Carlo e Nello Rosselli erano giunti a Firenze con la famiglia ancora piccoli. Figli di un’agiata famiglia ebrea toscana di sentimenti repubblicano-risorgimentali (in casa Rosselli-Nathan, nel 1872 era morto, sotto falso nome, Mazzini), fin dai primi tempi dopo la guerra mondiale, vengono schedati per la loro partecipazione a manifestazioni antigovernative. I due fratelli sono molto diversi tra loro. Carlo, il più votato all’azione e più estroverso, si è laureato a Firenze nel 1921 in scienze politiche con una tesi su “Il sindacalismo”. Gli studi di giurisprudenza, intrapresi successivamente, lo portano a Torino, dove conosce Luigi Einaudi e Piero Gobetti. Nello, lo storico e più introverso, con Piero Calamandrei, il fratello Carlo e i fratelli Niccoli fonda invece nel 1920 il “Circolo di Cultura”, che vuole essere un luogo di libero dibattito e ricerca sotto il magistero di Gaetano Salvemini, con il quale discute, nel 1923, la tesi di laurea “Mazzini e il movimento operaio dal 1861 al 1872”. Il Circolo viene però chiuso d’autorità nel 1925. Carlo, grande ammiratore di Matteotti e di Turati, aderisce al PSU, anche se sente che occorre fare di più per abbattere il fascismo. Non c’è tempo da perdere. Bisogna “insorgere per risorgere” e “Non mollare” mai.
Nel 1926 con Bauer, Pertini, Parri, Oxilia, Carlo organizza e finanzia l’espatrio clandestino di Turati, da Savona alla Corsica e a Nizza. Scoperta la fuga, Carlo viene arrestato e condannato a dieci mesi di carcere e inviato per 5 anni al confino di Lipari, dove scriverà “Il Socialismo Liberale”. Nello è relegato invece al confino di Ustica.
Una notte dell’estate 1929 Carlo fugge da Lipari insieme a Francesco Nitti ed Emilio Lussu e giunge, dopo mille traversie, via Tunisia a Parigi. È la seconda volta che beffa Mussolini. Ritrovato il fratello Nello, i due alloggiano all’Hotel de Champagne, non lontano dalla abitazione di Salvemini. È allora che nasce “Giustizia e Libertà”, che vuole essere un movimento e non un partito. Gli aderenti sono repubblicani, socialisti, lui stesso lo è, e democratici, che intendono battersi per la libertà, la repubblica e la giustizia sociale. In quei giorni Carlo mette a fuoco le basi teoriche della propria militanza e dell’attività clandestina in Italia, compresi i voli aerei per diffondere sul territorio italiano il nuovo movimento come quello nel 1931 di Bassanesi e Dolci. Nel 1936 va in Spagna, dove organizza la “Colonna di volontari Italiani”, che si batte al fianco degli anarchici spagnoli in aiuto alla resistenza della Catalogna.
“Oggi in Spagna, domani in Italia” è il messaggio che Carlo lancia da Radio Barcellona. Un messaggio, un grido di guerra che, come vedremo, il Duce non poteva sopportare. Combatte i franchisti a Monte Pelato e a Almudevar e incontra l’anarchico Camillo Berneri, già conosciuto a Firenze al “Circolo di Cultura” e che sarà ucciso dai comunisti nel maggio del 1937 a Barcellona.
Nel 1937 Carlo torna in Francia per curarsi la flebite che le battaglie hanno aggravato. Soggiorna a Bagnoles-de.l’Orne, una località termale della Normandia, dove lo raggiunge Nello che non lo vede da due anni. Il 9 giugno 1937, fatta colazione, i due fratelli fanno una gita in macchina a Alencon, rientrando attraverso il parco di Couterne, quando vedono la strada sbarrata da un’altra auto che sembra in panne. Scendono per dare una mano, ma vengono accolti da colpi di pistola e pugnalate. I loro corpi sono ritrovati l’11 giugno. L’auto intanto è stata bruciata.
I funerali a Parigi sono imponenti. In prima fila ci sono Garosci, Cianca, Lussu e Tarchiani. Non mancano tanti altri esponenti di primo piano dei repubblicani, dei socialisti e dei democratici presenti in esilio.
Oltre centomila persone formano il corteo funebre diretto al celebre cimitero di Pere-Lachaise. A sorreggere il cuscino con la sua divisa e il berretto da miliziano usati durante la guerra si Spagna è l’intellettuale e storico Aldo Garosci. Oggi i fondatori di “Giustizia e Libertà” riposano nel cimitero di Trespiano a Firenze.
Frédéric Pottecher, il cronista di Paris-Soir racconta che, mentre si avvicinava all’ingresso della scuola elementare dove erano stati portati i due cadaveri, un gendarme gli rivelò che sul pugnale piantato nel petto di Nello erano incise le parole “eroi fascisti”.
