Continuano a parlare di Europa senza coinvolgere gli europei. I meeting che si svolgono sul territorio europeo come quello, clamoroso anche se solo ventilato e mai avvenuto, a Budapest tra Trump e Putin, sono umiliazioni. La strategia europea (dell’Unione, degli Alleati nella Nato, e della Coalizione dei volonterosi) nonostante sia “diplomazia”, rincorre sempre gli altri. Ed è sempre in affanno.
E adesso iniziano a parlare anche contro l’Europa: Musk ci ha definiti “il Quarto Reich“.
Eppure l’Europa resta irretita nel suo ruolo storico di alleato ultra fedele degli Stati Uniti. E siamo diventati vittime di una propaganda becera, che fa della propria ignoranza la carta vincente per farci attaccare da masse addormentate e manipolate.
Dovrebbe essere chiaro, a quest’ora, che Trump non vuole più alleati ma vassalli.
E se Trump inizia a normalizzare le sue relazioni con Putin, come sembra fare, anche la Nato diventa meno importante per lui. Così come non rilevante per lui è l’Europa, tanto da opporsi alla sua stessa esistenza. E il documento redatto nella forma della strategia di sicurezza Nazionale a stelle e strisce lo ha detto chiaramente. Trump non sta cercando una nuova relazione con l’Europa: vuole semplicemente sbarazzarsene.
Se l’Europa non assumerà presto un altro ruolo strategico, tutto ciò minera’ alle basi la sua posizione anche nei confronti degli altri attori globali.
Il rischio è particolarmente alto nei riguardi della Cina. Del resto, l’UE non ha nessuna strategia cinese. E non ha nemmeno alcun accordo economico. Al contempo, la guerra commerciale tra Cina e USA ha solo effetti negativi sull’Europa.
I 28 punti del piano di pace americano dello scorso 20 novembre è stato annunciato, e negoziato, ancora una volta sulle teste degli ucraini e di tutti gli altri europei. Ancora una volta, l’Europa è stata costretta a reagire ad una iniziativa americana.
Significa che, anche se l’amministrazione Trump vuole essere meno impegnata nel difendere l’Europa, tuttavia non vuole sganciarsi dal vicinato europeo. Sta solo ridefinendo il vicinato in base a quelli che sono i meri interessi americani.
Ma l’Europa ha davvero compreso questa terribile situazione geopolitica?
Non possiamo perseguire solo una sfera di influenza, ma dobbiamo avere una vera e propria “sfera di interesse“: l’area tutta intorno all’Europa, che va tenuta stabile, per il suo mercato, le sue risorse naturali, per le sue linee di comunicazione. Questa area include il nord atlantico, l’Artico, il continente europeo tutto, il Caucaso, il Medioriente, il Golfo, il Nord Africa (dal Corno al Sahel).
Ma per farlo serve una diplomazia proattiva.
E consideriamo un’altra cosa: se l’Europa non ha il coraggio di tutelare i suoi partner, nessuna partnership sarà mai possibile. Né richiesta.
Ma soprattutto, i leader europei sanno quale risultato cercano di ottenere? Ci sono buchi imbarazzanti nell’impegno diplomatico europeo.
Nel perseguire i propri interessi il ruolo dei valori dovrà essere chiaro: bisognerà cooperare con chiunque rispetti i valori altrui, democratici, liberali, senza mai diventare complice delle eventuali violazioni commesse da altri.
Ciò che, tuttavia, si dimentica spesso è che il potere è indivisibile. Come chiunque aspiri a un grande potere, l’Europa non sarà capace di esercitare il proprio potere politico ed economico fino a quando non avrà un potere militare.
Del resto, la principale ragione per cui gli USA hanno potere in Medioriente è perché sono gli unici a poter dispiegare una massiccia forza militare all’occorrenza.
Poiché l’indipendenza dell’Ucraina è diventata vitale per la sicurezza dell’Europa, gli europei dovranno stare attenti a non guardare soltanto a Est. L’Europa dovrà avere la capacità di proiettare il suo potere militare verso tutti i suoi fianchi. Come vorrebbe la sua vecchia ma ancora oggi illusoria politica di sicurezza e difesa comune.
E intanto, molti iniziano a non curarsi più nemmeno di ciò che dicono, gli Europei. E sarà sempre così, fintanto che alle parole non seguiranno le azioni.
Il dogma del pacifismo deve scegliere nuove strade, e quella principale si chiama deterrenza. Per anni, per decenni, la cupidigia dei singoli Stati dell’Unione ha portato ogni governo a preferire patti economici subdoli, secretati, che vedono negli imperi della finanza i bastioni tanto illusori quanto cancerosi di un benessere effimero.
Il concetto di solidarietà deve essere riscoperto prima che sia troppo tardi, e questa nuova solidarietà deve passare obbligatoriamente attraverso le istituzioni dell’Unione Europea, coesa, e svincolata dall’affarismo miope dei soliti noti.
Serve coerenza, serve coraggio, e servono azioni.

