Si é passati dalla denigrazione assoluta di Craxi, anche ad opera dei socialisti, molti dei quali oggi lo onorano e lo rimpiangono, alla teoria della sua infallibilità. Si pensa che Bettino non abbia sbagliato mai e sia solo stato vittima di un golpe giudiziario che se l’é portato via, lui e il Psi. E di più, che la colpa di non avere rimesso insieme il Psi sia dei vari capitani coraggiosi, anzi temerari, che hanno guidato i micro partiti socialisti dopo la fine del Psi. Tentativo vano, quest’ultimo, perché non poteva rinascere un partito identitario in un sistema non identitario. Provo a rimettere le cose al loro posto partendo da una premessa. Fin dai tempi della Fgsi ho militato nella corrente autonomista della quale Craxi era il leader e Pietro Nenni il nume ispiratore. Al congresso di Genova del 1972, il primo al quale partecipai, gli autonomisti potevano contare su meno del 15%. Tra loro Zagari, Lagorio, Fortuna, Corona, Tognoli, e i più giovani Martelli e Finetti. Gli altri erano demartiniani, manciniani e lombardiani. Ero presente al Midas quando Craxi venne chiamato alla segreteria (la nomina spettava alla Direzione), lo difesi quando nei teatri emiliani i socialisti lo contestavano perché il Psi non aveva raccolto le firme per accusare Rumor dell’affare Lokheed. Venni poi eletto nel Cc al congresso di Torino, e già da mesi Craxi mi aveva comunicato che intendeva cambiare il simbolo e introdurre il garofano. Avevo un rapporto telefonico costante con lui. La faccio breve. Sono stato, da segretario del Psi di Reggio Emilia, da dirigente nazionale, da amministratore locale in perfetta sintonia con Craxi e con il suo tentativo di rinnovare e rilanciare il Psi che trovò nel successo elettorale del 1987 (il 14,3%, miglior risultato dal 1946) la sua consacrazione e questo soprattutto per l’eccelsa capacità sua di guidare il paese. La mia attività parlamentare iniziò proprio in quell’anno. E anche il suo primo errore, che fu suo e di noi tutti, e cioè la legge conseguente il vittorioso referendum sulla responsabilità civile dei magistrati. Aveva ragione il senatore Agostino Viviani (nonno di Elly Schlein) che la concepì nel 1979 in altra forma e a causa della quale, su spinta della magistratura, il Psi gli negò la ricandidatura al Senato. Si doveva fare una legge diversa perché gli errori fossero pagati non dallo Stato ma da chi li aveva compiuti. Se dai un colpo dallo in modo che faccia male. Altrimenti ne riceverai uno ben più forte. Come sarà. Secondo errore. Mentre stavano cadendo i muri e i sistemi comunisti approvammo, nel novembre del 1989, una legge di amnistia sul finanziamento pubblico dei partiti. Cioè cancellammo il reato di finanziamento in rubli dall’Urss al Pci. Un regalo che il Pci contraccambiò con l’astensione, neanche col voto favorevole. Della serie: se proprio volete farmi un favore fatelo senza il mio consenso. Un clamoroso autogol nostro destinato a segnare l’orientamento dell’operazione Mani pulite sette anni dopo. Terzo errore. Quando il comunismo finì e finì anche il Pci dovevamo accelerare e invece si rinviò a una fantomatica “prospettiva d’avvenire”. O il Pci accettava l’unità socialista o gli si tagliava la strada con le elezioni anticipate. Misteriose le ragioni per le quali dopo la guerra del Kuwait non si sia mandato a casa Andreotti, d’accordo con Cossiga. Se era meglio tirare le cuoia che tirare a campare perché si é tirato a campare? Craxi si illudeva di tornare alla presidenza del Consiglio magari con l’appoggio dei comunisti e lasciò loro tutto il tempo per rifondarsi e rilanciarsi. Poi il crollo, veloce, irreparabile in un armonico e forse concertato intrecciarsi di Tangentopoli, referendum sul maggioritario, scomposizione elettorale già iniziata al Nord con la Lega. E non crollò solo il Psi ma l’insieme del sistema politico tranne il neo nato Pds (le affermazioni del sen. Pellegrino sono illuminanti sulla protezione che il Pool aveva garantito a questo partito attraverso la mediazione di Violante), ma anche il Msi. D’altronde un colpo di stato colpisce il governo, mai l’opposizione. Anzi l’opposizione approfitta del colpo di stato, lo sorregge e se ne appropria. Di tutto questo nessun avvertimento? Tutti colti alla sprovvista? Nessuno, da Craxi ad Andreotti a Forlani, che abbia intuito che s’era sull’orlo del precipizio? Forse lo intuirono Martelli e Formica. Certo lo intuì Cossiga che si tolse di mezzo pochi mesi prima dell’esplosione. Perché al contrario di molti colpi di stato quello del 1992 fu anche popolare. Certo giocarono un ruolo per il suo gradimento i mezzi d’informazione, i giornali che concordavano le prime pagine e i titoli tutti uguali, le televisioni pubbliche e anche quelle di Berlusconi che esaltavano Di Pietro e il Pool. I giudici erano angeli vendicatori e i politici corrotti e malfattori. Ma alle elezioni del mese di aprile aveva votato oltre l’87% degli italiani e il pentapartito aveva ancora la maggioranza. Possibile che da aprile a dicembre fosse cambiato tutto? E così fu. Alle elezioni del 1994, con la nuova legge elettorale frutto del referendum e approvata in simil copia dal Parlamento, non c’erano più non solo il Pci, ma neanche la Dc, si presentò il Partito popolare, sparirono il Psdi, il Pri e il Pli, mentre un Psi collocato tra i progressisti raggranellò un misero 2,2%. Finita la cosiddetta prima repubblica? Macché. Finito il vecchio sistema politico. E con la vecchia classe dirigente, tranne Craxi per la verità che mostrò la sua solita grinta col suo famoso discorso alla Camera e nella coraggiosa deposizione al processo Cusani, con le mani alzate. E la testa piegata. Il nuovo poteva avanzare. Con quale risultato oggi é chiaro a tutti.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


