Gli è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare…
…tuonò Gino Bartali in un aforisma che divenne il titolo di un suo libro.
Infatti, mentre negli Usa Nikki Haley, la rivale di Donald Trump, vince nel distretto di Washington le primarie repubblicane, da Cagliari arrivano notizie poco rassicuranti per Alessandra Todde.
I Tribunali stanno, man mano e molto lentamente, comunicando i dati delle 22 sezioni elettorali mancanti il cui completamento dello scrutinio non era stato ultimato nei termini di 24 ore previsti dalla legge regionale sarda.
La norma prevede che, in caso di mancato rispetto del termine, tutti gli atti dello scrutinio dei seggi elettorali in ritardo siano affidati ai Tribunali competenti i quali al termine comunicheranno i risultati alla Corte d’Appello per la proclamazione del vincitore.
Sono 4 a Sassari, 2 a Sorso, 3 a Sestu, 2 a Bonarcado, 3 a Luras, 2 a Musei, 2 a Serdiana, 2 a Silius, 1 a San Gavino Monreale, 1 a Villasor, le 22 sezioni mancanti.
Si tratta di circa 8.000 voti, ben più del margine di 3.000 che c’era stato una settimana fa tra la Todde e Truzzu, e che, dai primi responsi, si sta assottigliando pericolosamente.
I dati ad oggi acquisiti sono di piccoli comuni ma mancano quelli più grandi, cosa che fa ben sperare alla coalizione che occupa Palazzo Chigi.
Ci vorrà più di un mese per sapere se le esultanze demo-pentastellate di una settimana fa erano fondate o meno, in Abruzzo, nel 2014, ce ne vollero due.
Tempi e incertezze figli di leggi fatte male con meccanismi elettorali complicati e spesso cervellotici che la dicono lunga su quanto fu sbagliato concedere alle regioni autonomie elettorali.
Già in un paese che cambia legge elettorale nazionale ogni dieci anni il senso dominante è quello del pressapochismo, già il fatto che tra elezioni di camera, senato, regioni e comuni non ci sia uniformità e in ognuno ci sia un meccanismo diverso infittisce solo la nebbia dell’incertezza, la cosa, infine, che ogni regione abbia una sua legge elettorale, totalmente diversa da quella delle altre, rende l‘idea di un paese confuso e senza alcuna certezza istituzionale.
E a proposito di Abruzzo siamo all’ultimo miglio, quello verde dell’appennino “siloniano”, domenica si vota e sapremo se D’Amico avrà colmato il distacco da Marsilio che, anch’esso, si assottiglia sempre più.
Era partito battuto, il rettore candidato dal centrosinistra, e dalle parti dell’entourage del romanaccio Marsilio si era festeggiato in anticipo.
Tanto si era certi del risultato che queste elezioni erano state contraddistinte dalla tattica del “trasloco” per i tanti candidati (e candidate) che erano passati da uno schieramento all’altro in cerca di un posto sicuro.
Ma gli ultimi sondaggi di una settimana fa davano le elezioni in bilico e le sensazioni di questi ultimi giorni lo confermano. E ora tremano, tutti, anche i traslocati.
Dagli Appennini alle Ande, al continente americano.
Trump non trema, la vittoria della sua rivale non lo preoccupa, anzi lo fa ridere. La vittoria della Haley nella capitale americana per lui non è una sorpresa.
Per molti analisti la sfida a Washington era considerata forse l’unica chance per l’ex governatrice di superare Trump.
Ma “capello giallo” sa di non essere molto amato dai 22.000 elettori repubblicani registrati nella capitale Usa e allora irride la prima vittoria di Haley.
In un post sul suo social media la insulta chiamandola “cervello di gallina”.
“Mi sono tenuto volutamente alla larga dalla “palude” di Washington”, ha attaccato Trump, “con pochissimi delegati e nessun vantaggio. Cervello di gallina ha speso lì tutto il suo tempo, il suo denaro e i suoi sforzi. I numeri davvero grandi arriveranno nel Super Tuesday”.
Arrogante come sempre Trump fa il paio con le sue dichiarazioni in tema di politica internazionale che parlano di totale disimpegno degli Usa dagli scenari di crisi in un laconico “ci facciamo i caxxi nostri e voi vedetevela da soli”. Evviva.
Gli Appennini sono distanti dalle Ande, e arrivano molto prima, ma la vera partita si gioca lì, nel grande paese americano, perché le sorti del pianeta dipenderanno da chi si accomoderà alla scrivania della stanza ovale della Casa Bianca.
Ma ci vuole tempo, se ne parla a novembre, per ora attendiamo L’Aquila.
E Cagliari dove “gli è stato tutto sbagliato, l‘è tutto da rifare”.

