesi non allineati non può che moltiplicare queste sue prese di posizione ambivalenti. Un altro esempio ce lo ha fornito anche la visita a Ankara del Presidente della Repubblica islamica dell’ Iran Raisi. Anche qui da una parte aperture al dialogo e condivisioni di comportamento come sulla volontà di non concedere l’autonomia richiesta dalla minoranza curda che ambedue gli Stati contrastano ma rinnovate divergenze e visioni opposte rispetto al conflitto tra Armenia ne Azerbaigian. In questo caso la Turchia ha appoggiato l’azione armata azera al contrario dell’Iran che non vuole che si rafforzi la minoranza azera presente nel suo territorio.
Rimanendo in Medio Oriente, Erdogan da una parte mina i rapporti diplomatici con Tel Aviv trovando giustificazioni per gli attacchi terroristici di Hamas, dall’ altra esporta ferro e acciaio in Israele incrementando le relazioni economiche. E si potrebbe continuare a lungo. Del resto queste prove di scarsa coerenza e credibilità non sembra che incidano sul carisma interno ed esterno di Recep Erdogan : la sua doppia faccia si ripete ormai quasi in ogni contesto.

