Questa è una storia di un socialista e della sua storica libreria di Reggio Emilia, nata nel 1916 che, pur con diversi nomi, è giunta fino a noi. Durante il fascismo quel negozio finì per fungere da ritrovo per chiunque condividesse idee di libertà e fosse convinto di dover contribuire alla caduta del fascismo.
Il gerente e direttore responsabile Giacomo, per tutti Nino, Prandi ogni giorno rischiava tutto: la chiusura dell’attività. L’aggressione fisica, l’arresto e il carcere. D’altra parte il capostipite dei librai reggiani era figlio di Alfredo, uno dei primi seguaci di Prampolini ed era cresciuto sentendo il padre e i suoi amici parlare di giustizia, uguaglianza e libertà. Dal padre autodidatta e pioniere del socialismo reggiano, ereditò anche la passione per i libri e per la lettura.
In quella casa, in sostanza, respirò fin da piccolo, come ebbe ad ammettere lui stesso, un’aria che sapeva di “Socialismo e cultura”.
Fu così che, nel 1911, il giovane Nino si oppose con tutte le sue forze alla guerra di Libia, fino ad iscriversi al PSI. Successivamente dimostrò la stessa determinazione contro la Prima guerra mondiale.
Se vogliamo però rivivere tutta la storia di Nino e della sua libreria, dobbiamo partire dal 1916, quando iniziò la sua lunga e affascinante avventura. In quell’anno, infatti, per merito di alcuni socialisti, si costituì a Reggio la “Cooperativa per la diffusione della stampa socialista” con sede nella centrale via Farini, proprio accanto alla sede della Camera del Lavoro. Prandi ne fu il direttore responsabile, mentre Antonio Piccinini, il futuro martire socialista ucciso nel 1924 dai fascisti durante la campagna elettorale, ne divenne sindaco revisore. Essa rappresentò il braccio culturale e di propaganda del PSI.
Nel negozio di via Farini, infatti, si potevamo acquistare i più diffusi giornali socialisti del tempo come La Giustizia, l’Avanti!, Critica Sociale e i libri dei maggiori intellettuali del pensiero socialista. Si trattò di un periodo decisivo di formazione e informazione anche per Nino che consolidò i valori politici e morali appresi in famiglia. Con la nascita del fascismo, però, tutto cambiò.
Nel 1921, il negozio, che aveva riscosso da subito un buon successo, fu distrutto lo stesso giorno che vide l’assalto fascista alla redazione e alla tipografia del giornale socialista La Giustizia. Da quel momento la sua esistenza divenne sempre più complicata. La Cooperativa dovette infatti chiudere definitivamente la sua attività nel 1925 quando Prandi, costretto dalle minacce fasciste, dovette addirittura allontanarsi dalla città.
A Milano ritrovò l’amico e compagno Giovanni Zibordi, l’ex direttore de La Giustizia anche lui esule in quella città, che riuscì a procurargli un impiego presso l’antica “Libreria Baldini e Castoldi”, posta nella centralissima Galleria Vittorio Emanuele.
Del rapporto tra Prandi e Zibordi è conservato presso la Biblioteca Panizzi di Reggio un ricco carteggio, indispensabile per comprendere il profondo rapporto d’amicizia esistente tra i due e le difficoltà di ogni ordine e tipo incontrate dagli esuli politici.
Dopo pochi mesi tuttavia Prandi decise di ritornare a Reggio, sperando di poter riprendere il suo amato lavoro di libraio. Venuto a conoscenza della messa in liquidazione coatta della “Cooperativa Pro-Scuola” di via Cavallotti, oggi via Crispi, decise, con l’amico ed ex magazziniere della “Pro-Scuola Arturo Nironi e l’aiuto economico di alcuni amici, di rilevarne l’attività e ripartire con l’apertura della “Libreria Moderna” di Nironi e Prandi”. Era il mese d’aprile del 1926.
Il negozio decollò in poco tempo, facendosi apprezzare per la varietà e la qualità dei libri proposti, così da raggiungere nei tempi preventivati il suo equilibrio economico.
La libreria rappresentò un punto di riferimento anche per molti intellettuali antifascisti già aderenti a “Italia Libera”, l’associazione clandestina nata dopo il delitto Matteotti e comprendente antifascisti di ogni orientamento politico. A caldeggiare la nascita della sezione reggiana fu il repubblicano reggiano Pietro Montasini già in esilio a Parigi.
