Di Alessandro Perelli
Dopo le ultime elezioni politiche in Austria era nato nel dicembre 2021 il governo di coalizione popolari verdi guidato dal Cancelliere Nehammer. Una scelta quasi obbligata per garantire governabilità al Paese in seguito alla sconfitta dell’ estrema destra, che faceva parte del precedente esecutivo, travolta e penalizzata elettoralmente dagli scandali di corruzione che avevano coinvolto i suoi esponenti, e dalla buona affermazione del partito ecologista.
Un matrimonio politicamente difficile che, come era nelle previsioni, si sarebbe prestato ben presto agli attacchi da destra e sinistra sui temi caldi dell’immigrazione clandestina e della salvaguardia ambientale che avevano costituito i cavalli di battaglia dei due partitini di governo.
Dopo alcuni riscontri altalenanti dal punto di vista amministrativo che, comunque, già avevano fatto intravedere come si sarebbe evoluta la situazione politica, alla fine di aprile sono giunti i risultati delle elezioni nel Land di Salisburgo, con un responso che ha rappresentato un vero campanello d’allarme per l’Esecutivo. Ma anche con delle sorprese significative.
Infatti, pur riconfermatisi primo partito, i popolari del Governatore Haslauer, hanno subito un calo di oltre il 7%, probabilmente in favore del Fpo di estrema destra, salito in percentuale circa della stessa cifra. Maluccio i socialdemocratici ed i verdi, addirittura spariti i liberali, che non sono riusciti a superare la soglia di sbarramento.
Se si può parlare di un preoccupante recupero della formazione di estrema destra (in parte previsto) non si può sottacere che la vera sorpresa è stato a sinistra il successo dei comunisti del Kpo. Questi sono stati protagonisti di un vero e proprio exploit con una percentuale che ha superato l’ 11%, con voti provenienti dalle altre forze di sinistra in calo.
Nella città di Salisburgo i comunisti si sono piazzati al secondo posto con oltre il 21% di suffragi. Un risultato storico che ha permesso il loro rientro nell’assemblea del Land per la prima volta dal 1949. I motivi di questa affermazione, inaspettata nelle proporzioni, sono da ricercare nel diverso e, per la galassia comunista nuovo volto, con cui il Kpo si è presentato agli elettori austriaci.
Nessun rimpianto o nostalgia per le dittature comuniste o per un sistema economico pianificato ma grande attenzione per l’equità sociale e i problemi dei lavoratori sottopagati. Hanno accettato le regole di mercato ma mutandole democraticamente in senso anti liberista.
Le novità non mancano neppure in politica estera: i comunisti austriaci hanno condannato duramente l’ aggressione russa all’Ucraina e addirittura oggi spingono il Governo ad essere meno neutrale e ad agire più duramente contro gli interessi n Austria degli oligarchi russi.
A Putin è rimasta ormai solo la solidarietà dell’estrema destra: i deputati del Fpo (Partito della Libertà) hanno infatti abbandonato l’aula del Parlamento di Vienna durante il discorso in collegamento video di Zelensky . Il partito popolare, da parte sua cerca di risalire la china rassicurando gli austriaci sui temi dell’immigrazione.
Il Cancelliere Nehammer, oltre a condividere gran parte delle misure prese dai Paesi dell’Europa centrale dell’accordo di Visegrad su questo tema, ha recentemente visitato Svezia e Danimarca per svolgere ,insieme ai Governi di questi due Stati, un’ azione comune di pressione su Bruxelles affinché vi siano da parte dell’Unione Europea provvedimenti più drastici contro i migranti clandestini.
Ciò rischia di mettere ancora più in difficoltà l’alleanza di Governo con i verdi, che hanno sulla questione una posizione diversa e che già scontano al loro interno dei malumori in quanto la confermata rinuncia all’energia nucleare ha però portato alla riattivazione della centrale a carbone di Mellach, indispensabile per sopperire alla rinuncia delle fonti energetiche russe per le sanzioni europee.

