di Giovanni Crema.
Esposizione del presidente Giovanni Crema alla Needs assessment mission dell’O.S.C.E. sui punti critici della competizione elettorale del 9 e 10 aprile 2006 sulle irregolarità del voto dei cittadini italiani residenti all’estero causa la legge “Tremaglia” che perdurano anche oggi con la presente legge elettorale.
“Come Presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato ho spiegato che, in assenza di un approccio condiviso, la legislazione italiana elettorale da sempre si presta a creare un “circolo vizioso”, in cui chi ha ragione finisce per doversi incatenare ai cancelli di Montecitorio. Ecco perché il Manuale elettorale degli osservatori OSCE – che ho maneggiato nelle molte missioni di controllo delle elezioni svolte per il Consiglio d’Europa e per l’OSCE – prevede che “cambiamenti significativi nel contesto legislativo non dovrebbero essere introdotti poco prima di un’elezione, tranne speciali circostanze e quando le modifiche ritenute necessarie abbiano ampio supporto”. Già questo la dice lunga su quello che è successo nel nostro Paese.
(…..Omissis……)
Visto che il Viminale è stato sin qui sordo ai nostri richiami, tocca ora rivolgersi agli organismi internazionali di monitoraggio. Gli osservatori OSCE, si ricordi, sono stati previsti come soggetto del procedimento elettorale italiano da un decreto-legge del Governo, appena convertito dalle Camere.
Mi preme però far notare l’anomalia tutta italiana per cui la modalità di voto degli italiani all’estero non solo avviene per corrispondenza, ma anche affidandosi ai sistemi postali locali, prestandosi a metodi di raccolta e spedizione che non salvaguardano la segretezza del voto. Il rapporto Clerfayt recepiva il rilievo del giudice La Pergola, secondo cui, in ragione del pericolo di frodi, il voto postale “dovrebbe essere consentito soltanto se il servizio postale è sicuro – in altre parole se è al riparo da interferenze intenzionali – ed affidabile (nel senso che funziona propriamente)”. Non mi pare che in molti dei Paesi in cui si voterà tali requisiti siano garantiti, soprattutto se si considera che spesso si tratta di servizi resi a pagamento con tariffe di mercato, che potrebbero dissuadere dal partecipare o, peggio, indurre ad affidarsi a “collettori” interessati che si facciano carico dell’onere della spedizione.
Se a ciò si aggiunge la grave incertezza sull’anagrafe degli italiani all’estero, che registra difformità nel conteggio degli aventi diritto al voto nell’ordine delle varie centinaia di migliaia di elettori, si può valutare appieno la necessità di un sistema di controllo della regolarità di queste elezioni. Esso potrà essere affrontato su base volontaria da alcuni partiti, ma credo che ricorrano appieno quelle “eccezionali circostanze” che consiglierebbe alla missione OSCE di dislocare osservatori presso i principali centri di raccolta (le ambasciate d’Italia) e presso la sede della Corte d’appello di Roma (incaricata dello scrutinio).
Nella mia qualità di componente della delegazione italiana all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, io non avrei sorvolato certo su questi elementi di forte sperequazione della contesa elettorale, se si fossero riscontrati durante una delle missioni di osservazione elettorale cui ho partecipato. Mi auguro che anche i rappresentanti dell’Ufficio dell’OSCE che controlla le elezioni (ODIHR) non sorvolano”.

