Fu il primo parlamentare nella storia del socialismo modenese. Eletto nel 1890, venne riconfermato fino al 1924. Decadde, come tutti i deputati dell’opposizione, il 9-12-1926. Nel corso del suo impegno politico fu eletto più volte anche nel Consiglio comunale di Finale Emilia e Modena e nel Consiglio provinciale della sua città. Guidò come presidente la Congregazione di Carità con imparzialità, generosità, esprimendo sempre un’attenzione alle condizioni dei più deboli e degli emarginati. La sua biografia è simile a quella dei più nobili pionieri del socialismo umanitario e riformista padano.
Figlio di ricchi possidenti, Tommaso e Elisabetta Kostner, di sentimenti repubblicani-garibaldini, nacque a Finale Emilia nel 1856, dove frequentò le scuole primarie, per poi spostarsi a Genova e diplomarsi in un Istituto superiore di commercio. Rientrato a Finale Emilia nel 1880 si interessò delle condizioni di vita dei contadini e degli operai, notoriamente miserrime. Nell’intento di migliorare la loro condizione fondò nel 1886 “L’Associazione degli operai braccianti” e promosse la creazione delle Leghe contadine, incoraggiando le loro proteste e i primi scioperi.
Non si può dimenticare nemmeno la sua presenza con Luigi Cavallotti in Sicilia nel 1884 per aiutare, denunciare le necessità sanitarie e promuovere raccolte di fondi a favore dei colpiti dal colera.
Arrestato e condannato più volte, nel dicembre del 1890, dopo una combattuta e difficile campagna elettorale del 22 marzo, venne eletto alla Camera dei Deputati. In coerenza con quanto promesso nei suoi discorsi elettorali, si batté con forza per l’abolizione dei dazi sul grano, per la realizzazione delle bonifiche, perché anche le cooperative fossero destinatarie di appalti pubblici, per la realizzazione di moderne linee ferroviarie nel modenese e in tutta la Valle Padana, che avrebbero facilitato i commerci e cancellato l’isolamento di gran parte della popolazione delle campagne e della montagna. Allo scopo strinse una assidua collaborazione con i socialisti reggiani guidati da Camillo Prampolini.
Agnini fu uno dei fondatori del Partito socialista nato a Genova nel 1892. La presenza in quella assise rappresentò per lui una straordinaria esperienza formativa e la possibilità di conoscere e stringere rapporti con molti rappresentanti di altrettante realtà locali. Nel periodo dei fasci siciliani e della repressione crispina volle rendersi conto di persona della situazione, che già aveva prodotto feriti e morti. Nel 1893, infatti, con Prampolini raggiunse Palermo, ma venne loro impedita la permanenza sull’isola e dovettero rientrare nei loro collegi. Instancabile attivista, nel 1907 diresse il “comitato di agitazione” di un grande sciopero bracciantile a Argenta, che si concluse con l’acquisizione di migliori condizioni di lavoro e un aumento economico.
Nel 1912, al Congresso nazionale di Reggio Emilia, a riprova della stima e della riconoscenza per la sua opera a favore del più bisognosi, fu designato a far parte della presidenza dell’Internazionale socialista. Anche da quella posizione si batté con forza contro la Prima guerra mondiale, nella quale tra l’altro, trovò la morte suo figlio Nino, tenente dell’aviazione. Svolse con passione anche attività giornalistica, collaborando ad alcuni giornali come Il Naviglio e Il Sol dell’Avvenire.
Il 14-12-1920 fu aggredito dai fascisti a Modena mentre passava davanti al “Caffè Nazionale”, ma non per questo desistette dal portare avanti le sue battaglie per la difesa dei valori di libertà e di giustizia sociale.
Nel 1922 aderì al PSU di Matteotti e, inseguito alla uccisione del suo segretario, partecipò all’Aventino.
Dichiarato decaduto, come tutti i deputati antifascisti, da parlamentare nel dicembre del 1926, si ritirò dalla politica attiva fino alla liberazione, continuando comunque a essere vigilato e minacciato.
Il 25 settembre del 1945 fu chiamato alla presidenza, come membro più anziano, della prima riunione della “Consulta Nazionale”, organismo composto da 440 membri di nomina governativa, previsto in preparazione dell’Assemblea Costituente.
Memorabile rimase il suo discorso d’apertura dei lavori che poi espresse come presidente effettivo Carlo Sforza. Ormai molto anziano e provato nel fisico, nel suo messaggio dimostrò di possedere ancora grande lucidità e coraggio civile. Ricordò le battaglie passate, i dolori e le speranze di un intero popolo, i martiri che immolarono la loro vita e auspicò, considerate le gravi connivenze della monarchia con il fascismo, una Italia libera, giusta e, perché no, Repubblicana.
Purtroppo pochi giorni dopo, l’8 ottobre, morì a Roma all’età di 89 anni.
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Fabrizio Montanari
Autore. Fabrizio Montanari è nato a Reggio Emilia nel 1951 e ha svolto per molti anni attività lavorativa come Dirigente cooperativo. Socialista autonomista, è stato dirigente provinciale del PSI reggiano e regionale, segretario provinciale (1975) e membro della segreteria nazionale della FGSI (1976-77). Giornalista pubblicista, collabora a diverse riviste storiche (Ricerche Storiche, L’Almanacco socialista, Reggio Storia), e ai giornali 24Emilia e La Giustizia. È inoltre autore di diversi libri e saggi storici sul movimento socialista e libertario italiano.

