di Alessandro Perelli.
Nei Paesi dell’Unione Europea è abbastanza frequente trovare, a livello di governo, maggioranze risicate che determinano situazioni di instabilità che quasi sempre provocano lo svolgimento di elezioni anticipate. D’altra parte il ritorno al giudizio del popolo è il naturale strumento che il sistema democratico prevede per sanare la situazione. In Bulgaria però, da questo punto di vista, si è battuto ogni record. Domenica 2 aprile si terranno le quinte elezioni legislative in due anni. E la previsione è che neanche queste serviranno a garantire quella governabilità di cui il Paese ha bisogno da una parte per risollevarsi economicamente e sconfiggere la corruzione che ha inciso pesantemente sulla vita politica e amministrativa degli ultimi anni dall’altra per fare chiarezza sul piano internazionale sul ruolo che Sofia intende ricoprire all’interno dell’Unione Europea e nei confronti dell’aggressione russa all’Ucraina. Tutto è iniziato nel 2021 con la caduta dell’Esecutivo guidato da Bojko Borisov, leader del partito di centro destra Gerb, che non ha retto alle proteste popolari e ha ceduto il passo al populista Slavi Trifunov di “Ci sono persone così” incapace di governare non trovando alleati. Poi, dopo l’inevitabile ritorno alle urne, vi era stata l’affermazione degli europeisti liberali di centro di ” Governare il cambiamento” che avevano dato origine ad un Esecutivo con i socialisti e i populisti. Esecutivo durato solo otto mesi a causa dell’eterogeneità dei componenti. Nuove elezioni e nuova vittoria del Gerb di Borisov che però non era riuscito a trovare alleati per garantirsi una maggioranza parlamentare. A questo punto al Presidente della Repubblica Rumen Radev, unico punto di riferimento legittimato dalla rielezione nel 2021, non restava altro che ricorrere ancora al voto anticipato del 2 aprile di quest’anno. Sullo sfondo di questi avvenimenti il progressivo distacco dalla politica dell’opinione pubblica ampiamente testimoniato dalle percentuali sempre più basse di affluenza ai seggi e a una delegittimazione crescente dei partiti e degli esponenti politici, tutti, compresi quella sorta di cinque stelle bulgari di Trifunov che dopo l’exploit che gli aveva consentito di prendere la guida del Governo, oggi, dai sondaggi, non riuscirebbero neanche a entrare in Parlamento, non superando la soglia di sbarramento del 4%. Sondaggi che vedono una partita a due per il primato tra l’alleanza di centro destra Gerb-Sds guidata da Borisov con circa il 26% e quella centrista di Governare il cambiamento e Partito popolare, staccata di neanche un punto e addirittura in vantaggio secondo alcune rilevazioni. Al terzo posto e stimato il Movimento per i diritti de la libertà, con il 19% . Poi vi sarebbe il partito filorusso e nazionalista Vuzrazhdane con un 14% e vicino quello della minoranza turca. Ai socialisti, che nonostante una rinnovata dirigenza non sono riusciti a recuperare quei consensi che anni fa ne avevano fatto il primo partito, un modesto 10%, forse utile per entrare in qualche coalizione, ma molto deludente come risultato. Tutti gli altri partiti non riuscirebbero a superare la soglia di sbarramento. Così se non vi saranno novità clamorose si dovrebbe ripetere la situazione di ingovernabilità. Ingovernabilità deleteria per un Paese che ha bisogno di radicali riforme per ribaltare una situazione economica che fa della Bulgaria lo Stato più povero dell’Unione Europea. Riforme, la cui mancanza ha già fatto slittare, di per lo meno un anno, l’adozione dell’ Euro (si parla del primo gennaio 2024). Vi è infine, oltre all’endemico problema della dilagante corruzione, la questione della posizione internazionale del Paese rispetto alla guerra in Ucraina. Sofia non ha aderito che parzialmente ale sanzioni contro Putin ed è nota la posizione del Presidente della Repubblica Radev contrario ad esse. Un Governo legittimato da una maggioranza parlamentare, che però adesso non si può ragionevolmente prevedere, dovrebbe esprimersi chiaramente sciogliendo i dubbi dell’ Unione Europea e dell’ Occidente.

