Papa Francesco, in un’intervista alla tv svizzera, riportata quest’oggi dal Corriere, ha parlato del conflitto tra Israele e Hamas e della guerra della Russia all’Ucraina. Lo ha fatto per sostenere la tesi di un “cessate il fuoco” generalizzato. Pur comprendendo e apprezzando lo spirito col quale Francesco ha esortato tutti a smettere di ammazzare il prossimo, com’è dovere di una Chiesa fondata sul messaggio cristiano, non ho condiviso quel suo non distinguere le responsabilità, i diritti e i doveri. Non si possono mettere sullo stesso piano Israele, che pure con Netanyhau sta compiendo una caterva di errori (le stragi di civili, il disconoscimento degli accordi di Oslo del 1993 fondati sul principio del “due popoli e due stati) e un’organizzazione terroristica come Hamas. In Israele si terranno libere elezioni che mi auguro mettano in minoranza le forze integraliste. Hamas è solo un gruppo militare che tende alla distruzione di Israele. E poi quel passaggio che invita non Putin, ma l’Ucraina ad accettare un negoziato. Ma un negoziato alle condizioni di Putin che vuole tenersi tutti i territori occupati è accettabile? Mi sarei aspettato che il pontefice parlasse di “negoziato nel rispetto dell’indipendenza del popolo ucraino”. Mettiamoci nei panni degli ebrei (così i guerriglieri di Hamas definiscono gli israeliani) e chiediamo loro se si sentono come i terroristi che vogliono distruggerli. Mettiamoci nei panni degli ucraini e chiediamo loro se avvertono le stesse responsabilità degli aggressori russi. Il negoziato? Ma Israele non ha trattato e non sta trattando con Hamas la liberazione degli ostaggi e l’Ucraina non ha svolto due incontri in Bielorussia e in Turchia con il ministro degli Esteri Lavrov? Cosa hanno partorito? E i negoziati non ufficiali tra americani e russi non sono mancati certo. Gli Usa non sono irresponsabili e sanno benissimo che la guerra deve avere una fine e che ben difficilmente si concluderà con la vittoria dell’uno o dell’altro. Ma il compromesso da ricercare dovrà a mio giudizio corrispondere ai principi del diritto internazionale e non lasciare soli e isolati gli ucraini che combattono, come i partigiani, per difendere la loro patria da un’aggressione. Il Vaticano ha precisato che il papa non ha chiesto la resa dell’Ucraina. Se c’era bisogno di una specificazione significa che l’intervista poteva dare proprio origine a questa interpretazione. D’altronde l’invito ad “alzare bandiera bianca” rivolto agli ucraini a quale altra traduzione potrebbe dare adito? Uno scivolone? Un errore? Un’intervista inopportuna? Abbiamo apprezzato molto le prese di posizione di papa Francesco sui temi sociali e sull’emigrazione. Pane al pane e vino al vino non possiamo che manifestare le nostre fondate riserve su come la questione è stata affrontata in questa improvvisa apparizione televisiva.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


1 commento
Grazie Mauro piena condivisione.