L’Eni fa quello che dovrebbe fare il governo.
A seguire la società di stato dell’Azerbaijan Socar, che controlla la IP (Italiana Petroli), ha deciso, aderendo “all’appello del governo” italiano, di introdurre un valore massimo dei prezzi di vendita.
Così dopo la società di stato vengono bloccati i prezzi dei carburanti: a €.2,19 il gasolio e €.1,99 la benzina.
Dalle parti di Palazzo Chigi applaudono, ma le accise restano.
Sembra impossibile eleminarle nonostante le ampie promesse in campagna elettorale.
Qualcuno si chiederà come fece Draghi, nell’ultimo semestre del suo mandato, di sospenderne l’applicazione.
Una magia, eppure l’economia si risollevò.
Oggi che è peggio, perché i prezzi dei carburanti non sono quelli del 2022, di abolizione accise proprio non si parla.
Sullo sfondo, la vera commedia: le accise sui carburanti, introdotte “temporaneamente” decenni fa per emergenze varie ed eventuali, restano intatte come monumenti nazionali. Il governo abolisce il bollo per alcune auto e moto dal 2027, ma sulle accise della benzina la risposta è un decreto che ridetermina aliquote per pochi giorni e sconti di 5 centesimi, come chi spegne un incendio con uno spruzzino.
Morale della favola
Eni e Ip fanno il prezzo politico del mese; il governo fa finta di non vedere che le accise sono la vera tassa permanente travestita da emergenza temporanea.
Risultato: gli italiani ringraziano per lo sconto di 17 centesimi, mentre lo Stato incassa da anni ciò che nessun price-cap potrà mai calmierare.


1 commento
In verità è così comodo riscuotere le accise……