“Quando ho iniziato a dipingere, nel 2020, con i mei figli, su un lenzuolo, per terra…mia zia mi disse che il mio modo di usare i colori le ricordavo Frida Kahlo; la migliore espressione di questa grande artista si rivelava nella sofferenza che l’assaliva. Approfondendo la conoscenza della sua vicenda umana, mi sono ritrovata in lei…anch’io ho iniziato a dipingere per affrontare gli stati d’animo che stavo sperimentando ma lei veniva ispirata dai suoi amori intensi e travagliati, soprattutto quello con Diego Rivera come pure dai suoi dolori fisici, che trasferiva nei dipinti. Io, invece, ho voluto trasformare le mie sofferenze in amore attraverso i dipinti…per me Fridami vuol dire anche un po’ lìberami. Fridami è il mio alter ego: ha sollevato la piccola Manu, in un periodo difficile della vita, per aiutarla a ritrovarsi come madre, come donna”.
Esordisce così, nel nostro colloquio, Manuela Carnini, in arte Fridami, pittrice bustocca, che è stata campionessa di nuoto artistico ed è una stimata chirurga vascolare. Le sue opere pittoriche sono state esposte in numerose mostre nazionali ma anche al Carrosel du Louvre a Parigi, al MEAM Museum di Barcellona, a Dubai, a Los Angeles e prossimamente a New York.
Manuela è una donna bella nel senso più ampio del termine, di valore, capace di serio impegno positivo nella vita in generale, vita che trascorre a usare a con amore tutte le sue energie e le sue capacità e che ha provato sulla propria pelle oltre alla carezza del bene anche il peso del male. L’arte è salvifica e Manuela si è presa cura della sua anima attraverso l’arte, stimolata dall’amore per i figli. Le opera vivaci di Manuela vogliono ispirare gli spettatori ad emozionarsi e a sentire come la metamorfosi, il cambiamento, attraverso l’amore, siano tappe essenziali e irrinunciabili per vivere.
Considerata l’indole positiva e attiva di Manuela, le opere di Fridami non potevano che essere una ventata di primavera, di rinascita: le rose, dipinte o vere e cristallizzate sono le protagoniste delle tele e nel contempo anche il pennello, che l’artista usa in modo originale. La rosa che cogli rinasce su tela rappresenta la vita a cui si imprime uno strappo ma che poi rinasce; la rosa, nell’opera dedicata a Giulia Cecchettin, è senza spine perché è stata strappata alla vita ed è ormai libera di volare. Le rose intinte nell’oro ne La forza oltre infrangono un muro, superando ogni ostacolo perché l’amore offre sempre una via d’uscita.
Come spiega Manuela, il messaggio alla base delle sue opere è:“…la rosa più bella è quella che non colsi”, quella che non è stata violata.
Il colore guida delle opere di Manuela è il rosa che è il colore che il cuore le ispira e che usa abilmente, d’istinto.
Rilevante il suo impegno sociale soprattutto nell’ambito del centro antiviolenza E.VA OVD di Busto Arsizio in collaborazione con San Carlo Istituto clinico, per accogliere e supportare donne che hanno subito violenze di ogni tipo; La donna delle rose è l’opera- icona della donna in rinascita, che rappresenta l’ E.VA OVD. Manuela è anche tecnico ABA e si occupa del trattamento del disturbo dello spettro autistico nei bambini interessati dalla patologia.
Appare degno di nota che la giunta di Busto Arsizio abbia concesso il patrocinio a “Sarabi productions srl”, casa di produzione cinematografica, per la realizzazione di un cortometraggio ambientato a Busto Arsizio, che viene girato oggi, 17 marzo 2024, presso la clinica San Carlo, dedicato alla memoria di Giulia Cecchettin, diretto da Gabriele Lazzaro e scritto in collaborazione con Maunuela Carnini.

