Ha vinto.
E i risultati delle urne non si contestano, mai (a differenza di quello che ha fatto lui quattro anni fa).
Non si contestano ma si commentano e se è necessario si discutono anche.
La elezione di Trump fa il paio con un filone sociale planetario che vede i populismi, le politiche dell’insulto e del disprezzo per l’avversario, le promesse facili, le diffusioni degli egoismi, le intolleranze, i facili mantra del tipo “prima gli americani” (o prima gli italiani come diceva quel fenomeno di Salvini), le promesse dei soldi e delle ricchezze, i facili abbracci all’ovvio e allo scontato – alla faccia di valori ben più nobili quali la solidarietà, l’equità, la giustizia sociale, la libertà, la tolleranza, la generosità – fare sempre più braccia tra la gente in numerosi luoghi del mondo.
Si pensi all’Europa, si pensi alla Le Pen, a Salvini, a Orban, alla stessa Meloni e a quello che diceva fino al suo incarico di capo del governo. Si pensi a Trump. Tutti esponenti politici che fanno e hanno fatto della propaganda semplicistica il loro mantra politico.
Tutti a modo loro “Cetto La Qualunque” a promettere “pilu” per tutti per nascondere i veri problemi che deve affrontare chiunque si pone alla guida di un paese o di una comunità.
È facile promettere sicurezza dicendo che si vuole abbattere la immigrazione, come se in un paese l’unica fonte di criminalità provenga dagli immigrati e non siano invece fenomeni, ahimè, diffusi tra la società perché ogni comunità ha la sua sacca di devianze.
Dico questo perché pare che questo sia stato il tema che ha fatto vincere Trump, ed era stato il tema che aveva fatto vincere Salvini qualche anno fa quando chiedeva dalla piazza di Roseto “pieni poteri”.
E fa niente che uno stato è chiamato invece a soddisfare, il più possibile, i bisogni della collettività che governa dovendosi barcamenare tra la scarsezza delle risorse.
Fa niente se si parla di immigrazione e si fa credere che ove c’è un crimine c’è un immigrato per prendere voti facili e poi l’economia ristagna, le imprese non decollano specie, anzi soprattutto, tra le piccole debolezze di un paese, tra le genti che vivono gli ambienti delle prossimità e che lottano ogni settimana per arrivare al sabato.
Fa niente che di questi tutti se ne fregano, l’importante è che Trump, come Salvini e tanti altri, continuino la loro campagna di disinformazione mentre i reali problemi di un paese restano lì a galleggiare nella stagnante acqua della palude
Ma se questi messaggi fanno presa e uno come Trump vince largamente la corda verso la Casa Bianca vuol dire che ci sono persone che lo stanno a sentire e gli danno pure il voto.
Ed è questo il vero problema della società moderna.
È indubbio che le moltitudini che si accodano a personaggi del genere e che sono pronte ad ascoltare un certo tipo di parole e di discorsi, sono figlie di un diffuso analfabetismo funzionale presente, ahimè, tra tantissimi degli strati che compongono la società.
Del resto i tanti video di ragazzi, ben vestiti, che frequentano discoteche e bevono cocktail raffinati ma poi non sanno dov’è e cos’è l’imene e per qualcuna è in Norvegia, per un’altro è posata sul fianco sinistro e per un altro ancora è una nota località del sud dell’Italia, la dice lunga di quanto l’ignoranza, altro che il covid, sia la pandemia più pericolosa della nostra epoca.
Gente superficiale si accoda a personaggi superficiali che fanno discorsi superficiali.
È il mod di questa era, derivato da un sistema di comunicazione semplicistico come quello dei social che ha ridotto qualunque messaggio politico a una banale e stucchevole collezione di slogan brevi e stringati lontani da qualunque ragionamento o approfondimento.
E quindi anche in Italia ci sono quelli che osannano Trump e fa niente che il nuovo Presidente americano ha detto più volte che proteggerà il mercato interno americano imponendo dazi sulla importazione così pesanti da scoraggiarla, fa niente se ha più volte detto che la Nato è un peso e va smantellata, fa niente se ha più volte detto che i problemi dei conflitti internazionali lui li risolverà direttamente con Putin che “tanto si intendono”, fa niente se ha detto che l’Europa è solo un intralcio allo sviluppo dell’economia americana.
Fa niente se noi siano in Europa, se l’Italia è uno dei paesi che esporta in America il maggior numero di prodotti, se la guerra l’abbiamo a due passi.
Invece anche in Italia ci sono persone che mettono la sciarpetta pro-Trump e esultano per la sua vittoria.
Conte e Salvini sono stati i primi, si sono scapicollati, forse in memoria del loro sodalizio quando erano al governo giallo-verde.
Guardando questa gente la parola che mi viene sulla punta della lingua sarebbe un’altra ma oggi sono buono e mi limito a chiamarli sprovveduti.
Una curiosità però ce l’ho.
Chissà quanti nel nostro paese sanno cos’è l’imene.
(A seguire il video del sondaggio sull’imene.)

