Ci mancano oltre 5.700 medici di medicina generale. E sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia. Oggi ogni medico assiste in media quasi 1.400 pazienti, ma si arriva anche a 1.800, ben oltre il rapporto ottimale di 1.200 assistiti. La situazione è aggravata dal progressivo invecchiamento della popolazione e dal calo dei giovani medici che scelgono questa professione. E non è finita qui: oltre 8.000 medici andranno in pensione entro il 2028. Sono i tristissimi risultati dell’ultima rilevazione della Fondazione Gimbe sulla carenza di medici di famiglia in Italia.
Il medico di famiglia
Ogni cittadino iscritto al SSN ha diritto a un medico di medicina generale. I medici di famiglia però non sono dipendenti del SSN: operano in convenzione con le Asl sulla base di un Accordo Collettivo Nazionale (ACN) e di altri Accordi: quelli integrativi regionali e quelli attuativi aziendali, definiti a livello di singola Asl. Secondo la Fondazione Gimbe,
“la carenza dei medici di medicina generale è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi”.
Il risultato è che sempre più cittadini non riescono a trovare un medico vicino a casa, con disagi e rischi per la salute, soprattutto per anziani e pazienti fragili.
Italia sempre più anziana
Negli ultimi quarant’anni gli Over 65 sono passati dal 12,9% del 1985 al 24,7% del 2025. Gli Over 80 sono triplicati. Le previsioni Istat indicano che nel 2035 gli Over 65 saranno il 30% della popolazione. E così sono pure aumentate le malattie croniche: nel 2024 il 77,3% degli Over 65 soffriva di almeno una patologia cronica, e oltre la metà conviveva già con più malattie. “L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche generano bisogni assistenziali molto più complessi rispetto al passato – sottolinea Cartabellotta, il presidente della Fondazione Gimbe – Di conseguenza, un massimale di 1.500 assistiti per medico di famiglia, adeguato al quadro demografico sino agli Anni ’90, oggi riduce il tempo da dedicare ai pazienti, aumenta i carichi di lavoro e genera inevitabili ripercussioni su accessibilità e qualità dell’assistenza“.
Il rapporto tra medici e popolazione
L’Accordo collettivo nazionale stabilisce un massimo di 1.500 assistiti per medico, con possibilità di arrivare a 1.800 e oltre, con deroghe locali. In alcune aree, come nella Provincia autonoma di Bolzano, si può arrivare fino a 2.000. Secondo Gimbe, il rapporto ottimale tra medici e popolazione è passato da un medico di famiglia ogni 1.000 residenti a uno ogni 1.200, come confermato dal nuovo Accordo Collettivo Nazionale. Un parametro utilizzato per individuare le “zone carenti”, quelle in cui il numero di medici di famiglia è insufficiente rispetto al fabbisogno della popolazione. “Questa modifica è di fatto un espediente che sottostima la carenza di medici di famiglia sulla carta – segnala il presidente Cartabellotta – Aumentando il rapporto ottimale, infatti, cresce il numero di cittadini che devono restare senza medico affinché un territorio venga formalmente riconosciuto come “zona carente” e possa quindi essere attivato un bando“.
Pensionamenti in aumento e zero ricambio
Secondo le stime di Fimmg (la Federazione italiana dei medici di medicina generale) entro il 2028 saranno 8.180 i medici di famiglia che raggiungeranno l’età pensionabile, Le borse di studio per la formazione in medicina generale sono cresciute fino al picco del 2021, ma sono poi tornate a diminuire: nel 2025 scendono a 2.228, con un calo del 15%. Nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale sono stati più dei posti disponibili, ma in alcune Regioni – come Bolzano, Valle d’Aosta, Marche, Trento e Piemonte – è più marcata la mancata presentazione di candidati in rapporto ai posti disponibili. Un segnale del calo di attrattività della professione e delle difficoltà territoriali più acute.
Mancano oltre 5.700 medici
Le stime della Fondazione Gimbe documentano una progressiva riduzione dei medici di famiglia in tutte le Regioni, tranne nella Provincia autonoma di Bolzano. Tra il 2019 e il 2024 i medici di famiglia sono diminuiti del 14,1%. Al 1° gennaio 2025 ogni medico ha in carico in media 1.383 assistiti, con forti differenze regionali: dai 1.153 del Molise ai 1.533 della Lombardia.
Per garantire prossimità e libera scelta il rapporto ottimale dovrebbe essere di 1 medico ogni 1.200 assistiti. Con questo parametro, la carenza stimata è di 5.716 medici, distribuiti in 18 Regioni. Le situazioni più critiche riguardano quasi tutte le grandi Regioni.
Anche ipotizzando che tutti i medici vadano in pensione a 70 anni e che tutte le borse vengano assegnate, i nuovi ingressi non copriranno né i pensionamenti né le carenze attuali. Il gap stimato supera i 2.700 medici di famiglia. Dice Cartabellotta:
“Da un lato sempre più medici di famiglia scelgono di ritirarsi prima dei 70 anni, dall’altro il numero di medici che completa il percorso formativo è inferiore alle borse finanziate: non tutte vengono assegnate e almeno il 20% degli iscritti abbandona il percorso formativo”.
Serve una riforma della medicina generale
“Alla crisi della medicina generale bisognerebbe rispondere con una riforma organica, capace di rendere la professione più attrattiva – continua Nino Cartabellotta – Il dibattito politico negli ultimi anni si è sempre avvitato senza risultati sulla trasformazione del rapporto di lavoro del medico di famiglia. Oggi il quadro normativo si sta sviluppando su direttrici non sempre convergenti e troppo generiche“. Secondo il presidente, la vera priorità oggi è ripensare il ruolo del medico di famiglia: dalla formazione all’organizzazione del lavoro, fino all’integrazione con l’intera rete dei servizi territoriali e ospedalieri.

