Premessa
Rispetto all’affare Orlandi la Santa Sede ha assunto, dalle primissime ore, un atteggiamento ambiguo e disorientante. Il passaggio dall’alto interesse e dal pathos a tratti eccessivo, che ha caratterizzato i primi momenti, ha presto ceduto il passo ad un silenzio assordante, a verità di comodo e ad una scarsa e riluttante collaborazione con gli inquirenti italiani.
La premeditazione del sequestro
Tema ampiamente dibattuto e mai esaurito, è quello che vorrebbe stabilire se ci sia o meno stata premeditazione. Io tendo a prediligere l’idea caldeggiata dai più: quella della premeditazione. Fatico ad immaginare un gruppo di persone, criminali di professione, che non pianifichi un sequestro
Ho sempre pensato che, oltre al rapitore effettivo, Emanuela fosse in rapporti amichevoli con un/una complice, appositamente posizionato/a con l’obiettivo di guadagnarsi la fiducia della ragazza, per poi condurla nelle braccia dei suoi aguzzini. Dalla descrizione che ne fanno genitori, amici e fratelli, la ragazza non era tipo da fidarsi di persone che non conosceva. A tal proposito ricordo la ragazza mai identificata e il numero di telefono sull’agenda, che oggi rimanda all’utenza di Telepace, uno edificio a ridosso delle mura Leonine.
Tanto i familiari, quanto giornalisti divenuti voci autorevoli, per le indagini svolte nella ricerca della verità, non hanno mai espresso interesse per questi elementi, sicuramente per valide ragioni. Ciononostante io non riesco ad escludere una loro possibile implicazione. Come riportato nel primo articolo, il numero presente nell’agenda è accompagnato da un nome, ma non è indicato il cognome, come Emanuela era solita compilare la rubrica. Accanto al numero risalta la scritta “indovina chi è”.
La frase potrebbe essere un gioco, che nulla ha a che fare con la scomparsa, scritta da un compagno di classe, come nel caso riportato qui in foto e Federica/o un’amica esterna alla classe di cui non conosce il cognome, piuttosto che un fidanzatino o un ragazzo con cui stava avendo i primi approcci sentimentali, e che motiverebbe anche le forche a scuola. E se non fosse così? Se queste tessere trovassero un incastro?
Si aprono almeno altre due ipotesi:
- Federica/o potrebbe essere un nome di pura fantasia, utilizzato per occultare il reale detentore dell’utenza. E perché occultarlo? Ma soprattutto perché Emanuela aveva quel riferimento telefonico? Chi frequentava lo stabile di Via del Mascherino 69? Il numero di telefono ha qualcosa a che fare con l’affermazione di Emanuela – sempre che di lei si tratti- che è possibile sentire nella registrazione delle violenze: “dovevo darti quel numero”? Di questa cassetta parleremo più avanti.
- Federica/o potrebbe essere sia un nome reale, sia un nome falso che Emanuela pensa vero. C’è la possibilità che si tratti della ragazza vista dalle amiche e mai identificata, una persona che le si è progressivamente avvicinata conquistandone la fiducia. Il numero a chi apparterrebbe? Trovo difficile che appartenga alla persona in questione.
Se l’ipotesi complice dovesse essere errata, sono portata a pensare che a tradirla sia stato un ecclesiastico, una figura conosciuta da Emanuela e di cui si fidava. Emanuela è una ragazzina di 15 anni, gli ambienti e le persone che conosce sono limitate. Se scartiamo famiglia, compagni di scuola e amici del Vaticano, non ci resta che il clero.

I Gugel. Scambio di identità
Via investigata dalla famiglia Orlandi nei primi mesi, fu quella dello scambio di persona. Questa eventualità non è mai stata completamente accantonata. L’ipotesi si incanala in quella che viene definita la “pista bulgara” in diretta correlazione con il terrorismo internazionale, lo spionaggio CIA-KGB e Ali Agca, l’attentatore di Giovanni Paolo II.
Volendo anche sostenere la pista internazionale, l’ipotesi dello scambio di persone è improbabile, che si tratti di servizi segreti, cellule terroristiche, mafie, bande o massonerie deviate. Membri della curia romana, in questo caso, devono essere scartati categoricamente. All’interno delle mura Leonine, che ospitano meno di 1000 abitanti, si conoscono tutti.
Più probabile la supposizione che vede Emanuela essere stata la terza scelta, quella estrema su cui ripiegare. Proverò a spiegare meglio partendo dall’inizio. Chi sono i Gugel?
I Gugel sono una famiglia che, come gli Orlandi, vive all’interno delle mura dello Stato pontificio. Angelo Gugel è l’aiutante di camera di papa Karol Wojtyla; lo fu in precedenza di papa Lucini e lo sarà di papa Ratzinger. Padre di due giovani ragazze: Flaviana e Raffaella, affetta da una lieve balbuzie e di un ragazzo.