Ma chi li ha uccisi e su mandato di chi? Dal processo tenuto nel 1948 in Francia emergono due nomi: Fernand Jakubiez, condannato ai lavori forzati a vita per le 17 coltellate inferte a Nello e Jean Filliol, chiamato in correità dallo stesso Jakubiez. Filliol era noto per essere un picchiatore e un Killer. Ha partecipato, tra le tante imprese a lui attribuite, all’aggressione del 13 febbraio 1936 contro il dirigente socialista Léon Blum.
Ora il capo della Cagoule, Deloncle, gli conferisce il compito di organizzare la spedizione contro i fratelli Rosselli e sarà lui a sparare contro Carlo. Incriminato per l’omicidio Rosselli nel 1938 si rende latitante, rifugiandosi prima in Italia e poi in Spagna.
Non verrà più rintracciato.
Come istigatori del delitto furono indicati un certo Metenier (20 di lavori forzati), già ufficiale dell’esercito, che ammise di aver avuto contatti con il Sim (Servizio Informazioni Militari italiano), poi liberato nel 1951 perché ammalato, e Jacques Corrèze, componente della organizzazione di estrema destra francese “Cagoule”, chiamata così dal nome del cappuccio nero che gli appartenenti all’organizzazione usavano indossare per non farsi riconoscere durante le loro imprese criminali. In cambio della buona riuscita dell’operazione avrebbero ricevuto 2.000 mitra Beretti. Sul luogo del delitto in realtà c’erano anche l’autista della vettura e la moglie di Filliol, condannata a 5 anni.
Considerato l’interesse del regime di eliminare coloro che si ripromettevano con tanta determinazione di portare lo scontro dalla Spagna in Italia, molto probabilmente l’ordine partì direttamente da Roma.
Anche Salvemini, il loro maestro, indagò per scoprire chi fossero i mandanti e giunse a una duplice conclusione: La regia era stata del Sim e i benestare era stato dato dal Ministro degli Esteri Ciano.
Ciano avrebbe fornito i mezzi necessari a realizzare l’agguato con il coordinamento di Filippo Anfuso suo capo di gabinetto e il Sim. I contatti con i Cagoulards sarebbero stati tenuti invece da Santo Emanuele, ufficiale dei carabinieri distaccato al Sim, e il suo subordinato Roberto Navale. Santo al processo raccontò: “appena giunta notizia dell’assassinio fui chiamato al Ministero degli Esteri da Anfuso. L’incontro ebbe luogo in presenza di Ciano…l’atteggiamento di Ciano e Anfuso non fu di sorpresa, ma di soddisfazione mista a un tanto di preoccupazione per le conseguenze…ebbi così la certezza che l’ordine trasmessomi dal colonnello Angioi (capo del SIM) provenisse esattamente da Anfuso. Nel 1945 Santo venne condannato all’ergastolo per il delitto Rosselli. Sentenza poi mutata in assoluzione nel 1947 in Corte d’Assise di Roma, che rinviò il processo a nuovo ruolo presso l’Alta Corte d’Assise di Perugia.
Il 23-10-1948 a Perugia gli imputati vennero assolti dall’accusa d’aver favorito e organizzato l’assassinio. Due di loro con formula dubitativa. I mandanti quindi rimasero ufficialmente sconosciuti, anche se tutti ne conoscevano il nome da anni.
- Associazione socialista liberale
- Cose di provincia
- Dai teatri e altro
- Dal mondo
- Economia e Lavoro
- Il Mondo è Bello perché è Avariato
- Giustizia
- Il Corriere della Pera
- In evidenza
- Istituzioni e territorio
- L’editoriale
- L’occhiodelbue
- Non menare il can che dorme
- Parliamo di noi
- Pillole di cultura
- Politica
- Politique d’abord
- Prampoliniana
- Prima pagina
- Redazione
- Route El Fawari
- Sanita
- Sport in pillole
- Storia socialista
- Suffrangetta
Fabrizio Montanari
Autore. Fabrizio Montanari è nato a Reggio Emilia nel 1951 e ha svolto per molti anni attività lavorativa come Dirigente cooperativo. Socialista autonomista, è stato dirigente provinciale del PSI reggiano e regionale, segretario provinciale (1975) e membro della segreteria nazionale della FGSI (1976-77). Giornalista pubblicista, collabora a diverse riviste storiche (Ricerche Storiche, L’Almanacco socialista, Reggio Storia), e ai giornali 24Emilia e La Giustizia. È inoltre autore di diversi libri e saggi storici sul movimento socialista e libertario italiano.


1 commento
Grazie. Valdo Spini a Firenze è presidente della fondazione Fratelli Rosselli, molto attiva nel ricordo e nello sviluppo di una politica ispirata dai principi politici e umani di Carlo e Nello Rosselli.