È rimasta sola, drammaticamente sola.
È passato poco meno di un anno da quando Trump la considerava la sua prediletta e il Time le dedicava la copertina.
I suoi si erano esaltati e, sotto la regia della sorella Arianna, sui social erano cominciate ad apparire una sequela interminabile di falsi che rappresentavano copertine di giornali e riviste che celebravano “Io sono Giorgia”.
Non avevano risparmiato riviste di nessun continente del mondo, neanche la Papuasia dove probabilmente Giorgia non sanno manco chi è.
In Europa, da Macron a Merz, la guardavano con timore e rispetto. Non invidia.
Poi vennero i dazi, venne la invasione del Venezuela, vennero le vicende della Palestina, venne la guerra in Iran, insomma una serie di crisi internazionali che misero la nostra premier in grande imbarazzo tra il continuare a fare la valletta di quel pazzo fanatico di Trump o allinearsi alla politica europea tesa nella perenne ricerca della sua autonomia dai gangli degli States.
Ha dovuto fare una serie di giravolte in questa esibizione spericolata di cerchiobottismo acrobatico.
Ha provato a farci credere che Trump meritava il nobel per la pace.
Ha provato a farci credere che i dazi erano una fortuna e una opportunità e non un insostenibile peso economico.
Ha provato a farci credere che a Gaza non stava succedendo nulla e che quelli della Flotilla erano solo degli snob radical-chic che, con la scusa della missione umanitaria, si stavano godendo una crociera mediterranea gratis et amore dei.
Poi sono venuti gli attacchi al Papa è là non ha potuto far finta di niente.
La demenza del Presidente americano è stata troppo sfrontata ed è stata costretta a rimangiarsi tutti i salamelecchi dei mesi precedenti.
Quanto basta per farsi mandare affanculo da Trump e per deludere gli italiani per quel trionfo di ipocrita incoerenza.
“Perché nun ce lo sapevi prima che Trump era un folle?” gli hanno detto una sera in Ciociaria.
Nel frattempo in Italia si celebrava il referendum per l’unica riforma fatta tra le tante promesse che restano ancora nel cestino della spazzatura.
È riuscita a perdere anche quello, specie per la campagna elettorale demenziale e idiota condotta avanti dai suoi pretoriani.
La inadeguatezza totale della sua classe dirigente diventava all’improvviso un problema. Il problema.
Nel frattempo Vannacci, il generale travestivo da politico, cresceva e cresce nei sondaggi.
La Lega è bella che sorpassata e, se continua con Salvini, finirà nell’elenco dei prefissi telefonici, e Forza Italia è fortemente insediata.
All’orizzonte le elezioni che, senza Vannacci, sono perse di sicuro.
Il generale che, al contrario delle regole universali della politica, è totalmente intransigente glielo ha già detto: “O fai quello che diciamo noi o andiamo da soli”.
Tra un po’ dovrà decidere ma sa che quel che dice, e vuole, Vannacci è totalmente inaccettabile anche e soprattutto in chiave di politica europea alla quale, Giorgia, cerca disperatamente di restare ancorata.
Ed ecco la crisi di Ceuta.
Spinta dalle stronzate precipitose di Salvini, e nel tentativo di non farsi superare da Vannacci, Giorgia blocca Schengen.
Poi, portata in carrozza dai suoi pretoriani, uno più incapace dell’altro Bocchino in testa, si inventa una riunione d’urgenza di 22 paesi europei per discutere della crisi spagnola.
“Meloni umilia Sanchez, ha avuto il seguito di 21 paesi europei”, hanno tuonato dalle sue legioni.
Una Waterloo totale.
Sanchez ne esce trionfatore: “Schengen non è mai stata in pericolo” sentenziano i 21 che hanno manifestato solidarietà e mostrano totale apprezzamento per come il leader spagnolo ha gestito la crisi.
La sconfitta più cocente.
Perché arrivata da un socialista che, portando la Spagna ai vertici dello sviluppo europeo, ha dimostrato che la sinistra moderata sa governare bene
Poi arriva Merz che le ammolla uno schiaffatone a cinque dita sui migranti sbarcati in Italia e distribuiti in tutta Europa.
Infine la figuraccia di Marcinelle che le fa fare Carlo Fidanza capogruppo di Fratelli d’Italia in Europa Carlo Fidanza.
Insomma in quasi dodici mesi è stata capace di inanellare una tale quantità di puttanate che, dalle stelle dove si vedeva collocata, ora sta nello sterco di vacca.
E già, la sua classe dirigente dicevamo.
Ma dai su, ma da Lollobrigida a Urso, da Giuli alla Santanché, e poi i suoi giornalisti, Bocchino, Belpietro, Sechi, Sallusti, Cerno, Capezzone.
Basta sentirli due volte in TV per capire che sono dei fanfaroni essltati che o dicono fesserie o dicono falsità, neanche tanto irriconoscibili.
Sì, sarà proprio questo il limite di Giorgia Meloni.
Quello che la affosserà perché, da qui a maggio, di puttanate ce ne sono ancora tante da fargli fare.


2 commenti
Tra i fanfaroni metteteci pure anche la premier.
A me sembra che l’esercizio della leadership politica comporti di fare scelte e prendere decisioni, talora anche non semplici, delle quali si risponde poi al corpo elettorale, essendo questo l’importante “mandato” popolare che la connota e contraddistingue, pena il venir meno al proprio ruolo, e credo che la Presidente del Consiglio non si sia sottratta a tale regola.
Paolo Bolognesi 11.08.2026