Primo passaggio compiuto, dunque. Il disegno di legge di riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere dei magistrati é stato approvato dalla Camera. La legge che sancisce la fine del sistema, solo italiano, dell’interscambiabilità della funzione del Pm con quella del giudice, entrambe gestite attraverso un unico Csm, ha bisogno di altre tre approvazioni parlamentari e probabilmente sarà necessario anche un passaggio referendario. I partiti del centro-destra hanno votato a favore. A favore anche Azione e Più Europa (Magi ha sottolineato che c’era bisogno di un governo di centro-destra per una riforma di libertà, alludendo all’anomalia della posizione della sinistra italiana). Il Psi, dal canto suo, ha preso posizione a favore della riforma pur non disponendo di parlamentari e ha deciso che nella tessera del 2025 verrà inserita l’immagine di Bettino Craxi, del quale ricorre in questi giorni il 25esimo anniversario della scomparsa. Quel che stupisce, e che personalmente mi amareggia, non é tanto la posizione dell’asse Pd, Cinque stelle, Avs, chiaramente subalterna all’Anm della quale recita a pappagallo i versi del “Pm controllato dal potere esecutivo”(dove stia scritto non é dato sapere), ma il voto di Italia viva, che ha trasformato il suo pieno consenso in astensione. Ora, la legge non é cambiata. E’ cambiata la collocazione di Renzi. Ma si può rimanere, come nel caso di Più Europa, o entrare nel centro-sinistra e nel contempo non mutare idea su questioni fondamentali e di principio. Renzi si può irritare per le leggi ad personam, e lo capisco, può essere animato da affetto e considerazione nei confronti di Elly Schlein, ma sul punto della separazione tra giudici, funzione terza, e accusa e difesa non dovrebbe pioverci. Il Psi conosceva bene le riforme da concordare con la Dc e i principi a cui non poteva venir meno. La legge sul divorzio e sull’aborto furono i cardini della difesa di un’identità e la Dc lo comprese bene pretendendo solo la legge istitutiva del referendum per difendere giustamente la sua. Marco Pannella poteva anche allearsi con Berlusconi senza mutare di una virgola il segno delle sue battaglie e anzi convinto di convincere della loro bontà lo stesso Berlusconi. Si può comprendere e anche apprezzare il tentativo di creare un polo riformista all’interno del centro-sinistra. Ma se il primo assaggio é quello di venir meno a un ideale di giustizia giusta si serve un piatto amaro. Tanto più che al referendum si dovrà votare sì o no. Il ni non é previsto.
- Associazione socialista liberale
- Cose di provincia
- Dai teatri e altro
- Dal mondo
- Economia e Lavoro
- Il Mondo è Bello perché è Avariato
- Giustizia
- Il Corriere della Pera
- In evidenza
- Istituzioni e territorio
- L’editoriale
- L’occhiodelbue
- Non menare il can che dorme
- Parliamo di noi
- Pillole di cultura
- Politica
- Politique d’abord
- Prampoliniana
- Prima pagina
- Redazione
- Route El Fawari
- Sanita
- Sport in pillole
- Storia socialista
- Suffrangetta
Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


2 commenti
Ci sono punti che non vanno bene…
Stavolta sono d’ accordo con Renzi…
Si può essere d’accordo o meno su questa riforma, ma riesce difficile avallare la tesi secondo cui questo Governo non starebbe facendo niente, come tendono insistentemente a far credere molti tra i suoi abituali oppositori.
Anche il Premierato mi sembra andare nella direzione del Presidenzialismo concepito dal PSI di allora, e riesce pertanto difficile comprendere le ragioni che portano componenti socialiste a non condividere una tale impostazione istituzionale.
Passando al regionalismo, mi pare piuttosto difficile il tornare indietro, dopo la riforma costituzionale 2001 del Titolo V, e vedrei l’Autonomia Differenziata come completamento di quel percorso (col Premierato a fare giustappunto da contrappeso).
Il riformismo, per quanti se lo vogliono intestare, e a parole sono in molti a farlo, dovrebbe comportare il tendere a portarsi a casa un risultato, che semmai può non essere del tutto soddisfacente, ma talora è forse preferibile al “non muovere un passo”.
Paolo Bolognesi 18.01.2025