Federico Novelli, avvocato, già segretario regionale del PSI in Umbria, candidato unico del centrosinistra al
Senato nel collegio uninominale umbro alle politiche del 2022, lascia il PSI.
Senato nel collegio uninominale umbro alle politiche del 2022, lascia il PSI.Nella lettera che segue, indirizzata alle compagne e ai compagni, le motivazioni di Federico e le profonde motivazioni politiche del suo dissenso.
“Ai compagni ed alle compagne di questi anni.
Scrivo queste righe con dolore.
Qualche giorno fa si è chiuso il tesseramento 2025 del PSI e non ho rinnovato l’iscrizione.
Dall’inizio della mia militanza ho speso le mie energie nei vari tentativi di ricostruire un partito in grado di raccogliere l’eredità politica del PSI, quello vero.
Ho iniziato nel “xocinsi via Boezio” con Luca Josi e la Giovine Italia convinto che una comunità che non sa difendere sé stessa, i suoi uomini e la sua storia non potesse avere futuro.
Con questa convinzione e con la mia autonomia di pensiero ho in questi lunghi anni dato il mio contributo da semplice militante e poi piano piano in vari ruoli fino a membro della segreteria nazionale e a presidente della commissione nazionale di garanzia.
Negli ultimi anni, ben consapevole di tutti i limiti del segretario nazionale e della cerchia di impostori, anche umbri, che hanno sostenuto le sue azioni, ho lavorato con un gruppo di compagni e compagne di grandi valori ed una carica di umanità ancor più grande per ricostruire quello che rimaneva del PSI in Umbria, dopo anni di immobilismo, dopo le dimissioni dei segretari regionale e provinciali, dopo che il vecchio gruppo dirigente si era squagliato come neve al sole, lasciando il partito fuori dall’Istituzione Regionale.
Conoscete tutti assai bene i principali artefici delle divisioni che, negli ultimi decenni, hanno profondamente lacerato la comunità socialista umbra, e i loro complici.
Abbiamo rappresentato un cambio di rotta rispetto a loro.
I compagni di esperienza rimasti hanno messo il loro bagaglio al servizio dei più giovani. Faticosamente abbiamo ritessuto una tela. Paese per paese. Territori diffidenti, perché più di altri avevano pagato le divisioni, hanno visto in noi (più giovani) una speranza. Con altrettanta fatica abbiamo cercato di tornare ad elaborare. Una forza politica non è un ufficio di collocamento, è una fucina di idee. Abbiamo fatto iniziative tematiche. Il convegno sull’ospedalizzazione domiciliare per ricchezza dei contenuti e capacità di coinvolgimento degli interlocutori, è stato uno dei momenti più alti ed apprezzati. Abbiamo messo al centro della nostra piattaforma programmatica la Risorsa Umbria. Su queste basi ci siamo misurati con gli altri partiti.
Questo metodo ha portato, unica volta da quando esistono i collegi uninominali, le forze politiche del centrosinistra a candidare al Senato della Repubblica un socialista, il sottoscritto, in rappresentanza di tutta la coalizione. Gli artefici delle divisioni sostenevano che eravamo servi del PD. L’elettorato ha premiato le nostre idee e la nostra scelta, basta guardare il nostro risultato e confrontarlo con quello degli altri collegi uninominali. Abbiamo esercitato un ruolo politico, ripresentato liste del Psi, ampliato le rappresentanze e ricostruito una presenza organizzata in quasi tutti i comuni.
Eppure ci è stato impedito di continuare a lavorare. I metodi che avevano portato alla liquefazione del partito in Umbria, si sono riaffacciati, prepotentemente. A nulla è servito denunciare ciò più volte, internamente e pubblicamente, anche in segreteria nazionale. Per tutta risposta il segretario nazionale Enzo Maraio ha commissariato di fatto gli organismi regionali in carica, ha composto le liste in spregio ai criteri deliberati a maggioranza dagli organismi regionali che avevano chiesto la cessazione dell’ingerenza nazionale, confermando la fiducia ai segretari regionale e provinciali ed onerandoli della trattativa e della costruzione di una lista di rinnovamento. Ha candidato i vecchi tromboni sfiduciati dagli organismi. L’elettorato li ha “suonati”.
Esattamente come in molte altre regioni d’Italia. I commissariamenti illegali della Federazione regionale del Veneto, delle Federazioni Provinciali di Belluno e di Padova, il commissariamento della Federazione regionale della Toscana, il commissariamento della Federazione di Catania.
Nei mesi successivi l’emorragia di compagni è stata inarrestabile, compresi quelli appena rientrati, Signorile, Biagio Marzo, Iossa Di Donato e molti altri, compresa la regione del segretario. Il congresso straordinario è stata una farsa, le elezioni regionali hanno segnato la bocciatura dei fedelissimi, a partire dalla Toscana. Zero eletti nelle regioni al voto.
Come ha affermato tempo fa Giovanni Crema, un amico oltre che una guida, “la linea di cieca fedeltà al capo ha portato alla cacciata di compagni e compagne generose, puniti per far dare spazio a quelli fedeli, spesso senza arte né parte che hanno dimostrato – esattamente come in Umbria – di non avere né popolarità né consenso elettorale”.
Il risultato è stata la liquefazione finale di questo partito.
Abbiamo reagito a tutto questo, non è servito. Le questioni politiche poste sono state ignorate. Anche in Umbria.
Non voglio contribuire nemmeno con un centesimo ad alimentare questo stato di cose.
Ringrazio tutti gli amici, i compagni e le compagne che in questi anni faticosi ed entusiasmanti mi sono stati vicino ed hanno consentito di tenere alti i valori socialisti.
Insieme a molti di loro continueremo a farlo. Con lo stesso entusiasmo e la stessa energia.
Federico Novelli”

