Come oggi il 3 Gennaio 1914 nasceva Ettore Gallo che ho avuto l’onore di conoscere e di militare assieme nel Socialismo Italiano per molti anni.
Nacque a Napoli da genitori di origini calabresi. Rimasto orfano di entrambi (la madre era morta di tifo quando Ettore aveva 18 mesi; il padre Alberto, avvocato, era morto durante la Prima guerra mondiale combattendo sul Pasubio), all’età di tre anni si trasferì in Veneto, a Villafranca di Verona, in casa dello zio.
Alla data dell’8 settembre del 1943, dopo essere stato chiamato alle armi, Gallo era ufficiale carrista dell’allora Regio esercito. Decise, quindi, che la scelta giusta era di combattere contro i nazisti e i fascisti per la pace e la democrazia e non esitò a svestirsi della divisa per scegliere le file dei partigiani, in Veneto; aderì appunto al Partito d’Azione e, con il nome di battaglia “Maestro”, divenne presto uno dei comandanti di divisioni partigiane più apprezzati e combattivi.
Catturato dalla banda nazifascista del maggiore Mario Carità fu imprigionato al palazzo Giusti di Padova. Rimase per due mesi nelle loro mani. Interrogato e ferocemente torturato, tacque e fu condannato a morte. Venne poi liberato il 28 aprile 1945 a seguito dell’insurrezione di quella città.
Dopo lo scioglimento del Partito d’Azione aderì al PSI in cui ebbe il ruolo, unitamente a Giuliano Vassalli, di istituire nelle Federazioni provinciali di quel partito le “Commissioni di Giustizia”. Inoltre è stato segretario provinciale del PSI e poi del PSU (al tempo dell’unificazione tra PSI e PSDI).
Al mondo partigiano Gallo è sempre rimasto legato, presiedendo per quarant’anni l’ANPI vicentina, facendo parte degli organi nazionali della stessa e collaborando al periodico dell’ANPI nazionale “Patria indipendente” con corposi articoli riguardanti la riforma dei codici penali e del sistema carcerario.
Abitando a Vicenza, provincia governata dalla DC, non ebbe mai la possibilità di essere eletto parlamentare. È invece di notevole importanza il ruolo da lui svolto negli organi assembleari del Comune e della Provincia di Vicenza anche nella ricostruzione morale della città dopo la guerra civile.
Finita la guerra, lasciò la magistratura e aprì uno studio di avvocato a Vicenza. Avvocato di grande fama, di lui ricordiamo i processi in difesa dei partigiani e altri di grande rilievo nazionale come quelli di Milano sugli attentati commessi dai nazionalisti altoatesini e quello a difesa della popolazione colpita dalla frana che cadendo sulla diga del Vajont determinò un’ alluvione che distrusse interi paesi facendo 2.000 vittime innocenti. Altrettanto rilevante la difesa di Renzi e Aristarco, accusati di vilipendio alle Forze armate, nel processo cosiddetto dell'”Armata s’agapò”. In quegli stessi anni diverse sue arringhe determinarono il mutamento di precedenti orientamenti della Corte costituzionale.
Dal 1976 al 1981 è stato membro del Consiglio superiore della magistratura, dove dapprima diresse l’Ufficio studi e poi divenne Presidente della Prima Commissione Referente. Il 30 giugno 1982 (su proposta del Partito Socialista Italiano) Gallo è stato eletto Giudice costituzionale dal Parlamento, con ben 720 voti alla prima votazione.
Il 30 gennaio 1991 è stato eletto Presidente della Corte costituzionale, esercitando tale ruolo dal 4 febbraio al 14 luglio 1991. Nella Corte è stato relatore di centinaia di sentenze, principalmente su questioni di diritto penale e processuale, ma anche di diritto internazionale, regionale, amministrativo, tributario, del lavoro e della previdenza sociale, di diritto penale militare e penitenziario, nonché in conflitti di poteri dello Stato, fra Stato e Regioni, e nel giudizio di ammissibilità dei referendum sui procedimenti di accusa.
Scrive il professore Francesco Paolo Casavola: “Le sue relazioni in camera di consiglio erano da un canto vere e proprie lezioni professionali e dall’altro una ricostruzione minuta e viva dei fatti di causa, come sanno bene gli avvocati di consumata esperienza”.
Durante l’elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 1992, ricevette numerosi voti e fu il più votato nel tredicesimo scrutinio (Scalfaro fu eletto al sedicesimo).
È morto a Roma il 29 giugno 2001, all’età di 87 anni. La salma è tumulata al Famedio di Vicenza.
Un Grande Italiano e socialista che non viene mai ricordato tra i personaggi più illustri.

