Cecilia Sala sta tornando in Italia.
Nel pomeriggio atterrerà a Roma.

Ovviamente non ne siamo contenti ma strafelici, così come lo siamo stati ogni qualvolta un’italiana o un italiano venivano liberati dopo essere stati ingiustamente e pretestuosamente incarcerati all’estero, accusati non si sa bene di cosa.
Tutta l’Italia si leva in un corale plauso a chi ha reso possibile quello che oggi sembra un miracolo.
E noi ci accodiamo anche a questo applauso perché bisogna sempre riconoscere a Cesare quel che è di Cesare.
Qualche considerazione.
L’arresto di Cecilia sembrava una ritorsione e la sua liberazione sembrava legata a uno scambio con l’ing.Abedini.
Le autorità Iraniane sembravano irremovibili.
Poi la liberazione improvvisa e inaspettata.
“È decollato pochi minuti fa da Teheran,” recita il comunicato ufficiale di Palazzo Chigi, “l’aereo che riporta a casa la giornalista Cecilia Sala. Grazie a un intenso lavoro sui canali diplomatici e di intelligence, la nostra connazionale è stata rilasciata dalle autorità iraniane e sta rientrando in Italia”.
“Grazie a un intenso lavoro di intelligence.”
Che significa?
Ci rifiutiamo di pensare che qualcuno creda che gli Iraniani sono stati mossi da una crisi di bontà e neanche che sono stati fulminati dalla apparizione della Madonna che Damasco è troppo lontana.
Volevano un prezzo: qual è stato?
Non lo chiediamo per polemizzare o per contestare.
Siamo eredi di Craxi, l’unico che si schierò per la trattativa con le BR per salvare Moro.
Figuriamoci se non pensiamo che qualunque prezzo sia stato pagato per salvare Cecilia è stato fatto benissimo.
Ma è giusto sapere quale.
È giusto sapere cosa è successo, è giusto che sulla vicenda, dalla incriminazione e la carcerazione della giornalista alla sua liberazione, sia tolto ogni velo e ogni segreto e sia fatta chiarezza.
Perché la democrazia funziona così.
Non saremmo sorpresi se tra qualche giorno arrivi la decisione del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha la possibilità di esercitare i poteri previsti dall’articolo 718 del codice di procedura penale in base al quale può chiedere la “revoca” della custodia in carcere che è “sempre disposta” se “il Ministro della Giustizia ne fa richiesta”, e vedere Abedini ripartire libero per l’Iran.


2 commenti
Se non ricordo male (e salvo eventuali errori di memoria, sempre possibili), per altri analoghi rimpatri non mi risulta sia stato chiesto che fosse “tolto ogni velo e ogni segreto e sia fatta chiarezza”, in nome della trasparenza e quanto al conoscere il “prezzo” del “riportare a casa” un nostro connazionale (posto che i rapporti internazionali sono materia alquanto delicata e complessa).
Tra gli “amici del bar” c’è chi è rimasto abbastanza incredulo di fronte al risultato ottenuto dagli attuali decisori politici, in una con la comunità diplomatica, e si pone la stessa domanda, volta giustappunto a “sapere cosa è successo”, ma in questo caso si tratta di interlocutori che, dichiaratamente, non hanno in grande simpatia il Governo in carica (vi è cioè una pregiudiziale politica).
Paolo Bolognesi 09.01.2025
Cecilia Sala è tornata a casa.
Immensa gioia.
Come sia andato è ancora da sapere.
Biden, a termine mandato, ha liberato Abedini.
Trump e Musk (in questi tempi è opportuno tenerli insieme) non sono interessati ad Abedini e usano L’Italia per riavvicinare Iran e USA.
L’Italia è così fortemente filo USA al punto che a loro conviene farle assumere un ruolo più potente.
(e si può continuare).