In seguito al crack del Banco Ambrosiano e dell’attentato a Giovanni Paolo II, si dirà sempre più preoccupato del clima teso che ammanta la Sede apostolica. Preoccupazione che condividerà con il resto della famiglia, che verrà avvisata di un possibile sequestro a spese di un dipendente vaticano. Angelo Gugel non ne farà parola nemmeno con l’amico Ercole.
Quanto riguarda la questione Banco Ambrosiano e Calvi, se può avere un collegamento con Emanuela Orlandi, il collegamento sembrerebbe coinvolgere il crimine di stampo mafioso e non, come spesso riportato dai media, Angelo Gugel, il suo paese d’origine e la parente di nome Rita Gugel. Stando alla dichiarazione del cameriere del Papa:
«Falsità. Non la conosco. Nemmeno a Miane, dove tutti si chiamano Gugel, l’ hanno mai sentita nominare»..
Nonostante piccole asimmetrie tra la famiglia Orlandi e la famiglia Gugel – Ercole Orlandi è padre di cinque figli- i due nuclei, inconsciamente, detengono molteplici somiglianze. Per i sostenitori della teoria dello scambio di persona, saranno proprio tali analogie a indurre in errore l’autore del sequestro.
Innanzi tutto I Gugel abitavano nello stesso palazzo degli Orlandi inoltre, pare che ci fosse una somiglianza fisica tra Ettore Orlandi e Angelo Gugel, al punto che capitava venissero confusi dalle persone. Pare che altrettanta somiglianza ci fosse tra Emanuela e la minore delle figlie femmine di casa Gugel, Flaviana.
Raffaella e Emanuela, cresciute nello stesso contesto, erano molto amiche e uscivano molto spesso insieme e, il fatto che Flaviana si vedeva raramente perché viveva in convitto, fuori dalle mura vaticane, è stato indicato come valido motivo di confusione. I sostenitori dello scambio di persone ritengono che è possibile che Emanuela sia stata scambiata per Flaviana. Questa è una notizia che è spesso riportata ma che si scontra con quanto dichiara il cameriere del Papa, dove asserisce che la figlia “non risiedeva ancora in Vaticano”
L’obiettivo non era dunque Emanuela ma una delle figlie di un personaggio più rilevante e vicino al pontefice quale era Angelo Gugel? Come avrete modo di appurare addentrandovi in questo intrigo, chiunque sia l’architetto della scomparsa di Emanuela, ha dato prova di una oggettiva e spiccata capacità che mal si coniuga a un errore grossolano.
Al di là del mettere sul banco tutte le piste, le ipotesi e i personaggi intervenuti in questi quarant’anni, i recenti accadimenti si stanno rivolgendo sempre più all’interno delle Mura, rendendo lo scambio di persona un’idea da cestinare definitivamente. A questo punto vi starete chiedendo perché, se la pista che pare prevalere è quella che chiama in causa esponenti del clero pontificio, il signor Angelo Gugel fosse preoccupato della minaccia sequestro.
Angelo Gugel cambiò scuola alle figlie, fece tagliare e cambiare colore di capelli a Flaviana e proibì a Raffaella di recarsi con gli amici oltre le mura; successivamente la iscriverà al convitto delle suore Pie, così che non dovesse prendere l’autobus. Perché? Provo a spiegarlo e vi consiglio, da questo articolo in avanti, se davvero volete farvi un’idea, di appuntarvi i nomi e di stilare delle mappe concettuali.
La teoria del giudice Ferdinando Imposimato
L’indagine di Imposimato porta il giudice (fu anche legale della famiglia Orlandi) a ritenere che la questione dei rapimenti fosse l’epilogo di complotto ordito in seno alla Stasi e definito dai Sevizi segreti dell’organizzazione polacca “Operation Papst”. Pare che l’operazione fosse stata ideata nel 1981, ma l’attuazione venne decisa solo dopo l’attentato a Giovanni Paolo II, per mano di Alì Agca.
Gli agenti della Stasi ritennero che il rapimento di giovani adolescenti vaticani avrebbero colpito Wajtyla più di un attacco frontale. Volevano colpire il Papa, che si era apertamente opposto al comunismo, e al contempo far intendere ad Agca, per conquistarne la fiducia, che i rapimenti erano volti a porre la condizione per la sua liberazione.
Obiettivo finale: Agca doveva distruggere il processo contro bulgari e Lupi Grigi che, trasmesso dalle televisioni, avrebbe colpito irrimediabilmente Bulgaria e Unione Sovietica che, attraverso il KGB, guidato da Yuri Andropov all’interno della Città del Vaticano, aveva uomini dispiegati dall’inizio degli anni 70. La questione è molto articolata ma, rispetto al caso Orlandi, quanto ho riportato può essere sufficiente.
