Chissà se il 2024 porterà qualche notizia positiva per l’ Etiopia , il Paese del Corno d’ Africa, senza sbocchi sul mare , a noi legato da un periodo di colonizzazione in epoca fascista ma anche dai conseguenti interessi economici di molti connazionali. Non sono certamente terminate le tensioni che avevano portato alle guerre civili che ne avevano contrassegnato la storia, l’ ultima tra il governo federale e l’ esercito di liberazione del Tigri la regione confinante con l’ Eritrea che rivendicava la propria indipendenza da Addis Abeba.
Un conflitto che oltre al numero elevato di vittime e di distruzioni aveva portato al dissesto economico del Paese. Ne mancava ancora la certificazione che e’ giunta negli ultimi giorni di dicembre, per la precisione martedì 26. In queste data l’ Etiopia è andata formalmente in default non essendo riuscita a pagare 33 milioni di euro e a rispettare l’ ultima scadenza possibile per rimborsare il prestito avuto per finanziarie la sua spesa pubblica. La notizia era ormai nell’ aria . All’ inizio di dicembre il Governo federale aveva già comunicato di non essere in grado di rispettare gli impegni presi al momento della stipula del prestito e quindi il default era diventato inevitabile pur provocato principalmente dagli effetti devastanti della pandemia e della guerra civile.
Dal 2021 il Paese africano aveva cercato di ricorrere a uno strumento introdotto dal G20 per permettere agli Stati a basso reddito di rendere il proprio debito piu’ sostenibile con la realizzazione di una serie di riforme a lungo termine. Si era giunti perfino ,a novembre dell’ anno scorso , a una sospensione temporanea del debito decisa dai Governi esteri creditori. Ma questo non e’ bastato e nonostante un ultimo tentativo di supporto finanziario della Cina si è arrivati alla sostanziale bancarotta. Ora all’ Esecutivo di Addis Abeba non resterà che cercare di seguire la strada della ristrutturazione del debito con conseguenze non certo allettanti per una popolazione che gia’ vive per la gran parte in stato di povertà.
A questa emergenza si e’ aggiunta quella provocata dagli eventi naturali. Infatti , dopo lunghi periodi di devastante siccità che ha gravato sulla popolazione, verso la fine del 2023 piogge torrenziali hanno determinato vastissime inondazioni. Un’ ulteriore sofferenza riflesso , a giudizio degli scienziati, del riscaldamento globale che favorisce questi catastrofici eventi che gravano soprattutto sui piu’ poveri e sui diseredati. E la situazione non potrà che peggiorare secondo le previsioni metereologiche che fissano al mese di aprile 2024 la probabile fine dei rovinosi rovesci. Diverse associazioni umanitarie hanno lanciato l’ allarme con la richiesta di aiuti per le persone colpite.
Capitolo a parte rimangono le tensioni etniche interne mai completamente sopite nonostante le rassicurazioni del Governo federale. Queste riguardano soprattutto le aree settentrionali del Paese che in tutto conta su una popolazione di 120 milioni di abitanti. Il 4 agosto 2023 Addis Abeba ha decretato lo stato di emergenza nella regione del nord ovest Amhara dove continuano gli scontri tra le forze armate governative e e milizie locali che avevano aiutato l’ esercito federale ad avere la meglio sui ribelli del Tigri ma oggi rifiutano l’ integrazione nello stesso e costituiscono un concreto pericolo per il mantenimento della pace.
Ma non basta. La stabilità e’ a rischio anche nella regione degli Oromo, che rappresentano il 32% della popolazione e sono il gruppo etnico più numeroso del Paese. Un panorama sconsolante che fa apparire sempre piu’ precari e deboli gli equilibri interni della Repubblica federale dell’ Etiopia . Il Premier Ably Ahmed Ali , Nobel per la pace nel 2019 ,ha pensato bene all’ inizio del 2024, invece di preoccuparsi dell’ integrità del suo territorio, di smentire ancora una volta il premio internazionale ricevuto, riconoscendo ufficialmente il Somaliland , dichiaratosi indipendente dalla Somalia nel 1991, ma tuttora privo di riconoscimento internazionale. Cio’ in cambio di uno sbocco sul mar Rosso per le forze navali etiopi. Ma con Mogadiscio che ovviamente non l’ ha presa bene ed ha aggiunto anche un motivo di tensione esterna per rendere ancora più incandescente la situazione.

