È la prima volta che una carestia viene ufficialmente confermata nella regione del Medio Oriente: ieri, 22 agosto, le Nazioni Unite hanno ufficialmente decretato lo stato di carestia a Gaza.
Classificare “carestia” una situazione significa che risultano superate al contempo tre soglie critiche: estrema privazione alimentare, malnutrizione acuta e decessi per fame. L’ultima analisi conferma ora che questi status sono stati tutti raggiunti.
Secondo quanto divulgato ieri dall’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), oltre mezzo milione di persone a Gaza sono in piena carestia. E si prevede che lo status si estenderà dal governatorato di Gaza ai governatorati di Deir Al Balah e Khan Younis nelle prossime settimane.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), l’UNICEF, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno sottolineato l’estrema urgenza di una risposta umanitaria immediata e su vasta scala, dato l’aumento dei decessi legati alla fame, il rapido peggioramento dei livelli di malnutrizione acuta e il crollo dei consumi alimentari, con centinaia di migliaia di persone che vivono giorni e giorni senza mangiare.
Le agenzie hanno ribadito che la carestia deve essere fermata a tutti i costi, e sono seriamente preoccupate per la minaccia di un’intensificazione dell’offensiva militare a Gaza City e per un’eventuale escalation del conflitto, poiché ciò avrebbe ulteriori conseguenze devastanti. Molte persone, in particolare bambini malati e malnutriti, anziani e persone con disabilità, non saranno in grado di fuggire.
Entro la fine di settembre oltre 640.000 persone affronteranno livelli catastrofici di insicurezza alimentare – classificati come Fase IPC 5 – in tutta la Striscia di Gaza. Ulteriori 1,14 milioni saranno in condizioni di Emergenza (Fase IPC 4) e ulteriori 396.000 persone in condizioni di Crisi (Fase IPC 3). Si stima che le condizioni nel nord di Gaza siano altrettanto gravi, o peggiori, rispetto a quelle di Gaza City. Rafah non è stata analizzata, segno che è in gran parte spopolata.
In quasi due anni di conflitto i ripetuti sfollamenti, le continue interruzioni all’accesso a cibo, acqua, assistenza medica, allevamento e pesca, e il collasso dei sistemi sanitari, igienico-sanitari e di mercato, hanno spinto le persone alla fame.
L’accesso al cibo a Gaza resta gravemente limitato. A luglio il numero di famiglie toccate da fame molto grave è raddoppiato in tutto il territorio rispetto a maggio, e più che triplicato a Gaza City. Più di una persona su tre (39%) trascorre giorni interi senza mangiare. Gli adulti saltano i pasti per sfamare i propri figli.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterresz, dopo aver dato lettura dei risultati dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) ha detto:
“Si tratta di un disastro provocato dall’uomo, un’accusa morale e un fallimento dell’umanità stessa. La carestia non riguarda il cibo; è il collasso deliberato dei sistemi necessari alla sopravvivenza umana.”
La malnutrizione tra i bambini di Gaza sta accelerando a un ritmo catastrofico. Nel solo mese di luglio oltre 12.000 bambini sono risultati affetti da malnutrizione acuta, il dato più alto mai registrato, in aumento di sei volte dall’inizio dell’anno.
Rispetto all’ultima analisi IPC di maggio, il numero di bambini che si prevede saranno a grave rischio di morte per malnutrizione è triplicato, passando da 14.100 a 43.400. analogo problema si verifica per le donne in gravidanza e in allattamento, e l’impatto e visibile: un bambino su cinque nasce prematuro o sottopeso.
Circa il 98% dei terreni coltivabili è danneggiato o inaccessibile. Il settore agricolo e la produzione alimentare locale sono decimati. Il denaro contante è estremamente scarso. Le operazioni di soccorso restano gravemente interrotte, con la maggior parte dei camion delle Nazioni Unite saccheggiati in un clima di crescente disperazione. I prezzi dei generi alimentari sono estremamente alti e non ci sono abbastanza carburante e acqua per cucinare, né medicine o forniture mediche.
Il sistema sanitario di Gaza è gravemente deteriorato: le infezioni multifarmaco-resistenti sono in aumento e i livelli di morbilità – tra cui diarrea, febbre, infezioni respiratorie acute e cutanee – sono allarmanti tra i bambini.
Le agenzie ONU sottolineano l’urgente necessità di maggiori quantità di aiuti alimentari, nonché di alloggi, carburante, gas per cucinare e fattori di produzione alimentare. Anche il ripristino dei flussi commerciali su larga scala, dei sistemi di mercato, dei servizi essenziali e della produzione alimentare locale è fondamentale per evitare le conseguenze peggiori della carestia. Il Direttore Generale della FAO, QU Dongyu, ha dichiarato:
“La popolazione di Gaza ha esaurito ogni possibile mezzo di sopravvivenza. Fame e malnutrizione mietono vittime ogni giorno e la distruzione di terreni agricoli, bestiame, serre, sistemi di pesca e produzione alimentare ha reso la situazione ancora più grave“.
“Gli allarmi sulla carestia sono chiari da mesi”, ha dichiarato Cindy McCain, Direttore Esecutivo del WFP. “Ciò che serve urgentemente ora è un’ondata di aiuti, condizioni più sicure e sistemi di distribuzione collaudati per raggiungere i più bisognosi, ovunque si trovino. Il pieno accesso umanitario e un cessate il fuoco sono ora fondamentali per salvare vite umane”.
“Un cessate il fuoco è un imperativo assoluto e morale ora“, ha affermato il Direttore Generale dell’OMS, Dr. Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Il mondo ha aspettato troppo a lungo, assistendo all’aumento di morti tragiche e inutili a causa di questa carestia provocata dall’uomo. La malnutrizione diffusa significa che anche malattie comuni e solitamente lievi come la diarrea stanno diventando fatali, soprattutto per i bambini. Il sistema sanitario, gestito da operatori sanitari affamati ed esausti, non ce la fa. Gaza deve essere rifornita urgentemente di cibo e medicine per salvare vite umane e avviare il processo di inversione della malnutrizione. Gli ospedali devono essere protetti affinché possano continuare a curare i pazienti. I blocchi degli aiuti devono cessare e la pace deve essere ripristinata, affinché la guarigione possa iniziare.”

