E’ stato presentato anche quest’anno il Rapporto Ecomafia 2024. Il dossier, il 30° della serie, è stato reso pubblico lo scorso 11 luglio e riporta i dati statistici raccolti nell’anno di osservazione precedente. Ora sappiamo che nel 2023 si sono verificati in Italia ben 4 eco-reati ogni ora, 100 al giorno, per un giro d’affari complessivo di circa 8,8 miliardi di euro. Mica poco.
La gran parte dei reati è legata al ciclo del cemento, ma anche il settore rifiuti non scherza, facendo registrare un’impennata del +66% rispetto al 2022.
In totale nel nostro paese si sono verificati oltre 35mila reati ambientali nel 2023, con un incremento annuo superiore al 15%.
E’ dal 1994 che Legambiente, in stretta collaborazione con le forze dell’ordine, aggiorna il quadro della criminalità ambientale in Italia. Il Rapporto Ecomafia è diventato ormai un riferimento fondamentale per l’analisi specifica dei fenomeni criminali legati al business ambientale che, come evidenziano i numeri di quest’anno, non smette di colpire l’Italia.
Gli illeciti si concentrano soprattutto nel Sud del Paese, in particolare nelle quattro regioni a maggiore retaggio mafioso: Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. Qui si verificano il 43,5% degli eco-reati. La Campania, da sola, raggiunge il 14%, mentre la Sicilia segna un incremento del 35%.
Variazioni rilevanti si riportano anche in altre macro-regioni del paese. Ad esempio la Toscana sale dal 7° al 5° posto in classifica, mentre la Sardegna passa addirittura dal 15° al 7° posto. La Lombardia resta saldamente la regione del Nord con più reati ambientali, e la provincia di Venezia intanto balza al 9° posto.
Aumenta anche il numero delle persone denunciate (quasi 35mila soggetti, +30,6%), così come quello degli arresti (319, +43%) e dei sequestri (7.152, +19%).
In notevole aumento il peso criminale del ciclo illegale del cemento (13.008 reati in totale, +6,5%), che si conferma al primo posto della triste classifica penale. Ma preoccupa soprattutto l’impennata degli illeciti penali nel ciclo dei rifiuti, che fa registrare un allarmante +66%, piazzandosi al secondo posto della hit parade.
Al terzo posto, con 6.581 reati, la filiera degli illeciti contro gli animali (bracconaggio, pesca illegale, traffici di specie protette e capi di allevamento). Seguono gli incendi dolosi, colposi e generici, con 3.691 illeciti.
Crescono i numeri dell’aggressione al patrimonio culturale (642 furti di opere d’arte, +58,9% rispetto al 2022) e degli illeciti nelle filiere agroalimentari (45.067 illeciti amministrativi, a cominciare dal caporalato).
I clan mafiosi complessivamente censiti come operanti nel quadro generale sono 378.
L’impressione generale è che l’attività di contrasto non stia tenendo il passo con l’espansione del fenomeno. Per questo motivo durante la presentazione ufficiale del Rapporto Legambiente ha chiesto al Governo un impegno più serio nella lotta alle ecomafie. In particolare, ha rivolto al governo una serie di proposte incentrate su 6 pilastri, sui quali si chiede di lavorare in maniera prioritaria:
- recepimento della nuova direttiva europea in materia di tutela penale dell’ambiente, approvata dal Parlamento europeo il 27 febbraio 2024, che introduce nuove fattispecie di reato;
- introduzione nel Codice penale dei delitti contro le agromafie e contro gli animali;
- restituzione ai prefetti dei pieni poteri per la demolizione degli immobili che i Comuni non hanno abbattuto, partendo dall’ultimo condono edilizio;
- inasprimento delle sanzioni contro i reati nel ciclo dei rifiuti;
- approvazione definitiva dei decreti attuativi del Sistema nazionale di protezione ambientale;
- potenziamento degli organici delle singole Agenzie regionali.
“Con il decreto Salva casa, a cui Legambiente ha già presentato una serie di emendamenti, si corre il rischio di alimentare nuovi abusi”, avverte Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità. E aggiunge il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani: “Invertire la rotta è certamente possibile ma continuano a mancare norme importanti”.


1 commento
Al di là dei molteplici aspetti toccati da questo articolo, trovo opportuno il parlare dei rifiuti, trattandosi di problema la cui “gestione” riguarda un po’ tutti noi, vuoi quali utenti del servizio di raccolta e smaltimento, vuoi come attori di comportamenti che possono essere virtuosi o, all’opposto, poco responsabili.
Considerando la questione in veste di utenti, un tipo di servizio che conosco tende a far pagare di più i maggiori conferimenti, il che ha la sua indubbia logica, ma bisognerebbe trovare pure il modo di “premiare” chi differenzia in maniera corretta i propri rifiuti, e tali li recapita laddove possono essere controllati.
Giusto al riguardo, sono da anni dell’idea che presso le cosiddette Isole Ecologiche, laddove fossero in funzione, il personale addetto, oltre a verificare se sia conforme l’avvenuta differenziazione dei rifiuti fatta dall’utente, potrebbe quantificare, con peso o volume, taluni materiali, vedi vetro, plastica, carta …..
Da tale quantificazione potrebbe poi derivarne un corrispondente sconto in bolletta, casomai anche significativo, e a chi paventa il rischio che qualcuno raccolga “in giro” i materiali in parola, onde averne ulteriore beneficio economico dalla loro consegna all’Isola Ecologica, ho risposto più volte come di seguito.
Ossia che può essere visto anche positivamente il togliere dall’ambiente quanto altri vi hanno irresponsabilmente disperso, il che non è infrequente se guardiamo i cigli delle nostre strade, dove non di rado abbondano rifiuti di vario genere (carte, plastiche, ecc …), il che succede talora nei boschi e greti di fiume …..
Circa infine il decreto Salva Casa, mi risulterebbero sanabili solo le piccole difformità, ma per bocca di oppositori del centrodestra ho sentito dire che potranno essere “recuperati” anche immobili totalmente abusivi, il che mi suona strano ma visto che ora il Decreto è stato convertito in Legge vedremo cosa succederà.
Paolo Bolognesi 26.07.2024