Da giorni fa scalpore, anche oltreoceano, la generale allerta che molti Stati europei stanno diffondendo nei propri territori. In particolare sono i paesi del Nord Europa ad aver avviato la macchina della “prevenzione bellica”, in attesa che gli eventi si sviluppino (e non certo in senso positivo). La tensione militare con la Russia non sembra affatto scemare, specialmente adesso che Trump siede nella Stanza Ovale. Preparare le popolazioni – o almeno quelle più esposte al rischio – a ben peggiori scenari sembra la cosa migliore da fare. Almeno secondo alcuni governanti.
In base alla mera geografia, di certo i più esposti sono i finlandesi: entrati da poco nella NATO, scoprono adesso di avere oltre 1300 chilometri di confine con la Russia. Risultato? Sono oltre mezzo milione quelli che hanno scaricato una vera e propria guida di sopravvivenza. Titolo: «Prepararsi a incidenti e crisi», e prevede anche un nutrito capitolo sul tema «crisi di lungo termine come conflitti militari»
Il sito web finlandese 72tuntia.fi arriva perfino a porre una domanda diretta: “Sopravviveresti 72 ore in caso d’attacco?” e si lancia poi nell’offrire indicazioni pratiche su come prepararsi: sigillare porte e finestre, sintonizzarsi sulla radio e attendere con calma ulteriori istruzioni. Sembra che la Finlandia abbia scelto di porre l’accento sulla resilienza psicologica dei suoi cittadini e sulla sicurezza cibernetica dell’intera nazione.
In Norvegia è stato perfino distribuito un manuale a oltre due milioni e mezzo di famiglie, con istruzioni per resistere fino a una settimana senza approvvigionamenti.
Tra i suggerimenti si consiglia di fare scorta di alimenti a lunga scadenza e di semplice conservazione, come cracker, cibi in scatola, barrette energetiche, frutta secca, cioccolato e biscotti, e si ricorda di munirsi di medicinali essenziali.
Anche la Germania prende precauzioni. La protezione civile tedesca sta fornendo ai cittadini indicazioni preliminari, valutando anche l’uso di bunker, compresi quelli dismessi dopo il crollo del Muro di Berlino, tra cui stazioni metropolitane, cantine, scuole e parcheggi sotterranei. Il suo passato al centro della Guerra Fredda, del resto, rende la Germania relativamente ben attrezzata, con 579 rifugi pubblici che possono ospitare fino a 500mila persone (i tedeschi sono oltre 84 milioni, però). Ma i teutonici non si fermano a questo: stanno sviluppando un’App per aiutare i cittadini a localizzare i bunker più vicini, in un futuribile scenario dove le infrastrutture protettive risultassero insufficienti.
La Svezia ha adottato un approccio più blando, meramente informativo, distribuendo a milioni di famiglie un opuscolo intitolato “If Crisis or War Comes”. Il vademecum fornisce consigli pratici su come affrontare possibili emergenze in caso di attacchi militari, blackout e scarsità di risorse: dalla mancanza di acqua potabile alla sicurezza digitale, si invitano i cittadini a conservare scorte di cibo per almeno una settimana e si incoraggia la popolazione a prepararsi per resistere almeno 72 ore in caso di crisi. Il manuale, originariamente diffuso durante la seconda guerra mondiale, è stato aggiornato con consigli su sicurezza digitale, indicando perfino come utilizzare le latrine senza acqua e come approvvigionarsi dei beni essenziali. Ma Oslo ha deciso di non limitare la preparazione agli aspetti militari: “La resilienza collettiva è essenziale”, si legge nel manuale svedese, proprio a voler sottolineare l’importanza della cooperazione civile in tempi di incertezza.
Secondo una recente indagine del The Guardian, la Germania è in prima linea nell’elaborare specifici piani per aumentare le capacità della difesa civile: Berlino ha ingaggiato appositi esperti a tal fine, e questi non escludono la possibilità di un attacco russo entro i prossimi cinque anni. Se i paesi nordici rafforzano le proprie riserve e sensibilizzano i cittadini, l’Europa tutta sembra muoversi verso una nuova era di preparazione civile e consapevolezza comune del rischio diffuso. Perfino molte aziende vengono sollecitate all’autosufficienza, preparandosi a dotarsi di generatori diesel o turbine eoliche. L’amministrazione di Amburgo, ad esempio, ha già reagito alla situazione di minaccia creando oltre 40 posti aggiuntivi tra i suoi Public Servant, incaricati proprio di rafforzare la gestione delle crisi e la protezione civile. Ricordiamo, infine, che poche settimane fa c’è anche stata la prima esercitazione congiunta tra autorità civili e Bundeswehr.
Il problema è anche al centro delle iniziative della Commissione Europea che ha recentemente divulgato un documento di ben 163 pagine (cliccare qui per il report completo in PDF) redatto dall’ex presidente finlandese Sauli Niinistö. La pubblicazione raccomanda di adottare molteplici misure per il rafforzamento degli apparati militari, dell’intelligence e di tutti gli enti sociali in caso di scontro militare coi russi.
Vorrei capire, alla luce dei fatti, cosa si aspetta in Italia per aprire gli occhi. Vero, Giorgia?


1 commento
Giorgia chi? Quella baciata da Biden? Aspettiamo il bacio di Trump. poi riparliamone.