Il ‘giorno della liberazione’ degli Usa annunciato da Donald Trump è arrivato.
A me ‘sta storia della “liberazione” mi fa spisciare dal ridere come quella di Salvini che si dichiara un eroe per aver “salvato i confini della patria”.
Quando andavo al liceo se qualche nostro compagno avesse detto fregnacce simili sarebbe stato preso a schiaffatoni sul capocollo per un anno intero.
Invece le dicono Trump e Salvini, tenendo ben distinti i differenti pesi dei personaggi, e nessuno dice niente, anzi raccolgono pure applausi.
Comunque da questa notte (ora italiana) sono partiti i dazi e Trump gongola come l’orso Yoghi felice di aver fatto vedere quanto è forte.
L’Unione europea si dice pronta alla reazione ma non intende scoprire subito le proprie carte: “La nostra risposta arriverà al momento opportuno“, sintetizza un portavoce della Commissione.
Nel tentativo di mantenere una linea compatta tra i 27, la presidente Ursula von der Leyen è stata in contatto con tutti i leader Ue in modo da riuscire a dare davvero una risposta coordinata.
L’obiettivo è quello di evitare divisioni e fughe in avanti tra gli Stati membri, che potrebbero essere tentati di trattare direttamente con Washington.
È per questo che, mentre Parigi fa sapere che “una decisione europea dovrebbe essere annunciata prima della fine di aprile, in modo concorde, unito e forte”, Bruxelles precisa che “la Francia non parla a nome dell’Unione europea, quando si tratta di politica commerciale. Noi comunicheremo i tempi precisi della nostra risposta nel momento in cui saremo pronti a farlo”.
Intanto le borse europee frenano ma non crollano.
Milano ha avviato le contrattazioni col Ftse Mib che segnava -2,01%. Indici negativi anche le altre principali piazze europee: il Dax di Francoforte giù del 2,21%, il Cac 40 di Parigi del 2,19% e il Ftse 100 di Londra dell’1,43%. Arretra notevolmente anche l’Aex di Amsterdam, a -1,8%. L’Ibex 35 di Madrid cede l’1,4%.
Ma forse i contraccolpi peggiori si avranno su quella americane.
Bisogna solo aspettare un paio di ore. New York si sta svegliando adesso.
Vedremo cosa succederà.
In basso la teballa di aplicazione dei dazi paese per paese nel mondo.



1 commento
Stante l’attualità dell’argomento, e l’interesse a parlarne, nella odierna giornata mi è capitato di ascoltare persona che dice di essere in contatto con parenti residenti in USA, secondo i quali le produzioni provenienti dal Belpaese, segnatamente quelle del settore alimentare e manifatturiero, potranno semmai avere una qualche iniziale flessione, sul piano delle vendite, a fronte dei prezzi aumentati (salvo le fasce di reddito che potranno permettersi una maggiore spesa, tanto da continuare ad avvalersene), ma la politica attuata dalla odierna Amministrazione USA dovrebbe portare ad un significativo e non lontano rafforzamento della loro economia. accrescendo di riflesso il generale potere d’acquisto, tanto da renderne possibile l’acquisto anche da parte di categorie sociali che fino ad ora non potevano permetterselo, o ne fruivano in misura molto contenuta (io non sono ovviamente in grado di valutare la fondatezza di detta tesi, ma non mi sembra essere priva di una qualche logica).
Paolo Bolognesi 03.04.2025