Figura importante dell’antifascismo in esilio, Montasini rivestì ruoli di rilievo sia nel PRI che all’interno della “Concentrazione Antifascista”, di cui divenne vice segretario. Emigrato in URSS morì in circostanze mai chiarite nel 1935. L’Associazione venne sciolta definitivamente quando i nomi degli aderenti furono rivelati alla polizia e ai fascisti da un infiltrato dell’OVRA.
Frequentarono la libreria diversi intellettuali di primordine. Tra tutti, oltre al socialista Nino Prandi e al fratello Gino, ricordiamo l’avv. Marani, l’avv. Cucchi, l’avv. Giannino Degani, il dott. Valdo Magnani, lo scrittore Ezio Comparoni (Silvio D’Arzo), l’attore Romolo Valli, Mons. Baisi e don. Pasquino Borghi, poi arrestato e fucilato il 30 gennaio 1944.
Il gruppo reggiano, grazie soprattutto a Nino, allacciò anche importanti contatti con intellettuali, politici e artisti come Einaudi, Togliatti, Ernesto Rossi, Giorgio Morandi, Zavattini e Palazzeschi. Quando, il 25 luglio 1943, cadde Mussolini a Reggio non esisteva ancora una vera e propria organizzazione socialista. Molti dirigenti locali e nazionali erano morti negli anni trenta, mentre quelli ancora presenti a Reggio s’incontravano, sporadicamente, presso la libreria Prandi senza però rappresentare un’organizzazione militante. Si Trattava di Simonini, l’on. Storchi, Bonaccioli, Lari, Rinaldi e Tirelli.
Il fascio locale, sospettando da tempo che la libreria fosse il luogo d’incontro di alcuni antifascisti, non cessò mai di vigilare sui suoi frequentatori abituali, sperando di poter arrestarli. Non è ancora stato chiarito se il colonnello delle SS Eugen Dollmann, visto più volte guardare la vetrina e acquistare dei libri, in realtà fosse davvero interessato al loro acquisto o se l’interesse dimostrato nascondesse una sua personale attività investigativa.
Nonostante tanti sospetti e tanta vigilanza, gli antifascisti riuscirono a sfruttare saltuariamente la retrobottega del negozio per incontrarsi, scambiarsi informazioni e analizzare la situazione.
Solo in seguito, nel 1941, al provvedimento d’ammonizione inviato a Nino “Quale persona pericolosa per gli ordinamenti politici dello Stato”, l’attività clandestina subì un forte rallentamento.
Nel luglio 1943, quindi ancora in regime fascista, i fratelli Nino e Gino Prandi parteciparono ad un paio di incontri clandestini nel comune di Barco per riorganizzare il partito e riallacciare un contatto con gli esponenti rimasti su posizioni socialiste.
Ai quei pranzi clandestini parteciparono Arturo Bellelli, Giovanni Rinaldi, Mazzini e Giacomo Lari.
Anche il fratello Gino svolse un importante ruolo politico come rappresentante socialista nel CNL di Reggio e nel Comando di Piazza. Arrestato, torturato, si salvò miracolosamente dalla pena di morte a cui era stato condannato.
Nel dopoguerra divenne Segretario provinciale della Federazione del PSI di Reggio dal 1947 al 1954, per poi essere chiamato a Roma alla direzione amministrativa dell’Avanti!. Tornato a Reggio fu di nuovo eletto segretario nel 1964.
Questa dunque non è solo la storia di Nino e Gino Prandi, ma anche della loro storica libreria, che nel tempo assunse nomi diversi. Grazie al figlio Dino la “Libreria Moderna” accentuò il carattere di libreria antiquaria e di grafica artistica, producendo, a partire dal 1953, un prezioso catalogo di opere grafiche sempre ricercato dagli appassionati.
Negli anni sessanta il negozio fu rilevato d’antifascista e libertario Nino Nasi, che ne continuò la tradizione. Oggi quella libreria, che non ha mai cambiato sede, è da tutti conosciuta come “Libreria del teatro” ed è gestita con immutata passione dalla figlia di Nasi.
Il 10 maggio 1991 Giacomo “Nino” Prandi si spense nella sua città all’età di 96 anni. Con lui venne a mancare uno dei maggiori protagonisti della vita politica e culturale reggiana.
La famiglia Prandi invece continua a gestire la “Libreria antiquaria”, ormai conosciuta e apprezzata in tutta Italia e all’estero.
La leggenda dunque continua.