La selezione della famiglia
Obiettivi dell’operazione, erano giovani ragazze i cui genitori dovevano essere il più possibile legati al pontefice. Tra i collaboratori laici potenzialmente idonee ci sono tre famiglie, i cui patriarchi, noti in tutta la città vaticana sono, ognuno nel suo grado di importanza, vicini a Giovanni Paolo II. Si tratta di Angelo Gugel, aiutante di camera, nonché l’uomo che si lanciò nel tentativo di proteggere il papa e che per primo lo assistette dopo che fu raggiunto dal proiettile; Camillo Cibin, capo della vigilanza vaticana, aveva una figlia. Infine Ercole Orlandi, commesso capo del Vaticano.
La ricerca delle adolescenti venne affidata ad agenti infiltrati all’interno delle mura Leonine. Due erano agenti del Kgb: la ceca Irene Trollerova e il “nipote” (indicazione poi smentita) del cardinale Agostino Casaroli, l’attivista del Pci Marco Torretta. Ad affiancarli due agenti della Stasi: il benedettino Eugen Brammertz e il capitano delle guardie Svizzere Alois Estermann; quest’ultimo verrà trovato morto insieme alla moglie in circostanze misteriose il 4 maggio del 1998, probabilmente ucciso da un’altra guardia svizzera, Cedric Tornay, che successivamente si suicidò; o almeno questa è la versione ufficiale a cui la madre non crede e alla quale è sempre stata rifiutata la documentazione relativa al decesso del figlio.
Per lo stretto rapporto con il pontefice, Raffaella e la figlia di Cibin erano le prede perfette. Tuttavia Cibin venne scartato, prediligendo gli Orlandi perché, come i Gugel, abitavano il medesimo edificio in piazza Sant’Egidio. La palazzina è facilmente osservabile da una finestra del palazzo dell’Osservatore romano, finestra dell’ufficio di Brammertz.
I pedinamenti
Questa pista ha trovato ampio credito per due ragioni:
-era, sostanzialmente, la linea sostenuta da Giovanni Paolo II. Quindi la posizione ufficiale della Santa Sede;
–Raffaella Gugel testimonia di essersi sentita pedinata da un uomo dai tratti somatici riconducibili alla Turchia. A queste motivazioni si aggiungerà l’intervista esclusiva “Per la prima volta Angelo Gugel racconta San Giovanni Paolo II” rilasciata nel 2018 da Angelo Gugel al quotidiano Faro di Romo, dove conferma che lui e Cabin erano consapevoli del rischio di rapimenti ma esclude lo scambio di persona.
«Assurdo. Ero in Polonia con Wojtyla quando ci fu il sequestro. Non è vero che le due ragazze frequentassero la stessa scuola. E all’ epoca la mia famiglia non risiedeva ancora in Vaticano. In seguito, per evitare a Raffaella ogni giorno lunghi tragitti in bus, preferimmo iscriverla nel convitto delle suore Maestre Pie. Ma furono le stesse precauzioni che anche Cibin, il capo della Gendarmeria, adottò per la propria figlia».
Sarebbe stato interessante sapere il motivo per cui Gugel e Cabin non hanno condiviso con Ercole Orlandi quanto a loro conoscenza, così che anche la famiglia Orlandi avrebbe potuto prendere le proprie precauzioni.
Passiamo ora alla deposizione che Raffaella Gugel rilascia alla Legione dei Carabinieri di Roma, Reparto Operatvo 3° sezione, il 24/07/84 e a cui vale la pena prestare attenzione:
“Sente la signorina GUGEL Raffaella, la quale spontaneamente dichiara quanto segue: -Dopo alcuni giorni che il Santo Padre fu attentato dal terrorista turco, mio padre mi disse di stare attenta per la strada, perché nella Città del Vaticano erano circolate delle voci di un possibile rapimento, di un cittadino vaticano, in cambio del terrorista turco Ali Agca. In quel periodo io andavo a scuola in Corso Vittorio Emanuele II, istituto tecnico commerciale Vincenzo Gioberti, e ogni mattina alle ore 8.15 prendevo l’autobus n.64 da capolinea ubicato nella piazza quasi di fronte all’ingresso di S. Anna. Alla fermata successiva saliva a bordo un uomo sui 28-30 anni, con giacca e pantaloni (tipo sportivo), il quale prendeva posto a sedere e notavo che mi osservava ripetutamente. Questo episodio si verificava quasi ogni mattina […] posso riferire i dati somatici dell’uomo ma non sono in grado di farvi eseguire un identikit, era alto 1.80 con corporatura snella, carnagione scura, tipo nazionalità turca, capelli scuri ricci con occhi scuri”
Raffaella, quindi, riporta alle forze di polizia di aver notato, forse più attenta del solito grazie agli avvertimenti del padre, di essere attenzionata da quest’uomo dai tratti turchi. Una dichiarazione che va ad incanalarsi nella “pista bulgara” che avalla la teoria del terrorismo internazionale, sostenuta e ribadita da Wojtyla. Non c’è alcun motivo per non prestar fede alle dichiarazioni di una ragazzina.
