di Moreno Bucci
Nella primavera del 1974 fu costituito a Viareggio il “Centro Salvador Allende”. Una delle prime iniziative fu un concorso rivolto ai giovani sui valori di libertà e di civiltà dell’esperienza del governo di Salvador Allende.
Vinse l’opera in creta che riproduceva lo stadio di Santiago del Cile dove i prigionieri venivano torturati. Nel mezzo il Cristo in croce e la scritta “Pace e libertà”.
Quest’opera mi sembra possa rappresentare il senso del profondo dolore per i fatti e per la situazione in Israele e a Gaza.
Tra il bimbo ebreo e la bambina araba ci sono di mezzo ottant’anni.
La mamma chiamò noi ragazzi e bambini. “E’ venuto ad abitare accanto a noi un bimbo ebreo. Giocateci insieme, voletegli bene”.
Eravamo ancora in piena guerra. Nella casa di mio nonno, in Via Puccini a Viareggio, gli orti dei vicini erano comunicanti, divisi solo da un segnale per terra.
Era come se vivessimo nella stessa casa.
Con Renato, questo era il suo nome, giocammo tanto – e ci volemmo bene come fratelli. Da sua madre ho gustato il “pane azzimo” che preparava e ci donava.
Crescendo abbiamo poi conosciuto la sorte del popolo ebraico e fatto festa, anche se ancora bambini, della creazione dello Stato d’Israele.
Durante le ferie di questa estate siamo passati da Faenza.
Era domenica: fermata l’auto nella piazza del mercato, ci dirigiamo verso la Piazza del Popolo da dove veniva un forte brusio: c’era la sfilata delle auto d’epoca.
Partite le auto abbiamo iniziato il giro “turistico”.
Scoperta Piazza Nenni, dietro il Municipio, proseguiamo e ci fermiamo a far colazione.
Ci sediamo fuori. Accanto a noi c’era una coppia di giovani sposi arabi con una bambina di circa un anno.
Si consuma il pranzo. La bambina viene girata verso di noi.
Comincia una scena meravigliosa: la bambina ci vede e comincia a sorriderci ed a salutarci con la manina e con gli occhi vispi.
Noi rispondiamo mandandole baci. E lei risponde ai nostri baci con altri, numerosi baci.
La scena va avanti per un po’.
Poi noi ci alziamo, si paga, e si torna indietro per salutare la famigliola.
La Bimba è con la madre. Appena cammina, tenuta per mano.
Ci vede, ci sorride, ci manda un bacio, e tenta di venire verso di noi.
La madre l’accompagna verso di noi. Scambiamo gli ultimi sorrisi e baci, prima di allontanarci.
Non nascondo lo stupore per le attenzioni di quella bambina araba.
Quel giorno c’era gioia nei nostri cuori.

