Per Biden era stata la Waterloo e non aveva avuto neanche un Pierre Cambronne che gli salvasse l’onore.
All’indomani del disastro la sua guardia imperiale non solo si era dileguata ma lo aveva spinto al ritiro. Non che ci fossero alternative ma in politica, si sa, le regole del bon ton non sono quelle dell’armi ottocentesche.
Ora tocca a Kamala, in un duello che tra l’altro cade in un tempo molto più vicino alle elezioni e quindi con effetti notevolmente più incisivi.
A Philadelphia saranno le 21, ma in Italia le 3 di notte.
Sarà nella città della Pennsylvania, del City Hall, del famoso “sound of Philadelphia”, che negli anni 70 con Patti La Belle e Teddy Pendergrass colorò di soul la disco music, che questa notte andrà in scena il dibattito tv sulla corsa alla Casa Bianca, tra Donald Trump e Kamala Harris.
I sondaggi si sono già ribaltati e, seppur di un filino, narrano di un vantaggio della candidata democratica.
In America, si sa, queste sfide sono importanti e possono indirizzare i risultati elettorali.
I repubblicani temono il temperamento iracondo e arrogante di Trump, al quale non sa mettere la museruola, e negli States, più che nelle altre parti del mondo, maltrattare in politica una donna è fatale.
D’altro canto “capello giallo” se non ostenta sicurezza ai limiti della umiliazione e della mortificazione dell’avversario non ha molte altre armi per scatenare l’entusiasmo del popolo che invase Capitol Hill.
Kamala a sua volta sembra ben attrezzata quanto a sicurezza e argomenti.
Sarà la chiave di volta delle elezioni?
Difficile dire quanto possa esserlo un dibattito televisivo.
Non ci resta che fare il tifo e per tutti gli europei, di fronte a un tipo che dice che Putin ha fatto bene a invadere l’Ucraina, che la Nato va sciolta, che l‘Europa non esiste perché non è unita e non è compatta nelle decisioni e nelle scelte e che dichiara, infine, che nel mondo ormai è una questione a tre tra Washington, Mosca e Pekino, non sembra ci sia molta scelta e non può essere che per la Harris.

