“Non separi l’uomo ciò che Dio unisce”, tuona il sacerdote officiante allo scambio delle fedi nuziali e prima del bacio propiziatorio. E invece sarà prima delle europee quasi si volesse dargli il valore di un testimonial sulla affidabilità della premier: “quel che prometto faccio.”
Certo è che di polverone ne alzerà e il fuoco nemico sarà intenso. Non soltanto quello proveniente dalle sponde opposte delle due aule parlamentari, ma anche dall’ala giustizialista che si annida nutrita tra la popolazione: è bipartisan e da destra e sinistra ce n’è abbastanza un po’ ovunque.
E poi il fuoco più pesante arriverà dai magistrati, in assoluto il partito corporativo più influente della storia dei nostri ultimi 30 anni.
Da quel che si son detti in una riunione riservata a Palazzo Chigi, infatti, Giorgia Meloni e Carlo Nordio avrebbero deciso di presentare, entro le prossime elezioni, un disegno di legge costituzionale che introduca la separazione delle carriere dei magistrati.
Alla riunione erano presenti anche il sottosegretario Alfredo Mantovano, tutti i sottosegretari di Via Arenula, i presidenti delle Commissioni competenti di Camera e Senato e i responsabili Giustizia dei partiti di maggioranza.
Roba grossa. Sa molto del vertice preparatorio dell’operazione Barbarossa: ma quella finì male.
Comunque non vogliono lasciare nulla al caso e vogliono blindare l’operazione con una maggioranza iper-compatta.
Il risultato è che c’è totale adesione a separare le carriere dei magistrati e a istituire un doppio Csm.
Da decidere il metodo di elezione delle componenti togati se con sorteggio ‘secco’ o ‘mediato’. In questo ultimo caso, per i magistrati sorteggiati ci sarebbe poi una a successiva selezione. Si esclude invece l’ipotesi della nomina di metà dei componenti del Csm da parte del Governo.
Nell’incontro si sarebbe stabilito anche di accelerare al massimo sul provvedimento per l’eliminazione dell’abuso d’ufficio.
Si è anche deciso di istituire un’Alta Corte, deputata a giudicare sia i magistrati giudicanti che requirenti con competenza su tutto il territorio nazionale, superando il criterio esistente della Corte d’appello più vicina a quella nel cui territorio opera il magistrato in stato d’accusa.
Questa roba sostanzialmente ci piace, ma lo diciamo da sempre, confidando in una svolta garantista del sistema giustizia. Dopo il divorzio ai riformisti piace anche la separazione anche se solo tra i giudici.
Ci piacerebbe se ci fosse la convergenza di tutta la sinistra che, per le sue tradizioni ideologiche e la sua storia, dovrebbe avere impronte diverse da quelle che manifesta, che la mentalità forcaiola è più dell’ala conservatrice della società che di quella progressista. Ma a quanto pare dalle parti della sinistra italiana il giallo ha sbiadito il rosso e il populismo grillino ha preso il sopravvento.
Forse è proprio per questo che in questo paese c’è un forte bisogno di un centro-sinistra, che la sinistra c’è già.
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Vice Direttore. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Da pochissimi anni ha iniziato a cimentarsi nell’arte della letteratura e ha già pubblicato quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale. Impegnato in politica è attualmente membro del movimento Socialista Liberale.

