Questo il documento approvato al convegno di Montegrotto: “Il Movimento socialista liberale dovrà essere l’occasione per concorrere a dare finalmente una casa alle forze riformiste di questo paese. Per decenni la politica italiana è stata costretta a un bipolarismo che prima ha tramutato gli avversari in nemici di opposti schieramenti, poi ha radicalizzato il dibattito pubblicо spostandolo su posizioni spesso meramente ideologiche e nocive all’individuazione di soluzioni concrete a beneficio di tutti i cittadini. Lavoriamo per promuovere una costituente aperta a tutti quei partiti, movimenti, associazioni che si riconoscono nel riformismo, nelle sue diverse declinazioni: liberaldemocratica, socialista, popolare. Sono queste le culture alla base dei valori dell’Unione Europea, è da queste tradizioni che hanno preso origine, nei vari paesi che la compongono, le più importanti stagioni di riforme. Oggi più che mai, nel delicato e drammatico contesto internazionale, abbiamo bisogno di queste culture. In questo modo, già a partire dai primi appuntamenti elettorali, sarà possibile presentare una proposta politica comune, con l’obiettivo di dar vita, entro le prossime elezioni politiche, a un nuovo soggetto riformista che rappresenti un chiaro riferimento elettorale. Le linee essenziali del Movimento, che aprirà la campagna di adesioni, fissando poi l’assemblea di tutti gli iscritti, sono le seguenti: 1) Una netta propensione alla pace in Palestina assecondando i venti punti di Trump, accolti da Netanyahu, dall’Anp, dai paesi arabi tranne l’Iran, da tutta Europa (importante anche l’astensione concordata delle opposizioni italiane in Parlamento), mentre Hamas pare anch’esso avviato ad accettarli. Si tratta al momento dell’unico modo per por fine alla carneficina di Gaza. Chi lavora contro deve essere consapevole che opera per la continuazione della guerra. 2) Un appoggio senza condizione alla lotta di resistenza all’invasore russo del popolo ucraino. Ben sapendo che, qui, i margini di un accordo sono molto ristretti e un negoziato tra le parti, dopo l’incontro di Anchorage tra Trump e Putin, deve ancora iniziare per responsabilità di Putin che ha invece iniziato una guerra ibrida coi paesi europei. Il movimento condivide il piano di difesa, votato da tutti i socialisti europei tranne che dal Pd, illustrato dalla Von del Leyen. 3) Si ritiene che l’Europa debba unirsi subito. Soprattutto in settori chiave quali la politica estera, la difesa, la finanza e che una mancata unità politica rischia di essere pagata a caro prezzo dagli stati nazionali. L’Europa unita può e deve svolgere un ruolo di terzo polo tra la nuova alleanza di Pechino, che coinvolge Russia, India e altri paesi generalmente autocratici o dittatoriali, e un’America che con Trump oscilla tra tentativi anche generosi di por fine alle guerre e pesanti ritorsioni economiche da far pagare a paesi tradizionalmente amici. 4) Il movimento deve essere parte della tradizione del socialismo riformista e liberale che ha i suoi padri in Turati, Rosselli, Matteotti, Saragat, Nenni e Craxi, ma anche nella stagione delle lotte sui diritti civili che hanno visto protagonisti Fortuna e Pannella. Oggi questo filone non esiste nella coalizione del cosiddetto campo largo, dominato dal massimalismo e dal populismo e nella quale ai riformisti é assicurata solo una tenda minoritaria. Dunque il movimento, che si ritiene altresì alternativo alla destra, si colloca in autonomia e dialoga con quanti si ritrovano nella stessa collocazione: Azione di Calenda, il movimento liberaldemocratico di Marattin, associazioni e liste civiche 5) In particolare il movimento deve impegnarsi a sostenere la riforma costituzionale della giustizia che prevede la separazione delle carriere dei magistrati, vigente in tutti i paesi europei a lunga tradizione democratica, lo sdoppiamento del Csm e una elezione per sorteggio degli stessi, tutti punti che si trovano nella proposta di legge della Rosa nel pugno, primo firmatario Enrico Buemi. Al referendum il movimento si impegnerà nella campagna per il sì. 6) Gran parte delle sinistra italiana ha in questi trent’anni, sempre sostenuto la magistratura anche quando commetteva palesi violazioni. Tiepida sul caso Tortora, colpevolista sul caso Craxi, silente sul caso Del Turco, ha evidentemente un debito da pagare che risale al suo mancato coinvolgimento ai tempi di Tangentopoli come riferisce con dovizia di particolari il sen. Pellegrino nella sua intervista al Corriere della sera. Chiediamo ancora per questo l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta su Tangentopoli. 7) Il movimento deve proporre la fine del Parlamento dei nominati, con la reintroduzione del sistema delle preferenze, che peraltro ancora esistono alle consultazioni europee, regionali e comunali, o dei collegi uninominali, la fine dell’incompatibilità tra assessore regionale-comunale e consigliere, l’elezione diretta dei Consigli provinciali, perché le province soni dimensioni storiche incancellabili, nonché una preferenza, per quanto concerne la riforma dello stato, sul modello tedesco, con elezione proporzionale del Parlamento. 8) Il movimento promuoverà un’apposita conferenza sul tema del lavoro e in particolare di quello giovanile e femminile, dei bassi salari, del salario minimo, del ruolo del sindacato in una moderna democrazia occidentale.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


3 commenti
Vai Mauro. Io ci sono
Sono d’ accordo su gran parte del documento ma avendo lavorato per due anni con gli ucraini e sapendo dei 14.000 russofoni che gli ucraini hanno ammazzato prima dell’ intervento della Russia io non sto con il governo Ucraino. Poi ritengo si deve andare alle elezioni in autonomia le alleanze si faranno poi quando si sarà raggiunto un gruzzolo di consensi attorno al 10 per cento altrimenti si resterà mezzadri come sì è ora
Piuttosto che rispondere all’ennesimo dato (anche datato) di disinformazione putiniana mi permetto di indicarle un articolo (uno dei mille di fonti autorevoli e verificate), che smentisce la sua credenza sui “14000 morti”.
Premesso che non importa la fazione, sono sempre 14000 di troppo.
Smettiamola per carità di dare credito alle mistificazioni del Fatto e della corte antisistema, o quantomeno se.vogliamo parlarne è bene prima verificare ed incrociare le fonti.
https://www.eastjournal.net/archives/125348