di Rino di Fonzo, politico di spicco della democrazia cristiana abruzzese, più volte amministratore pubblico nella prima repubblica con grande esperienza nel campo della sanità.
Purtroppo non sono tutti uguali.
Se lo fossero stati, forse la Scienza non si sarebbe barricata in una strenua ed incondizionata difesa della pratica vaccinale, divenuta ottusamente negazionista con l’insorgere dei movimenti cosiddetti No-Covid.
Si è messo tutto insieme nel calderone del populismo, coloro che erano contrari all’obbligo vaccinale con chi riteneva il Coronavirus un’invenzione delle classi dominanti per lucrare sulla distribuzione globale dei vaccini.
Lo si è fatto trascurando di predisporre un serio monitoraggio del fenomeno post-vaccino, più efficace di quello dell’AIFA puramente formale.
L’impossibilità di essere ascoltati da chi ha governato la campagna vaccinale è derivata da questo atteggiamento della Scienza e dei virologi in particolare e poi, a cascata, della politica e della burocrazia che di essa si è coperta per giustificare le azioni governative.
Occorre rimediare, anche se in molti casi ormai è tardi, cercando di riconoscere che il vaccino ha procurato, in molti casi, danni irreparabili sulla qualità della vita di molti cittadini e cittadine, predisponendo strumenti legislativi idonei per alleviare le sofferenze, anche economiche, derivanti dalla sottovalutazione degli effetti indesiderati del vaccino.
La politica deve smettere di preoccuparsi di “borgatare” e di “radical chic” e ricominciare ad occuparsi di chi va perdendo fiducia nella concretezza della democrazia.
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