All’università Cà Foscari di Venezia hanno impedito di parlare all’on. Emanuele Fiano, esponente del Pd, ebreo, figlio di Nedo, deportato ad Auschwitz e unico superstite della sua famiglia. Nei giorni scorsi un movimento, “Fronte gioventù comunista”, aveva annunciato una manifestazione “contro i sionisti nell’università”. “I ragazzi che avevano organizzato il nostro incontro – ha riferito Fiano – avevano deciso di spostare la sede. Abbiamo fatto una mezz’ora con domande e risposte, quando una quarantina di ragazzi con striscioni e cartelli sono entrati e hanno detto che non mi avrebbero fatto più parlare. Ho provato in tutti i modi a continuare, ma hanno continuato a urlare e a dire su di me falsità. Il principio fascista che hanno loro in mente è che chi non ha idee come le loro non deve parlare”. L’ex parlamentare Pd ha proseguito dicendo di essere “scioccato: l’ultima volta che hanno espulso un Fiano da un luogo di studio è stato nel ’38, con mio padre”. Questi ragazzi cos’hanno in testa e cosa é stato loro insegnato? I sionisti non hanno diritto di parola, affermano. Ma cosa sia il sionismo non deve essere loro molto chiaro. Almeno lo spero. Il sionismo é la teoria che afferma il diritto degli ebrei ad avere una patria, diritto sancito, dopo l’Olocausto che costò la vita a 6 milioni di ebrei, nei lager nazisti e nelle nazioni conquistate dalla Germania, dalle Nazioni unite nel 1947 e criminalizzare il sionismo significa non legittimare Israele, volerla distruggere in nome di una Palestina che dovrebbe spingersi “dal fiume (Giordano) al mare”. E’ questo che vogliono i Pro pal e cos’é questo antisionismo che diventa inevitabilmente antisemitismo, in base alla nefasta clausola “se sei ebreo non hai diritto di parola”? No, su questo mi sento di dar ragione a Larussa, questo non é solo fascismo, é nazismo. E’ la lunga ombra del nazismo che fa scrivere su facebook “Hitler non ha ultimato l’opera” per poi condividere l’orribile frase da parte di una candidata di Avs in Campania. Cos’é questo estremismo anti israeliano che induce Rula Jebrail e Francesca Albanese a contestare gli accordi di pace sottoscritti anche da Hamas (e vedremo se anche rispettati). Cos’e mai questo doppio binario per cui noi ci commuoviamo e protestiamo, e giustamente, per i 60mila morti di Gaza e sono drammatici i dati sui bambini uccisi, nell’indifferenza più totale per i 600mila morti in Ucraina prodotti dall’invasione russa e per i 60mila bambini strappati alle loro famiglie e portati in Russia negli istituti di rieducazione? Cos’é mai questo sciopero della Cgil per Gaza e il non sciopero per l’Ucraina, cosa sono mai le flotille per la palestina e la manifesta contrarietà ad aiutare la resistenza di Kiev? Cos’é mai e a cosa é dovuta questa doppiezza che mi ricorda da vicino quando in piazza si andava per il Vietnam e non per la Cecoslovacchia? C’é l’odio per l’occidente in talune frange estreme della sinistra e anche in taluni settori della destra. Ed é in nome di questo che non ci si mobilita per una resistenza appoggiata dagli Usa e dall’Europa, si fatica perfino a scendere in piazza per le nefandezze del regime iraniano, si simpatizza coi vari Chavez e Maduro, e perfino con la Cina di Xi. A proposito. Se mai Pechino invadesse Taiwan pensate che Landini proclamerebbe uno sciopero? Gaza é stata ed é tuttora una catastrofe. E il governo israeliano ne é complice assieme ad Hamas. Ma l’odio scatenato contro l’occidente e dunque contro noi stessi, il giudizio se sia giusto o sbagliato un avvenimento nel momento in cui si schierino o meno gli americani e l’Europa, produce atteggiamenti di discriminazione ad alto rischio. Come quelli alla Cà Foscari. Un ebreo non ha diritto di parola. Se non ha diritto di parola quali diritti gli sono rimasti?
- Associazione socialista liberale
- Cose di provincia
- Dai teatri e altro
- Dal mondo
- Economia e Lavoro
- Il Mondo è Bello perché è Avariato
- Giustizia
- Il Corriere della Pera
- In evidenza
- Istituzioni e territorio
- L’editoriale
- L’occhiodelbue
- Non menare il can che dorme
- Parliamo di noi
- Pillole di cultura
- Politica
- Politique d’abord
- Prampoliniana
- Prima pagina
- Redazione
- Route El Fawari
- Sanita
- Sport in pillole
- Storia socialista
- Suffrangetta
Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


3 commenti
Questi del “fronte comunista” l sanno che il primo paese a riconoscere Israele dopo la sua costituzione fu l’Unione Sovietica?
A proposito di “odio”, che qui mi pare individuato su entrambi i fronti politici, io, salvo sviste, l’ho ricordo ripetutamente presente in una parte, ed anche “personalizzato”, ossia espresso volta a volta contro l’uno o altro avversario politico (il che non mi sembra essere il massimo, come si usa dire).
Paolo Bolognesi 31.10.2025
Articolo esemplare per chiarezza e rigore morale.
Mauro Del Bue coglie il cuore di una deriva inquietante: quella che, in nome di un presunto “antifascismo”, ne riproduce oggi i metodi più intolleranti. Impedire a Emanuele Fiano di parlare non è un gesto di protesta, ma un atto di barbarie travestito da militanza.
La confusione tra antisionismo e antisemitismo, tra critica politica e negazione del diritto di parola, rivela un analfabetismo storico e morale che dilaga nei nostri atenei e nelle piazze “impegnate”.
Il paradosso è evidente: chi si erge a difensore dei diritti, li calpesta; chi si proclama antifascista, agisce da inquisitore.
La lezione di Del Bue ci ricorda che la libertà non è un privilegio concesso a chi la pensa come noi, ma il fondamento stesso della democrazia.
E quando si nega la parola a un ebreo, figlio di un sopravvissuto ad Auschwitz, non si manifesta solidarietà verso la Palestina: si rinnova, inconsapevolmente, l’ombra del Lager.
Questo non è dissenso politico — è il ritorno mascherato dell’odio, l’eco di un passato che credevamo sepolto.
E chi non lo comprende, più che un militante, è un complice dell’oblio.