Ha ragione Carlo Calenda ad invitare il governo a non diminuire il suo impegno politico, economico e militare a favore della Resistenza ucraina. Non vale il pretesto di Salvini, il cui afflato putiniano riemerge ora a seguito degli scandali che hanno coinvolto taluni personaggi legati al governo di Kiev. La Russia sta intensificando i suoi attacchi anche sulla capitale dove nella notte sono stati colpiti i civili e dove la popolazione vive ormai nei rifugi, a Zaporizhia, dove gli eserciti russi bombardano quotidianamente per prendere il controllo della città, a Kherson city ancora controllata dagli ucraini, nella regione di Odessa, dove nella notte ë stata colpita una centrale solare, seminando terrore e morte. Le ultime notizie di stamani parlano di un attacco a Kiev con un missile balistico Iskander-M e con almeno 176 droni, 139 dei quali sono stati abbattuti dalle difese antiaeree ucraine. Almeno altre 37 testate sono però andate a segno, colpendo 14 località. Il papa lancia un appello all’Angelus: “Seguo con dolore le notizie degli attacchi che continuano a colpire numerose città ucraine, compresa Kiev. Essi causano vittime e feriti, tra cui anche bambini, e ingenti danni alle infrastrutture civili lasciando le famiglie senza casa mentre il freddo avanza. Assicuro la mia vicinanza alla popolazione così duramente provata. Non possiamo abituarci alla guerra e alla distruzione. Preghiamo insieme per una pace giusta e stabile nella martoriata Ucraina”. Dal canto suo il Belgio definisce “criminale di guerra” il comportamento russo che coi bombardamenti fa strage di uomini, donne e bambini. E l’Italia? Balbetta. Forse non per colpa della Meloni ma per pesanti divisioni interne. Doveva contribuire all’acquisto dei patriot, con gli altri paesi europei: il quantum italiano si aggira sui 150 milioni, con lo sconto perché Francia e Germania stanziano di più. E’ il dodicesimo decreto che l’Italia si accinge a deliberare, e quest’ultimo tra le divisioni interne alla maggioranza (Crosetto si dice convinto che stavolta, alla vigilia di importanti elezioni regionali, Salvini potrebbe votare contro). Ma la nube sull’Ucraina non é tanto determinata dall’atteggiamento italiano. Non si capisce proprio quale sia la posizione dell’altalenante Trump che un giorno occhieggia e applaude Putin e il giorno dopo lo minaccia, che un giorno sconfessa Zelensky e poi lo accarezza, che lancia chiari segnali per un giro di vite su un ulteriore e pesantissimo embargo che ancora non si vede e poi si impegna a inviare a Kiev missili a lunga gittata che ancora non ci sono. Goffredo Buccini, oggi sul Corriere, parla di un condizionamento affaristico che impedisce a Trump di schierarsi apertamente contro Putin, di un magnate russo che avrebbe fatto in America affari colossali col Tycoon. Sia come sia l’Ucraina ha bisogno di noi per difendere la sua indipendenza e libertà. Se il mondo guarderà dall’altra parte perderà la sua dignità. E, come disse Churchill, dopo la dignità non eviterà la guerra. Perché é evidente che Putin non si fermerà all’Ucraina. Né tanto meno al Donbass. Perché, d’altronde, egli rifiuta ogni incontro (non ne era stato fissato uno a Budapest?) e ogni proposta di cessate il fuoco? E’ deciso a proseguire, ad avanzare, a travolgere popoli e stati in funzione del proclamato progetto di restaurazione dell’impero. Chi non la pensa così o é un illuso, o un sordo, o uno in mala fede.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


3 commenti
C’è moltissima malafede purtroppo nelle opinioni pubbliche su questa guerra, con fantasiose teorie del complotto che vogliono piegare i fatti alle teorie.
Fa molto male vedere che in tutto ciò la cosiddetta “sinistra” fa tutto il giro e si dà la mano con l’estrema destra, fino a condividerne schizofrenicamente schieramento geopolitico, consapevolmente o meno.
Come sintesi, vale sempre la pena segnalare il dossier stilato dai Radicali Italiani su Putin e disponibile online, che parte dal 1999 ed arriva fino ad oggi, ed aiuta a ricordare qual è la storia di questo conflitto, quali sono i rapporti di causa ed effetto.
L’articolo di Mauro Del Bue ha il merito di ricordare una verità elementare ma scomoda: la guerra non aspetta le ambiguità della politica occidentale. Mentre in Italia si discute se “balbettare” o meno, l’Ucraina vive sotto piogge di Iskander e sciami di droni; e questo dovrebbe bastare a chiarire che non siamo davanti a un capitolo lontano, ma a un punto di rottura dell’ordine europeo.
Le divisioni interne alla nostra maggioranza — tra una Meloni vincolata agli impegni internazionali, un Crosetto preoccupato e un Salvini oscillante tra pulsioni filorusse e calcoli elettorali — non sono solo imbarazzanti: sono pericolose. Creano un segnale di inaffidabilità che l’Italia non può permettersi in un contesto dove i partner europei chiedono coesione e rapidità, non incertezza.
E poi c’è Trump, la variabile più volatile. Del Bue coglie bene la contraddizione: un leader che un giorno blandisce Putin e il giorno dopo lo minaccia, che disconosce Zelensky per poi promettere missili. Una postura zigzagante che, oltre a indebolire l’Occidente, offre a Mosca la percezione di un fronte traballante. In geopolitica, l’ambiguità non è mai neutra: genera vuoti, e i vuoti li riempiono i più aggressivi.
La questione centrale, però, rimane quella che l’articolo pone con chiarezza: la guerra in Ucraina non riguarda solo l’Ucraina. Riguarda l’idea di Europa, il diritto internazionale, la sicurezza collettiva. Pensare che Putin si fermerà “al Donbass” significa non aver ascoltato le sue parole, non aver studiato la storia e — diciamolo — aver chiuso gli occhi per convenienza o paura.
Si può essere stanchi della guerra, certamente. Ma stanchi o meno, la scelta è sempre quella tra responsabilità e resa morale. L’appello del Papa ricorda la dimensione umana; la politica dovrebbe ricordare quella strategica. E oggi entrambe convergono: lasciare sola Kiev significa perdere — tutti — molto più di una battaglia.
Del Bue ha ragione: dopo la dignità, la guerra non si evita. È una lezione storica che dovrebbe bastare a spegnere tanti balbettii.
A favore del sostegno all’ Ucraina sono i maggiori partiti.
Si discosta la Lega.
AVS ed i 5S sono favorevoli al sostegno all’ Ucraina ma non al riarmo.
Non è chiaro come l’ Ucraina si possa difendere…
Sono convinto che dopo l’Ucraina gli altri stati ex unione sovietica saranno molto a rischio.
Non a breve visto che la Russia è in crisi dal punto di vista economico.
Trump fa finta di trattare o dare contro a Putin.
Non solo costringe l’ Europa a comprargli le armi ma ora anche il gas etc.
Gli Stati Uniti hanno sempre avuto l’ interesse che la guerra continui.
Trump è più sfacciato ed anche più furbo.
Salvini è da tempo che con Putin è legato e si ricorda la condanna a versare i 40 ml per le sovvenzioni avute.
In Europa senza la possibilità di non avere “la non unanimità” per decidere su…
Si rimane in stallo.
Peccato che a non volerla oltre ad Orban sia anche la Meloni.
E qui pensare male su un’ ambiguità della stessa è logico.