Mentre a Firenze la dirigente Silvia Conti, a capo della Polizia Mobile del capoluogo toscano ma che forniva forze anche a Pisa, a meno di una settimana dalle cariche al corteo pro-Palestina di Pisa, viene trasferita a Pescara, apparentemente per uno spostamento già da tempo programmato, dalle parti dei vertici nazionali del centrodestra si leccano le ferite.
Non per le vicende gigliate, ma per la sconfitta sarda.
Dopo un vertice a Roma, tra la Meloni, Tajani e Salvini, con una nota congiunta è stata annunciata l’intesa sui candidati forzisti Vito Bardi, in Basilicata, e Alberto Cirio, in Piemonte, e la leghista Donatella Tesei, in Umbria.
“I presidenti di Basilicata, Piemonte e Umbria, che hanno ben governato, saranno i candidati di tutto il centrodestra unito ai prossimi appuntamenti elettorali regionali”, recita il comunicato siglato da Fdi, Lega, FI, Noi moderati e Udc.
Prove tecniche di compattezza all’indomani di una sconfitta elettorale, la prima dall’insediamento del governo di Giorgia Meloni, che “coce” più di un palo di ferro incandescente accostato agli occhi alla Indiana Jones maniera.
E infatti quegli occhi sono rivolti all’Abruzzo dove, tra dieci giorni, si vota e dove dagli ultimi sondaggi le distanze tra i due candidati non sarebbero così trionfali come si pensava subito dopo l’epifania.
Manifestano “ottimismo” sull’esito del voto nella regione dei parchi, ma il governatore uscente Marco Marsilio, uomo vicinissimo a Giorgia Meloni, gode di pochissima stima e fiducia tra gli abruzzesi rispetto al suo avversario, l’ex rettore dell’Università di Teramo, Luciano D’Amico, alla guida della coalizione di centrosinistra.
La differenza con la Sardegna la fa il fatto che in Abruzzo non c’è un Soru di mezzo e la sfida è un “uno contro uno”.
A sostegno di Marsilio i tre leader della coalizione, Meloni, Salvini e Tajani, martedì saranno a Pescara, per un comizio congiunto.
Nel centrodestra fanno “quadrato” e si cercano di “congelare” le frizioni dei giorni scorsi per non dare nell’occhio.
Il fine è quello di cercare di evitare effetti “domino” dopo la batosta sarda e affrontare al meglio l’appuntamento elettorale abruzzese, tra l’altro così troppo ravvicinato.
Eppure a breve dovranno affrontare diversi scogli, non tutti importanti per il paese, ma dirimenti per i loro equilibri quale la riforma delle amministrative del 2025 con l’introduzione del terzo mandato preteso dalla Lega, e osteggiato da FI e Fdi, per consentire le rielezione di Luca Zaia in Veneto.
Per cui, dopo la “lezione” sarda hanno deciso di mascherare terrore e divisioni e di accelerare e chiudere la discussione sulle candidature dell’anno in corso.
Sull’altro fronte la marcia verso le elezioni prosegue tranquilla e sommessa, lunedì Calenda è all’Aquila e D’Amico è in giro per l‘Abruzzo in visita, comune per comune, per ascoltare la voce dei cittadini abruzzesi tra le piazzette e i campanili dell’appennino della regione di Ovidio, di D’Annunzio, di Silone, di Flaiano, di Mezzanotte e Michetti e di Croce, Capograssi e Caffè.
Dalle parti del centrosinistra regna la tranquillità dell’out-sider, dall’altra parte hanno la paura di una seconda Cagliari.
Il romanaccio Marsilio forse nella sua testa ripensa all’aforisma capitolino e teme che si possa avverare.
“Chi entra papa in conclave, ne esce cardinale”.
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Vice Direttore. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Da pochissimi anni ha iniziato a cimentarsi nell’arte della letteratura e ha già pubblicato quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale. Impegnato in politica è attualmente membro del movimento Socialista Liberale.

