Nel tardo pomeriggio di ieri a Torino, ai margini delle manifestazioni pro-pal, alcune frange sono penetrate nella
sede del quotidiano La Stampa e la hanno devastata.
L’accusa che è stata rivolta al giornale è di aver provocato la espulsione dell’Imam egiziano, della Moschea Omar Ibn Khattab di via Saluzzo a Torino, Mohamed Shahin.
Nonostante dalle nostre parti ci sia una certa dimestichezza con la lingua italiana si fa francamente fatica a trovare, nel vocabolario, un termine che comprenda tutto il dissenso, la riprovazione e il disgusto che vorremmo manifestare per commentare questo episodio.
La vicenda palestinese è una tragedia che merita un atteggiamento nobile, da parte di chi la sostiene, che non scada nel fanatismo che in molti, troppi, hanno manifestato parteggiando per gli uni o per gli altri.
Non si possono tollerare comportamenti violenti e prevaricatori che nella memoria ci riportano indietro agli albori del ventennio quando venivano devastate le sedi dell’Avanti o dell’Umanità Nova.
E già, il primo riferimento che ci viene in testa è alle tetre imprese delle squadracce fasciste e a nessuno sfugge che accostandole a gente che si proclama di sinistra il paragone assume un tono drammaticamente grottesco.
E sarebbe sbagliato minimizzarle nelle “solite bravate dei ragazzacci”.
A maggior ragione se sono ragazzi il seme della violenza va estirpato il più rapidamente e decisamente possibile.
Dalle nostre colonne, chi scrive, da subito ha censurato Netanyahu per le sue nefandezze a Gaza e da subito non ha creduto alla tesi della “giusta reazione”.
Ma abbiamo anche sempre distinto il premier israeliano e i suoi complici, i ministri Ben Gvir e Smotrich, dal popolo israeliano così come abbiamo sempre distinto i terroristi assassini di Hamas dal popolo palestinese.
Mai da questa testata abbiamo avuto rigurgiti contro gli ebrei rievocando sentimenti di antisemitismo con la svastica al braccio.
Semplicemente riteniamo che l’unica soluzione equa per quel territorio è “due popoli, due stati”, e che chi vi si oppone o la combatte, israeliano o palestinese che sia, non è nei confini della giusta realizzazione della storia.
Sul tema ci sono state nel mondo, ma anche nel nostro paese, contrapposizioni estremistiche da sostenitori degli uni o degli altri.
Non è un bel servigio che si apporta alla causa.
Gridare che si vuole “la pace a Gaza” e poi si attaccano le forze dell’ordine, si devastano le strade ora anche le sedi dei giornali, non è solo stridente. È imbecillità criminale che annulla, brucia i valori nobili per cui si manifesta.
Un cenno al fatto che ha scatenato la guerriglia.
L’Imam egiziano Mohamed Shahin è stato espulso perché ha ”un ruolo di rilievo in ambienti dell’Islam radicale” dicono fonti del Ministero dell’Interno, “incompatibile con i principi democratici e con i valori etici che ispirano l’ordinamento italiano”, ed ”è messaggero di un’ideologia fondamentalista e anti-semita” essendosi anche reso ”responsabile di comportamenti che costituiscono una minaccia concreta attuale e grave per la sicurezza dello Stato”.
Bene, anzi benissimo, però si dovrebbe ricordare a Piantedosi, e di contorno a Vannacci e Salvini, che i fascisti che si radunano ogni anno ad Acca Larentia, quelli che vanno in pellegrinaggio a Predappio, quelli che hanno assaltato a Rieti il pulman dei tifosi del Piacenza uccidendo una persona, la banda di Casa Pound che occupa illegittimamente la sede a Roma, Bignami vestito da SS e La Russa con il suo capoccione di Mussolini in casa e che soprattutto non si dichiara anti-fascista, anche loro sono incompatibili “con i principi democratici e con i valori etici che ispirano l’ordinamento italiano” perché l’antifascismo è nella costituzione, ha partorito quella democrazia che, seppur imperfetta, ci ha fatto crescere sono ad oggi, e soprattutto la apologia al fascismo è un reato del nostro ordinamento.
E questo governo se davvero è e vuole legittimarsi come un governo liberale deve reprimere questi fenomeni e prenderne le distanze senza esitazioni.


1 commento
Queste persone non hanno il diritto e non meritano di intestarsi la causa del popolo palestinese.
A questi individui della pace importa assolutamente nulla, niente, zero.
Non gli importa delle vite dei palestinesi, prigionieri e prigioniere della violenza radicale islamica decenni prima che della cupola di bombe infami di Netanyahu.
Sono semplicemente a favore della violenza che dicono loro, contro chi dicono loro. A favore della guerra contro chi dicono loro.
C’è una saldatura decennale e preoccupante tra l’estremismo islamico, misogino, antilibertario, antidemocratico e la sinistra.
Vale a dire quello che loro credono essere la sinistra, che in questa deformata declinazione non è altro che il fascismo del nuovo millennio.
Se ci fosse uno statista in questo momento in questo Paese, sarebbe il momento in cui andrebbe nella sede della Stampa adesso, ora, subito a mettere un confine invalicabile.
Anzi, ogni partito dell’arco parlamentare dovrebbe domani presentarsi nella sede del giornale.