3 commenti
A livello di partito…
L’ errore fu di non vedere nel locale…
Persone di cui tutti sapevano i misfatti…
Che venivano imposti da Roma anche se nei direttivi avevano largamente perso…
Io mi riferisco a Verona…
Ma presumo che il tutto fosse generalizzato…
Hai voglia di dire poi che erano tutti uguali etc…
Alchimie politiche varie…
Il suo errore fondamentale fu
quello di essersi messo di traverso agli “amici” americani…
E sappiamo come in varie occasioni…
Una pseudo apertura poi ai comunisti poi…
Ricordiamoci che c’era Kissinger…
Ed i suoi metodi…
Mani pulite è stato solo uno dei metodi…
Nessuno con un po’ di sale in zucca…
Può pensare che un piccolo giudice provinciale possa avere da solo scardinato un sistema di partiti…
Insieme ad uno sparuto gruppo di giudici…
Ed in particolare eliminato quello più scomodo…
Il PC alias PDS fu salvato non solo per la real politik con i russi…
Ma anche perché si sapeva che poi gli italiani non sono e non saranno mai comunisti e quindi ecco arrivare il Berlusconi…
Finto moderato…
Espressione dell’ eterno “vorrei ma non posso” degli italiani…
La moralità è un fattore secondario…
E poi il berlusconismo…
Se non avesse avuto spalle ben coperte e mano libera…
Non scordiamoci una certa massoneria…
Con giudici, mafiosi etc.
Craxi se voleva poteva salvare il PSI…
Andava ad un giusto processo…
E si difendeva, parlava, scagionava…
Purtroppo come gravemente sta accadendo adesso e da anni…
Abbiamo i partiti “padronali” e solo pseudo democratici…
E Craxi ne fu l’ anticipatore…
Ovvero muoia Sansone con tutti i filistei…
Prova ne fu che dopo di lui la classe dirigente del partito non è stata capace di riformare il partito e riprendere il cammino…
Come hanno fatto gli spagnoli e poi altri…
Chi è causa del suo mal pianga se stesso…
Se Craxi, alla luce del senno di poi, ha semmai commesso degli errori, sul piano politico, è comunque caduto in piedi, tanto che oggi viene portato come esempio di statista anche nelle file di quanti all’epoca lo volevano “incarcerato”, e lo fanno casomai a denti stretti ma stenterebbero comunque a negarlo, e cresce anche il numero di chi giustifica la sua andata ad Hammamet onde evitare una “mortificazione” che lo avrebbe azzoppato, mentre oggi la sua figura resta quella di una personalità politica che non si è fatta umiliare.
Sempre col senno del poi, hanno verosimilmente sbagliato i “vari capitani coraggiosi, anzi temerari, che hanno guidato i micro partiti socialisti dopo la fine del PSI”, ma non mi sentirei di considerarla una colpa, perché ne ammetto la “buona fede” nel tentativo di farlo rinascere, pur se non ho mai compreso il loro guardare a sinistra, dopo quanto era accaduto negli anni di Tangentopoli, mentre invece non riesco proprio a giustificare il “fuggi fuggi” di quanti, all’epoca, si affrettarono ad andare sotto le ali della “Quercia”.
Io credo che anche noi beneficiamo oggi di quel che fu il “cadere in piedi” di Bettino, sempreché non abbiamo rinnegato quel nostro passato cedendo alla sirena di chi voleva che ci pentissimo, con ammissione di colpe e responsabilità, al fine di rigenerarci, ci dicevano quei “suggeritori”, e sarebbe stato invece il nostro definitivo annientamento, e mi auguro che riusciamo a mantenerci ancora così, senza cedere ad alcuna “lusinga”, perché in tal modo conserveremo “l’onore” che Bettino seppe darci con quel suo reagire di allora.
Paolo Bolognesi 06.07.2025
Alla luce di ciò che il PD ha mostrato di essere in anni recenti, non si può che dare amaramente ragione al Direttore.
La prospettiva di unità socialista, la convinzione che il fallimento morale e materiale del comunismo a livello globale avrebbe ricucito magicamente la scellerata scissione del ’21 portando nel PSI quelli che, forzatamente e non per convinzione, erano improvvise diventati “non comunisti” si è rivelata alla prova dei fatti effimera, persino ingenua.
Oggi abbiamo il PD impegnato a rincorre Conte il trasformista, che passa agevolmente da politiche di estrema destra con la lega a politiche di estrema sinistra con antioccidentali ed antilibertari vari, tutto grazie ad una segreteria eletta dai non iscritti, la cui ambizione Maxima , se non dovesse raggiungere la presidenza del consiglio, è darsi al cinema.
La base chiaramente applaude a questo splendente esempio di neo populismo, giubilo e grida di approvazione nelle piazze, l’arroganza come sempre ha la voce più alta della ragione.
La forza della semplificazione irrompe e i riformisti sono all’angolo, minoritari in questo paese, come è sempre stato, come probabilmente e amaramente sempre sarà.
Millenni di autoritarismo e pensiero magico della chiesa cattolica e lo sfacelo del ventesimo secolo hanno reso questo paese refrattario al socialismo liberale, al laicismo, al liberalismo, all’ anti clericalismo e via discorrendo con altri “ismi”.