Osservazioni e conclusioni
Prima di esporre le mie conclusioni, preciso che l’ipotesi bulgara e del terrorismo internazionale mi ha sempre poco convinto e mi convince sempre meno. Non metto in dubbio che in Vaticano pullulino uomini dei servizi segreti, delle lobby, della finanza, del crimine etc, ritengo anche che il rapimento sia stato materialmente eseguito da una di esse, ma non credo alla motivazione. Provo a spiegare schematicamente le falle e le incongruenze:
- Angelo Gugel sostiene che la figlia non avesse ancora la residenza Vaticana, facendo intendere che non conoscesse Emanuela quindi non fossero amiche. Ma la figlia racconta che prendeva a porta S. Anna il bus n.64. Sulla scuola non è chiaro se stia mentendo o meno, dal momento che non sappiamo se Raffaella cambia scuola nell’82 o nell’83.
- Risulta abbastanza bizzarro immaginare agenti speciali incapaci, che pedinano talmente male, dal farsi riconoscere da una ragazzina
- Per la legge di chi mente una volta, mente anche due volte, non possiamo archiviare in via definitiva un suo coinvolgimento nel crack dell’Ambrosiana e la sua parentela con questa Rita Gugel.
- Per quale motivo non informa gli Orlandi?
- Solo la figlia di Gugel nota un pedinatore di origine turca. Gli amici di Emanuela, così come la madre di Mirella Gregori, notano l’interessamento, unico e mai reiterato, di due uomini italiani.
Quello che mi viene da pesare è che, essendo un uomo molto vicino a Giovanni Paolo II, sia sempre stato a conoscenza di molte verità sulla sparizione di Emanuela Orlandi e si sia adoperato al fine di rendere credibile l’intera linea vaticana. Questo andrebbe a confermare, ancora una volta, che la verità non può essere rintracciata, se no all’interno dello stesso Vaticano e dei suoi esponenti più illustri. Altrimenti perché prodigarsi tanto e cercare di allontanare l’interesse da altre questioni come il caso Calvi, come la malavita e, ovviamente, come le alte gerarchie ecclesiastiche?
Cose bulgare davvero!



4 commenti
….abbastanza credibile!
Il “personaggio chiave” dell’affare Orlandi è senza dubbio il cardinale Marcinkus (è un’opinione che va al di là della semplice opinione ma con molteplici riscontri). Dopo avere studiato e ristudiato il caso confrontando molte fonti d’informazione, documentari e testimonianze (naturalmente quelle di Pietro Orlandi) trascritte o riportate pubblicamente (vedasi articolo https://fr.wikipedia.org/wiki/Emanuela_Orlandi), si riconosce facilemente in Marcinkus un super-agente altamente protetto della CIA.
Come “un agente della CIA” letteralmente e coraggiosamente è definito nell’inchiesta televisiva del regista Giuseppe Ferrara andate in onda a suo tempo a puntate in TV.
Per chi è molto giovane, come lei, e dunque non ha vissuto quegli anni di piombo consiglio di rivedere tutta l’inchiesta perché il filmato intero appare sulle reti internet per chi fa ricerche.
Dunque sintetizzando, il ruolo verosimile di Marcinkus era quello di ricattare la finanza vaticana, effettuare una presa di potere all’apice del Vaticano (una specie di Golpe ecclesiale, con l’attentato a Papa Wojtila) e trasformare il potere finanziario del Vaticano in una cassa di finanziamento delle operazioni para-militari o militari nella guerra al comunismo o ai regimi ribelli all’Imperialismo globale. Per non fare riferimenti diretti all’attualità, mi fermo qui.
Naturalmente e per tutelare la propria istituzione, il Vaticano non potrà mai rivelare una tale scandalosa situazione di complotto e di lotta criminale per il potere. Con le vittime che conosciamo.
Mi piace molto comunque lo stile di inchiesta che lei imposta. Complimenti!
Confermo, oltrtetutto è indicato come agente della CIA anche nei documenti della Seconda commissione di Inchiesta sul rapimento e assassinio di Alddo Moro, l’ho segnalato nel primo articolo. La ringrazio del feedback!
Tagliare e tingere i capelli alle figlie è una leggenda messa in giro sappiamo da chi