Appena insediato il nuovo amministratore della NASA, Jared Isaacman, ha sottolineato la necessità di impiegare l’energia nucleare nello Spazio, sia per la propulsione di razzi spaziali che per fornire energia elettrica in ambienti come Luna e Marte. Pronta la risposta della Russia, interessata a sviluppare reattori nucleari compatti dedicati alle missioni spaziali e a fornire energia elettrica sulla Luna. Lo studio del progetto è affidato all’Istituto Kurchatov che sta sviluppando il modello “Selena”. Parte della tecnologia sarebbe la medesima del sistema Elena-AM (un reattore nucleare a bassa potenza) ideato a fine Anni ’90 per fornire energia sia termica che elettrica in insediamenti terrestri isolati.
Questi reattori nucleari lunari compatti russi utilizzeranno metallo liquido e non acqua per la refrigerazione. In particolare, secondo l’Istituto Kurchatov, si starebbe pensando alla lega piombo-bismuto. A differenza delle strutture terrestri, sulla Luna non ci saranno turbine ma sistemi di conversione diretta del calore prodotto in energia elettrica. Questo garantirebbe una ridotta manutenzione e una maggiore superiore, e un design più semplice.
Di recente Mikhail Kovalchuk (docente dell’Istituto Kurchatov e membro dell’Accademia russa delle scienze) ha dichiarato all’agenzia russa TASS “molte persone stanno ora mirando alla Luna per esplorarla. Ma chi avrà strutture stabili sulla Luna non sarà chi ci metterà solo il piede, ma chi potrà fornire una produzione di energia sostenibile. Senza di essa, una base permanente sulla Luna è impossibile, e non c’è praticamente nessuna alternativa al nucleare sulla Luna. I pannelli solari di cui tutti parlano non potranno lavorare lì continuamente – la notte lunare dura circa due settimane. Perciò è necessaria una generazione potente autonoma: una centrale nucleare. E chiunque installi una centrale nucleare sulla Luna diventerà il proprietario di una testa di ponte lunare”.
Via libera quindi agli Small Modular Reactors (SMR), reattori di IV generazione, che si differenziano dai reattori tradizionali per le minori dimensioni e per il tipo di refrigerante, di combustibile e delle tecnologie operative. In parole semplici, i sistemi già in commercio potrebbero dare un contributo importante alla fame di energia di questo secolo e rappresentano una soluzione di rischio minima per il raggiungimento degli standard di sicurezza ambientale nell’approvvigionamento energetico. Di fatto, rispetto ai sistemi nucleari di vecchia generazione, sono più flessibili per l’integrazione con altre fonti di energia pulita e possono essere utilizzati anche per applicazioni non elettriche come il calore industriale e la produzione di idrogeno.
Si tratta di rispettare l’ambiente non solo per l’atmosfera terrestre, ma anche ovunque l’Uomo voglia andare a insediarsi. Che poi a farlo, con tale ostinazione, siano i russi…. speriamo solo che nello spazio siano meno aggressivi e più collaborativi che sulla Terra.

