di Marco Andreini
Come sempre accade nei dintorni di ferragosto la politica, invece di andare in vacanza, spara balle spaziali per riempire i giornali e se non c’é la classica notizia di nera tipica di ogni estate ecco che i giornali si scatenano parlando di un paese in crisi e sull’orlo del baratro.
Per chi come il sottoscritto é abituato solo a guardare e studiare i numeri mi permetto umilmente di suggerire ai grandi capi del campo largo di fotografare questi famosi dati: nel 2019, prima della pandemia, occupazione 59%, disoccupazione 9,1%, disoccupazione giovanile 29,9%.
Oggi, dati Istat del maggio 2025: occupazione quasi 63%, disoccupazione 6,2%, disoccupazione giovanile 21%. I numeri spiegano che l’economia é cresciuta, e allora perché viene raccontata questa favola che si accompagna anche alla balla delle spiagge vuote e anche qui Eurostat nega certificando che mai tanti italiani sono in vacanza dal 2004. Estero e montagna valgono quanto l’andare al mare.
E allora perché viene fatta questa narrazione direbbe il buon Niky Vendola? Le risposte possono essere varie, ma tutte portano al classico di sempre: “Piove, governo ladro”.
Una sinistra diventata oramai solo la pessima immagine di se stessa, appiattita come non mai sulla Anm, vista come avanguardia della riscossa antimeloniana, che considera leader carismatici Fratoianni e Bonelli, che con Vendola facevano a malapena gli assistenti, non riesce ancora a metabolizzare quanto é accaduto nelle ultime elezioni politiche e crede che sommando mele, pere e banane si vincono le elezioni.
In particolare modo non si rassegna a tutto quel mondo di pseudo intellettuali che fanno riferimento agli articoli di Repubblica, ai talk show di Cairo e alla Pravda di Travaglio e non riescono a capacitarsi di come un partito che fino a ieri aveva il 3% ora balli costantemente da 3 anni intorno al 30%. Paiono avere conati di bile ogni volta che Time, Figaro o Economist piazzano la foto di Meloni in copertina.
Eppure é dal 1993, che é tutto chiaro: la sinistra non ha mai vinto le elezioni, non bastò nemmeno il golpe di Tangentopoli per portare gli eredi di Togliatti al governo e si e’ dovuto passare dal comunismo al liberismo della City per vedere a palazzo Chigi il primo ex comunista, che peraltro ha provveduto a bombardare Belgrado su ordine di Clinton, senza neanche chiedere il permesso al parlamento, altro che boicottare i cannoni dell’Oto Melara a Genova
Spero a questo proposito, che il direttore mi consenta di fare una domanda
al mio paesano, semper minister, Andrea Orlando: come immagini che vadano spediti i cannoni che Oto Melara produce? Penso che quando, come ultima spiaggia della tua avventura politica, ti candiderai a Sindaco della tua città, te lo chiederanno insieme al sottoscritto, anche tutti i dipendenti della Difesa a cui finalmente dovrai andare a chiedere il voto e avendo appoggiato tu la battaglia ridicola ipocrita dei portuali, spero che tu abbia idea di cosa dovrebbero produrre a Oto e Mbd al posto dei cannoni e dei missili.
E’ proprio partendo da questa ipocrita battaglia portata avanti dal “semper minister”, che si capisce perché questi gruppi dirigenti della sinistra non sono credibili.
Come può essere ritenuto credibile un politico che propone oggi il salario minimo dall’opposizione, dopo averlo avversato da ministro del lavoro, quando gli sarebbe bastata una riga per farlo diventare legge?
E qui mi gioco l’ultima uscita a ruota libera. Tredici milioni sono i lavoratori dipendenti, 7 milioni sono i lavoratori nel settore privato che debbono rinnovare i contratti. Domanda ferragostana da uno che nel 1980 ha firmato un contratto in fabbrica (6,15 ore lavorate, pagate 8): chi è deputato a rinnovare i contratti se non le parti sociali, come sancito dalla carta art 39/40, altro che Meloni?
Certo che se Pucciarelli, Giannini e simili giornalai avessero l’onestà intellettuale di chiedere a Landini perché dopo 23 mesi dalla scadenza contrattuale non si firmano i rinnovi per quasi 7 milioni di lavoratori forse capirebbero perché sono bassi i salari. Altro che salario minimo o contratti pirata.
No. Il problema dei bassi salari é responsabilità di un sindacato che non ha alcun potere contrattuale. Ho seguito a livello nazionale, dal 1983 al 1996, tutti i rinnovi dei metalmeccanici e se i padroni non venivano ai tavoli li costringevamo a venire, ma noi non andavano a piangere in televisione sul precariato, un minuto dopo che la tua categoria aveva firmato il rinnovo dei lavoratori in somministrazione. Sarà un caso o sarà forse perché su 1500 ore di ogni cosiddetto precario inviato in missione dalle agenzie di somministrazione (500.000 )il sindacato riceve 10 euro nei conti correnti della categoria.
Ecco, forse, una sinistra vera capirebbe che in presenza di una nuova rivoluzione, come quella dell’Ai, e questa volta tocca anche il know stesso della classe lavoratrice, quello che serve davvero alla gente é di mettere il lavoro e il salario al primo posto, ma non a chiacchiere nei talk show, ma concretamente, sfidando governo e parti sociali a definire un vero patto sociale teso a rinnovare quel grande accordo del ‘93 che fece entrare il Paese in Europa. Vedremo se avranno l’intelligenza e l’umiltà, Landini e Bombardieri, di raggiungere questo obiettivo.


1 commento
Il ragionamento qui sviluppato riguardo al mondo del lavoro non mi sembra mancare di logica, ma c’è un altro aspetto o argomento, a mio avviso affatto irrilevante, che mi sembra sparito dal dibattito, o comunque scarsamente presente, ossia la partecipazione del lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese, secondo il titolo della legge n. 76 del 15 maggio 2025.
Paolo Bolognesi 13.08.2025