L’esercito di Netanyahu è a Gaza.
“Vogliamo prendere il controllo della città perché se Gaza city cade, cadrà Hamas”, ha messo in chiaro il ministro della Difesa Israel Katz, “Se Izz al-Din Haddad continua così e non rilascia gli ostaggi, pagheranno il prezzo e Gaza sarà distrutta”.
In prima linea, insieme con le truppe, il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha spiegato la ratio dell’operazione: “è un passo significativo per portare a termine la missione più importante ed etica per Israele: riportare a casa tutti gli ostaggi e smantellare le capacità militari e governative di Hamas. È un passo di cruciale importanza per la continuazione della guerra”.
L’offensiva ha messo in fuga migliaia di famiglie.
Dopo il lancio di bombe illuminanti, iniziato lunedì sera prima delle 22, sono arrivate le esplosioni. Martellanti, senza sosta, distruttive.
La popolazione ancora a Gaza city ha cercato di usare qualsiasi mezzo per lasciare la città, in piena notte. Al buio. Il cielo illuminato solo dalle esplosioni.
In molti si sono mossi a piedi.
Finora oltre 350.000 persone sono partite in fiumane interminabili di gente ammassate per le strade per abbandonare le loro case per sempre.
Quello che il Faraone riservò agli ebrei lo sta riservando oggi Netanyahu al popolo palestinese.
La missione che il premier israeliano si è posta dal 7 settembre è alle sue scene finali.
E non si è trattato certo di rispondere all’attacco dei terroristi di Hamas.
O almeno non era nella testa di Netanyahu di Ben Gvir, di Smotrich e di quella banda di pazzi fanatici che rappresentano la destra israeliana.
E a voler essere proprio malpensanti bisogna tornare a riflettere ancora una volta sulla circostanza che il Premier era stato informato, 3 mesi prima della operazione di Hamas, della sua progettazione con tanto di precisissime mappe sulle quali erano raffigurati i piani dettagliati dell’attacco esattamente come si sono poi verificati.
Errori di valutazione, superficialità, hanno detto.
Certo, come no.
Strano però che la intelligence migliore del mondo non sia riuscita a convincere Netanyahu a sventare l’attacco di Hamas risparmiando al popolo israeliano decine di vittime.
Così come c’è da pensare che l’esercito più tecnologico del mondo, quello che durante l’attacco all’Iran è andato a scovare gli obiettivi singoli mandando missili così intelligenti da andare al civico giusto, suonare al citofono, salire le scale, entrare in tinello, e in mezzo a dieci persone, uccidere solo l’obiettivo prefissato, a Gaza, per scovare i terroristi di Hamas, hanno commesso “errori su errori” bombardando e uccidendo di tutto dalle donne ai bambini, dai civili ai medici, dai giornalisti agli operatori umanitari, distruggendo scuole, ospedali, centri di rifornimento, persino le chiese.
Troppo per credere alla casualità o alla involontarietà.
L’abbiamo scritto.
Il disegno dei “pazzi” del governo di Tel Aviv era estirpare la etnia palestinese da Israele.
Lo confermano le dichiarazioni dei leader più oltranzisti, i video realizzati da membri del governo su una ipotetica riviera di Gaza dedita al lusso e allo sfarzo.
E infine, oggi, l’invasione di Gaza.
Del resto quale metodo migliore per cacciare un popolo se non o sterminarlo o ridurre le sue città e le sue case a un cumulo di macerie.
Uno scenario invivibile per chi sopravvive.
E tra l’altro, visto che la guerra sta continuando ininterrottamente, senza riuscire a dare ai criminali di Hamas la giusta punizione.
Anche per il popolo palestinese siamo all’atto finale.


1 commento
Viene in mente il bombardamento di Dresda. Anche allora ci furono circa ventimila, morti.
Non è la shoah, è l’ “almihraka” ( المحرقة).